Passato, Presente, Quartello

Quartello si avvia a vivere un’estate rovente.

 

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L’odore del mare, al pomeriggio, è tanto intenso da costringermi a fare un tuffo nei ricordi, quando ero una bambina di sette o otto anni e trascorrevo in spiaggia intere giornate. Erano i tempi in cui i papà prendevano ancora un mese, un mese!, di ferie e per me quei trenta giorni erano lunghi, lenti… le ore al mare non mi bastavano mai e il primo pomeriggio era il momento che preferivo, con l’acqua bollente di Chia che mi permetteva di stare ammollo fino a raggrinzirmi come una vecchia mela dimenticata nella dispensa.

Sono ricordi bellissimi, ma confesso che non ho sempre voglia di ripercorrerli: Quartello mi costringe a farlo ogni giorno. Esco di casa e il vento, c’è sempre vento qui, mi porta l’odore del mare, della salsedine, dell’estate. Sulla strada per Cagliari vedo le spiagge, la gente che comincia a riempirle, ma non mi fa alcun effetto: è l’odore che per qualche secondo strappa la piccola Della alla sua infanzia e la trascina a Quartello; lei mi invita a seguirla, mi offre un pizzico di spensieratezza, ma si allontana delusa e ogni giorno si trattiene sempre meno con me, perchè mi sto abituando a rimetterla al suo posto, fra i ricordi preziosi che vanno assaporati di tanto in tanto.

In queste ultime settimane Quartello si sta preparando per l’estate con tutta una serie di lavori che impolverano l’aria già calda: via Fiume, l’accesso principale al quartiere, viene finalmente spogliata dalla soffocante cornice di canne e erbacce che l’ha rivestita per tutto l’inverno e le rotonde, che ormai si erano trasformate in colline boschive da cui ogni tanto si affacciava un velociraptor, sono state ripulite… ma non spianate, perchè ora cumuli di terra impediscono ai malcapitati automobilisti una buona visuale. Insomma siamo passati dalla collina boschiva alla duna desertica, con annessa tempesta di sabbia, se tira il Maestrale… e acciderbolina se tira!

 

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Attualmente i cantieri aperti nel quartiere non sono numerosi come un tempo: ci sono delle belle palazzine già terminate che aspettano nuovi abitanti e mi chiedo se vedremo presto i camion dei traslochi scaricare le vite dei neo-Quartellesi che, nonostante i tempi di crisi, sono pronti ad un nuovo inizio, felici per aver conquistato almeno il primo gradino della salita.

Quando passeggio per il quartiere riconosco subito i futuri neo-Quartellesi: parcheggiano sul ciglio della strada e occhieggiano l’appartamento dei sogni dalla macchina, magari dopo aver riconosciuto la palazzina dalle fotografie pubblicate su qualche giornale di annunci immobiliari. Dopo aver discusso per qualche minuto scendono dalla macchina e si avvicinano all’oggetto del desiderio cautamente, quasi che avessero paura  di vederselo evaporare sotto gli occhi; si avvicinano ai citofoni, sbirciano i nomi dei futuri vicini, se già ce ne sono, oppure prendono nota dei numeri di telefono scritti sui cartelli delle agenzie immobiliari: lui memorizza il numero sul cellulare, di solito, mentre lei glielo detta. “Telefono domani mattina” e poi silenzio e contemplazione, mentre fra speranze e visioni di salotti, cucine e camere da letto, si insinua il timore che non sia nemmeno quello, l’appartamento dei sogni, che costi troppo, che sia troppo piccolo o buio… che entrandoci, insomma, non si abbia quella sensazione… la sensazione del futuro che ti si spalanca davanti.

E’ ancora così Quartello, tutto proteso in avanti, per la sua incompiutezza, per i suoi appartamenti vuoti, per i negozi ancora sfitti. E’ bello vedere un quartiere che scrive la propria storia, riga per riga certo, perchè la crisi è capace di cancellare i sogni con una busta di Equitalia e molte di quelle coppie che sospirano dalla loro macchina dovranno rinunciare o aspettare ancora… ma quando arriverà il momento Quartello sarà qui, come è stato per me e Morris, e magari una nuova attività scommetterà sul futuro, un figlio si emanciperà dalla famiglia d’origine e una coppia comincerà a scrivere il primo capitolo della sua storia “quartellese”.

 

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C’è tanto “futuro” a Quartello, ma non è escluso che il mare, in un caldo pomeriggio di giugno, vi porti  un regalo dal passato…

Un saluto,

Della

La Storia sotto casa (Monumenti Aperti 2012)

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Anche quest’anno la manifestazione Monumenti Aperti ha regalato fantastici scorci di Cagliari e Quartu Sant’Elena. L’aspetto entusiasmante di questi eventi culturali è che rendono sorprendentemente interessanti i luoghi davanti ai quali passiamo tutti giorni per andare al lavoro, all’università, a fare la spesa; i musei, le chiese, le case campidanesi si vestono a festa e alcuni tesori dimenticati vengono aperti per l’occasione ai cittadini che, stupiti, si chiedono dove mai fosse nascosta tutta quella “storia”: la banale città di ogni noioso lunedì mattina appare improvvisamente preziosa…  si, Monumenti Aperti riesce a farti sentire come un turista nella tua città, una bella sensazione in tempi di crisi.

 

Vi racconto un domenica mattina a Quartello.  Il sole è quasi estivo tanto è luminoso, ma soffia un fastidioso vento piega-piante che ha il solo merito di diffondere per il quartiere il concerto della Banda Musicale di Quartu Sant’Elena: è il tipo di musica che evoca il senso di appartenenza a qualcosa di più antico, paesano… uso questo aggettivo con un’accezzione assolutamente positiva, sia ben chiaro.

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Quando arrivo al Giardino dei Fortini la Banda già si sta disperdendo ed alcuni visitatori si avvicinano incuriositi alle postazioni militari che per Monumenti Aperti sono state allestite dai volontari dell’Associazione Progetto Quartu 900: è piacevole scoprire che le alte erbacce che nascondevano i Fortini sono state finalmente eliminate; la speranza è che i Fortini non vengano abbandonati, ora che Monumenti Aperti si è concluso.

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Per la storia dei Fortini vi rimando al post precedente, ciò che desidero raccontare oggi è il piacere di vedere un patrimonio storico valorizzato e la bellezza di ascoltare i volontari, che raccontano con passione aneddoti, storie di soldati in un passato non tanto lontano, in fondo.

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E’ stato emozionante scendere nei Fortini e osservare il panorama circostante dalle feritoie per le mitragliatrici, immaginando cosa doveva vedere un soldato 70 anni fa, quando Quartello non esisteva, cosa doveva provare nello scrutare il Golfo di Quartu col terrore di vedere apparire il nemico pronto per uno sbarco in Sardegna. Non sarebbe stata una visita altrettanto emozionante, se fosse mancato il racconto dei volontari di Progetto Quartu 900: la “voce narrante” è fondamentale, perchè serve ad appassionare, oltre che a conoscere. Come avrei saputo, altrimenti, che i Fortini dovevano essere costruiti in cemento armato ma, vista la scarsezza di materiali dell’epoca, le costruzioni erano in realtà alquanto fragili? Non avrei saputo che i camminamenti di collegamento fra i vari Fortini esistono ancora e forse, nonostante alcune parti siano crollate, si potrebbero recuperare e mostrare al pubblico, rendendo la visita al sito ancora più interessante. Non avrei saputo che nelle vicinanze i terreni erano minati e che due soldati, durante le operazioni di disinnesco, sono morti. Non lo sapevo, no, e non so come si chiamavano, quei soldati, o quanti anni avevano: mi auguro che Progetto Quartu 900 riesca nell’intento di ricordarli attraverso un segno, un’iscrizione che non ne cancelli il ricordo per sempre.

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Quanto è importante valorizzare i Fortini, dunque? Non si tratta solo di evitare che vengano seppelliti dalle erbacce, ma di lasciare che svolgano la loro funzione di “monumentum”, il ricordo di un passato che spesso non si riesce a tramandare: non credo esista un modo migliore di appassionare bambini e adulti alla storia che raccontare e per suscitare interesse può bastare una bicicletta, chissà, quella su cui ha pedalato un giovane soldato per raggiungere la sua postazione d’osservazione…

 

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Un saluto,

Della

Impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto

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Quartello risplendeva, in quell’incantevole pomeriggio d’Aprile.

Guglielmo infilò il copione, l’I-pod e il blocco d’appunti nel monospalla, inforcò la bicicletta e pedalò piano verso i Giardini di Via Fiume, godendosi l’aria al sapore d’erba falciata, l’odore del “sughino verde”, così lo chiamava la sua sorellina Giulia. Aveva scelto una grande palma, Guglielmo, e si era accomodato all’ombra, sperando di riuscire a concentrarsi sulle battute: perchè Amleto era così contorto nell’esprimersi? Era quella la domanda! E ancora: per quale imperscrutabile motivo la Compagnia aveva scelto proprio una fosca tragedia per il debutto? Guglielmo conosceva la risposta, ma finse di dimenticarla. Il quartiere aveva finalmente inaugurato il centro culturale e a lui non era sembrato vero, poter seguire un corso di recitazione così vicino a casa sua, a Quartello, lo stesso rione che gli era parso così isolato e poco interessante appena un anno prima, quando la sua famiglia si era dovuta trasferire a causa degli affitti troppo alti di Cagliari. 

-E per cominciare avete deciso di mettere in scena la storia di un aristocratico depresso?!?- gli aveva chiesto sua madre incredula -Potevate scegliere qualcosa di più brioso!

Brioso, certo. Eppure Guglielmo aveva votato per Amleto senza la minima esitazione: il suo voto e quello di Elisabetta erano stati decisivi, perchè la metà della compagnia avrebbe preferito inscenare Molto rumore per nulla. 

Guglielmo amava recitare, ma le prove in Piazza dei Fortini non erano andate bene. Un attore imperfetto, così si era sentito sulla scena, e quando lei, Elisabetta, lo aveva fronteggiato con la sua Ofelia desiderosa di restituire i doni, lui, Guglielmo, aveva dimenticato le battute che conosceva a memoria, perchè la paura aveva preso il sopravvento. Paura di deludere gli abitanti del Quartiere, che si erano fermati con le buste della spesa o il fido amico a quattro zampe al guinzaglio, per vedere come se la cavavano i ragazzi del rione alle prese con fantasma paterno, vendetta, assassinio.  Paura di rovinare il lavoro di chi aveva ripulito la Piazza e liberato i Fortini della Seconda Guerra Mondiale dalle erbacce, per allestire una scena fantastica, un palco degno di un attore che non fosse imperfetto come lui, lo stesso Guglielmo che avrebbe baciato Elisabetta sulle guance e sulla bocca, subito, se la furia d’amore non avesse indebolito il suo cuore, colmandolo di sfiducia.

Perchè Elisabetta avrebbe dovuto amare lui, che non riusciva a rivolgerle la parola fuori dalla scena, che non era mai gentile, simpatico, sfacciatamente propositivo? Guglielmo sentiva che il suo amore cresceva ad ogni sguardo posato sul volto “elisabettiano” decorato di lentiggini, ma più il sentimento diventava insopportabilmente forte, più lui si allontanava da lei, quasi che emanasse un veleno che gli toglieva ogni forza, ogni coraggio.

-Ciao Guglielmo! Pronto per la grande prima?

Guglielmo tornò alla realtà, ai Giardini di Via Fiume e alla signora Alice Ford che lo aveva appena salutato: intanto Page, la meticcia dagli occhi nocciola, già lo stava leccando su tutta la faccia.

-Pronto… non saprei! Cercherò di fare del mio meglio…

-Panico da debutto, eh? In Inghilterra ho fatto recitare Amleto ai miei studenti innumerevoli volte, ma sempre, sempre il Principe di Danimarca veniva preso da lugubri pensieri di disfatta, prima di salire sul palco. Dev’essere l’indole del personaggio ad incupire tanto gli attori, ad amplificare le loro paure… libera la mente, se puoi, da ciò che ti turba: quando salirai sul palco Amleto prenderà il tuo posto. Coraggio Principe, tutto Quartello è con te!

Guglielmo salutò la signora Ford e Page e tornò al suo copione: doveva farcela per il quartiere, per tutte le persone che avevano creduto e lavorato  affinchè Quartello potesse avere un centro culturale, un luogo in cui i ragazzi potessero riunirsi e coltivare i loro interessi, anzichè annoiarsi nei Giardini strafogandosi di pizze, panini e birre, i cui resti giacevano mestamente fuori dai cestini della spazzatura, quasi ogni fine settimana.

Liberare la mente. Gli occhi di Guglielmo si spostarono dal copione al suo blocco d’appunti.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza!

Scriverò, così parlerà il mio cuore. Elisabetta capirà, andrà oltre le chiacchiere di quel mediocre Rosencrantz che le ronza intorno, parla ancora e di più, ma le sue sono vuote lusinghe ad Elisabetta.

Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto… e Quartello avrà il suo corrucciato Principe!

Guglielmo prese in mano la matita e tracciò sul foglio bianco la prima parola.

***

As an unperfect actor on the stage,                                                                                             

Who with his fear is put besides his part,

Or some fierce thing replete with too much rage,

Whose strenght’s abundance weakens his own heart; 

So I, for fear of trust, forget to say

The perfect ceremony of love’s rite,

And in mine own love’s strenght seem to decay,

O’ercharged with burden of mine own love’s might.

O, let my books be then the eloquence

And dumb presagers of my speaking breast,

Who plead for love and look for recompense

More than that tongue that more hath more expressed.

   O, learn to read what silent love hath writ; 

   To hear with eyes belongs to love’s fine wit.

 

Come un imperfetto attore sulla scena

che per paura scorda la sua parte,

o come un essere feroce colmo d’eccessiva furia,

a cui l’abbondanza della forza indebolisce il cuore;

così io, per paura e per sfiducia, dimentico di dire

la perfetta cerimonia del rituale d’amore,

e, nella  forza stessa del mio amore, mi sento svigorire,

 sopraffatto dal fardello della sua potenza.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza

e gli  àuguri muti del mio parlante petto,

che chiedono amore e attendono una ricompensa

che sia più grande che per quella lingua che più e di più ha espresso.

   Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto;

udir con gli occhi s’addice al fine ingegno dell’amore.

***

Questo post shakespeariano partecipa, con un po’ di ritardo, ai festeggiamenti per il compleanno di William Shakespeare. I bloggers di tutto il mondo hanno scritto di lui e delle sue opere in quest’ultima settimana di Aprile: esiste forse un regalo migliore per il Bardo, che non celebrarlo attraverso il più moderno e democratico sistema di comunicazione che abbiamo a disposizione?

Personalmente ho voluto scrivere una sorta di “parafrasi” (molto libera!) del sonetto numero 23, coinvolgendo anche Quartello ed esprimendo la speranza che presto un giovane Guglielmo sosti corrucciato nei Giardini di Via Fiume, intento a prepararsi per una prima davvero speciale.

Non sarebbe meraviglioso, se a Quartello esistesse un centro culturale in cui studiare recitazione e una Piazza dei Fortini in cui allestire un palcoscenico?

Ringrazio Clarina, che nel suo blog sempre accattivante Senza errori di stumpa, ha segnalato l’iniziativa “Happy Birthday Shakespeare”.

Un saluto,

Della 

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Gli onori della cronaca

Ebbene si: in data 13 marzo 2012 la vostra Della si appresta a leggere la cronaca di Quartu Sant’Elena sull’Unione Sarda. Immaginate il suo stupore nel vedere…

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Voglio ringraziare Giovanni Manca di Nissa per  aver segnalato il mio blog sul giornale più importante della Sardegna, oltre ad essere una soddisfazione personale, spero sia un’occasione per far conoscere Quartello sotto una luce diversa, con l’auspicio che il quartiere cresca “sano e forte”, visto che è ancora così giovane!

Nell’ultimo post ho espresso la speranza che le storie di Quartello vengano raccontate: ci si potrebbe domandare se il quartiere abbia una sua “Storia”, quella con la “S” maiuscola. E se vi dicessi che nel 1943 il territorio su cui sorge il quartiere era strategicamente molto importante, tanto da ospitare ben tre bunker che facevano parte di un sistema fortificato, chiamato Arco di Contenimento di Quartu Sant’Elena?

Sostanzialmente, l’Arco di Contenimento era una linea di difesa, presidiata dall’Esercito Italiano con la collaborazione delle truppe tedesche: se l’esercito anglo-americano fosse sbarcato nel Golfo di Cagliari, come aveva fatto in Sicilia nel luglio del ’43, il nemico sarebbe stato per lo meno rallentato dai soldati dislocati lungo l’Arco di Contenimento.

Torniamo a Quartello. Le postazioni numero 62, 63 e 64 facevano parte del Caposaldo XVIII, chiamato Castroreale:  i numeri 63 e 64 erano dei veri e propri bunker, scavati sotto terra e mimetizzati nella vegetazione, mentre il numero 62 era più visibile, ma camuffato sapientemente da umile casetta di campagna.

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Le foto che vedete, tratte dall’album di luca1980ca/fortini militari, risalgono a qualche anno fa, quando i bunker erano visibili: ad oggi, il fortino di via Fiume è stato spostato per i lavori di ampliamento della  strada (quella che più buia non si può…), mentre gli altri due sono completamente nascosti dalle erbacce… se fossimo nel 1943 la mimetizzazione sarebbe perfetta.

L’anno scorso, in occasione della manifestazione “Monumenti Aperti”, durante la quale i comuni della Sardegna riscoprono i loro tesori culturali nascosti e li fanno conoscere ai cittadini spesso ignari, i Fortini di Quartello sono stati visitati da centinaia di persone, attratte dal fatto che i bunker erano stati allestiti così come dovevano apparire (o non apparire!!!) durante la guerra, con tanto di figuranti armati: spero che anche quest’anno “Monumenti Aperti” sia l’occasione per riscoprire i Fortini, ma mi chiedo perchè, nel corso dell’anno, queste testimonianze della Seconda Guerra Mondiale siano abbandonate, vittime dell’incuria, soffocate dalle erbacce.

Le ricerche su internet mi hanno portata a scoprire che i Fortini fanno parte del piano urbanistico del Comune di Quartu Sant’Elena, il quale avrebbe previsto la creazione di aree verdi attorno ai bunker: perchè non liberare i fortini, farne un luogo da visitare durante le passeggiate a Quartello, nel corso di tutto l’anno? Perchè non esporre in queste aree verdi dei pannelli che raccontino la storia dei fortini, la Storia, proprio quella con la “S” maiuscola, che si è svolta anche sotto casa nostra, a quanto pare?

Quartello, il quartiere “più giovane”, ha un passato da raccontare e da valorizzare: pensate ad un narratore che, in occasione di “Monumenti Aperti”, racconti ai bambini la storia di un soldato della 203° Divisione Costiera del Regio Esercito Italiano, che nel settembre del 1943, presidia una postazione del Caposaldo XVIII insieme ad un soldato tedesco della wehrmacht… la notizia dell’armistizio con le forze angloamericane arriva all’improvviso, attesa, temuta.

Un saluto,

Della 

(per le informazioni sui fortini, Progetto Quartu 900)

Il Quartiere Sospeso

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Sono trascorsi quasi due anni da quando mi sono trasferita a Quartello. Il quartiere è molto cambiato da allora, ma ancora non ha assunto una fisionomia definitiva: croce e delizia dei giovani rioni.

Croce, perchè non sempre è piacevole passeggiare fra cantieri polverosi e chiassosi: anche dopo la fine dei lavori, i “ferri” arrugginiscono tristemente negli spiazzi accanto alle palazzine appena nate.

Delizia, perchè da una mattina all’altra scopri che gli operai stanno lavorando in uno dei locali commerciali nuovi di zecca e ancora sfitti sotto i portici: giorno dopo giorno scommetti su quale tipo di negozio arricchirà l’offerta del quartiere.

Croce, perchè i tralicci dismessi che andrebbero spostati, retaggio degli anni in cui Quartello era aperta campagna, torreggiano ancora sulle nuove palazzine e sui parcheggi: chissà perchè nessuno lascia la macchina all’ombra dei forchettoni (licenza poetica per tralicci).

Delizia, perchè ci sono ampi spazi verdi e giardini, alcuni dei quali poco curati purtroppo, in cui i bambini possono giocare, le signore fare ginnastica, i ragazzini organizzare partitelle di calcio o pallavolo.

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Croce, perchè quando calano le tenebre il quartiere viene inghiottito da buio: l’illuminazione è scarsa fra le strade del rione, inesistente lungo una delle principali vie d’accesso al quartiere; ho smesso di contare le volte in cui ho letto sull’Unione Sarda che i lavori per sistemare l’illuminazione di via Fiume  (clicca) stanno per partire. Intanto per i pedoni è impossibile attraversare dopo il tramonto: è una strada lunga, senza semafori accanto alle strisce pedonali, e le macchine corrono, accidenti se corrono.

Delizia, perchè i “Quartellesi” sono amanti dei cani. Forse la presenza di spazi verdi ha indotto molti amici degli animali a trasferirsi qui… l’huskie che vedo quasi ogni giorno galoppare fiero, orecchie dritte e petto villoso in fuori, è decisamente il mio preferito, ma il fatto importante è che qui l’educazione animalesca mi ha consentito di non incorrere mai in poco piacevoli splattate (licenza poetica per “i padroni, facendo uso massiccio degli appositi strumenti, hanno salvato le mie suole dalla nutella canina”).

Potrei continuare a lungo questo elenco di pregi e difetti, ma preferisco esprimere la speranza che Quartello, ancora sospeso fra cantieri, strade poco illuminate e appartamenti vuoti, si evolva scegliendo lo “sviluppo urbano sostenible”: ci affacciamo sul mare e abbiamo la possibilità di avere giardini, piste ciclabili, insomma, quanto di buono può esserci in un quartiere che  deve ancora fare delle scelte.

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Quotidianamente l’Unione Sarda racconta i disservizi di Quartello in poche righe: è importante, affinchè nessuno si dimentichi di un rione sempre più popoloso. Iniziare da qui, per giovani famiglie precarie, può essere più facile che a Cagliari, ma vorrei che raccontare Quartello non significasse solo parlare di ciò che manca, che è molto, ma di ciò che c’è e che potrebbe esserci… non solo negozi, ma associazioni culturali e sportive, una biblioteca, un dopo-scuola per i ragazzi.

Le storie di Quartello aspettano di essere raccontate: inizio io, parlandovi di un quartiere che, con la primavera imminente, ha ritrovato la sua luce, i suoi giardini, i suoi prati: nei giardini di via Fiume si sente il profumo della salsedine, ormai.

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Quante opportunità, nel mio quartiere sospeso!

Un saluto, 

Della

Il posto del panettone

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Sabato mattina sono stata al market e nello scaffale dove erano esposti i panettoni ho trovato una bella pila di confezioni di Chiacchiere o Meraviglie o Bugie, insomma, i dolci di Carnevale. E meno male che non c’erano le  zeppole. Questa visione carnascialesca mi ha trasmesso un senso di decadenza indicibile, non tanto causato dalla constatazione fin troppo superficiale che al giorno d’oggi le feste si consumano più velocemente di una marlboro durante la pausa lavoro, al solo fine di accendere avidamente la successiva, quanto dal pensiero che tutto, compreso il Natale, può essere indecentemente rimpiazzato. Otto giorni fa era l’Epifania, e va bene che tutte le feste si porta via, ma non posso pensionare Babbo Natale (Monti non lo permetterebbe comunque…) e assumere Arlecchino dall’oggi al domani, ho bisogno di tempo, di “un’ora d’aria” dalle festività, per cominciare a desiderare l’atmosfera godereccia e trasgressiva del Carnevale, i giorni grassi che vanno consumati, questi si, nel tempo che serve a Cancioffali per bruciare.

Un amico si può rimpiazzare sugli scaffali disordinati della nostra vita? Mi chiedo se dopo aver condiviso anni, esperienze e sentimenti, si possa semplicemente lasciar scivolare via dalla nostra vita una persona che si pensava sarebbe stata sempre presente sulle fotografie, una sfoglina calda e fragrante al posto di un lento e lievitato e laborioso panettone. Il mio “fratellino” ha saggiamente risposto “Si cresce, si cambia, ci si allontana”. Gli ho dato ragione, ma in realtà ho sempre pensato che il crescere e il cambiare dovessero essere affrontati insieme agli amici… è un sostegno, l’amico, per andare avanti e non un peso da scaricare secondo le convenienze. Ci si allontana, lo so, ma se succede, cosa significa? Forse quell’amicizia era solo illusione? Non era un legame abbastanza vero, tale da meritare una lotta, uno sforzo per essere mantenuto?

Non lo so, ma non è bello sentirsi come un Panettone rimpiazzato da una Meraviglia.

E sia, se così dev’essere. Mi preparo a festeggiare il Carnevale.

Quando passerò davanti alla pasticceria di Quartello, sentirò il profumo delle zeppole e indosserò la maschera.

Un saluto, 

Della

Mamma mi son perso il Natale!

 

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Il vento sradica gli alberi centenari, ma io esco comunque.

I cassonetti della differenziata mulinano in aria accoppando i passanti in nome della difesa dell’ambiente, ma io esco comunque.

Le onde scavalcano il muretto di pietra, riempiendo la strada di schiuma, ma io esco comunque.

Riunione,  Scuola Media Dino Buzzati.

Quest’anno c’è la crisi, quindi niente Recita di Natale.

Ehhhhhh?????????

Non ci sono soldi per i costumi, non ci sono soldi per allestire il palco, non ci sono soldi per pandori e  panettoni, per  luci, decorazioni sbrilluccicanti e   Sangiuseppi vari.

E sapete chi l’ha deciso? I genitori di quei ragazzini che di solito fanno confezionare il costume per la recita dei figli al sarto, fosse anche il costume di un pezzente bambino dickensiano che chiede l’elemosina sul ciglio della strada, quelli che per il buffet della festicciola prima delle vacanze portano i pandori Sbrauli farciti con creme assortite e glassati di cioccolato, svizzero?, Ià!, svizzero, e i panettoni lievitati sulla Stazione Spaziale, e che, naturalmente, regalano alla Scuola e alla Chiesa le statuine del presepe in fine porcellana, cinese?, mah!

Ahimè, quest’anno c’è la crisi. Se non  si  può avere il solito Natale alto-borghese, annulliamo tutto. Ecco chi sente davvero la recessione, non i genitori che hanno SEMPRE dovuto economizzare sui regali da fare ai figli, ma quelli che quest’anno non potranno regalare al pargolo, probabilmente figlio unico, l’ultimissima console per videogiochi + l’ultimissimo telefonino touch-screen + i jeans strappati di Russardi + il maglioncino finto lacero di Loschino… che dramma!!!

Tanto per cominciare, se la recita fosse ambientata ai giorni nostri, non ci sarebbe bisogno di costumi costosi. Il signor Reuel si è offerto di allestire il palco gratuitamente, e per il buffet, ci vuole tanto a preparare un dolce a casa? Va bene anche una busta “Versa e Inforna” se siete proprio inetti in cucina!

Forse sto esagerando, ma questa storia non mi va giù per niente. Ma come, “gli altri” si sono sempre dovuti arrangiare, barcamenare fra mille problemi economici, cercare di accontentare i figli, di festeggiare il Natale come meglio potevano, per  il semplice rispetto che si ha per questa ricorrenza, usando la Fantasia e la Creatività, per decorare un albero di Natale per esempio, si, concedetemelo, Fantasia e Creatività, poi arrivano loro, quelli che vedete nei negozi più costosi, nelle vie più “IN” della città, la mattina della Vigilia, a scegliere regali assolutamente impersonali, arrivano, con aria mogia e occhi bassi, e  ti dicono: “Annulliamo tutto”, perché quest’anno, non dico che siano in ristrettezze economiche, no!!!, semplicemente dovranno fare qualche rinuncia, ridimensionare le strenne, comprare uno Sbrauli farcito di meno!!! E che sarà mai, mi dico io? Ma dove avete vissuto finora? Beati voi, in un altro pianeta forse! E che cavolo, fate come tutti noi poveri mortali! Alto-borghesi, aguzzate l’ingegno, usate Fantasia e Creatività, se li avete  nascosti nelle tasche dei vostri Russardi!

E non voglio nemmeno soffermarmi sul vero significato del Natale, non voglio lanciarmi in sermoni dickensiani, no!, che siate credenti o meno, il Natale non è certo una gara al regalo più costoso o al cenone più luculliano!!!

Che caspita, non si annulla il Natale per la “crisi”, anzi, forse si può trovare un modo migliore per festeggiarlo… comunque!

Scusate, ora corro al Pronto Soccorso.

Il bidoncino dell’Umido mi è atterrato in fronte, causa vento forza 10, mentre tornavo a casa.

***

Questo post risale al Novembre 2008. La vostra Della scriveva su un altro blog, ma già tre anni fa la crisi stava ridimensionando la nostra vita. Siamo nel 2011 e la situazione economica è a dir poco peggiorata, il che dovrebbe indurre tutti a trascorrere un Natale “Crisi-style”: sarà così per molti, ma non per tutti, come al solito. E allora, vogliamo annullare il Natale? Il messaggio è lo stesso del 2008: Fantasia, Creatività e un piccolo regalo sotto l’albero… if you can’t have a screen to touch, maybe you can touch a little heart…

Un saluto,

Della

Incontri decadenti (solo carne italiana)

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Ieri sono andata all’università: faceva caldo.

Dopo tre rampe di scale mi sono accasciata su una delle fantastiche “panchine d’attesa” dell’Ateneo, “Riprendo fiato”, mi sono detta, “Poi entro nello studio del professore e gli chiedo del programma d’esame”. Sono un po’ tesa, inutile fingere il contrario, perché temo complicazioni. Cerco qualcosa in borsa, tanto per prendere tempo, e non vedo lui, che fra poco mi parlerà, avvicinarsi spaesato.

-Scusa, posso chiederti un’informazione? Sai, sono una matricola…

Ride. Io lo guardo e capisco.

-Anch’io sai…

E’ più grande di me, 4 o 5 anni massimo, e cerca i tutors di storia. Non posso aiutarlo, ma “Credo che tu sia nel piano sbagliato” suggerisco “Gli studi delle “Storie Varie” sono di sopra”. Saluto. E’ sconsolato, come me.

Siamo fuori corso, è evidente. L’onta dovrà essere lavata entro Aprile 2012, altrimenti tutta la nostra carriera universitaria sarà spazzata via, studenti che stanno per decadere, o scadere, manco fossimo carne di vacca in gelatina. Intanto siamo costretti a sentirci chiedere continuamente quanti esami mancano e perché ci siamo “ridotti” così: potrei non volerlo raccontare, ne ho tutto il diritto, invece devo subire queste domande, accompagnate da falsa aria afflitta nei miei confronti, e trincerarmi nel silenzio assumendo un atteggiamento spiacevole, non certo accondiscendente. E penso soltanto: non è giusto. Adesso voglio anch’io la mia occasione, adesso che potrei coglierla, no, coltivarla come si conviene, e non devo giustificarmi con nessuno, non devo spiegare perché adesso si e tre anni fa no, questa è la mia storia, la mia storia cammina su questa strada, ma ora, la strada, è diventata corta, piena di divieti.

Entro nello studio del professore e, come previsto, ci sono complicazioni. L’impresa sarà ardua, più del previsto, ma io l’agguanterò questa laurea, a costo di morirci sui maledettissimi libri.

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Vi invito ad esprimere un’opinione sull’ennesima ingiustizia che si compie nella nostra bella Italia. Che siate o siate stati studenti, che abbiate a che fare con l’istruzione oppure no, ditemi voi, se questo provvedimento è degno di un paese civile: studenti fuori corso – da consumarsi preferibilmente entro 04/2012. 

E abbiamo pure pagato per questo!


 

 

 

 


 

 

Musica e Maestrale

Quartello d’estate è sole senza pietà. E’ giardini, con prati ben curati ma secchi, punteggiati di palme sotto cui ci si illude di trovare riparo. E’ cantieri, che sollevano polvere e diffondono rumori di macchine e vociare di uomini: si può sudare di fatica al solo sentirli.

A Quartello, però, abbiamo vissuto gli ultimi giorni di “caldo-senza-respiro” godendoci la preparazione di un grande evento in prima fila: Mondo Ichnusa, dal 14 al 16 Luglio, tre notti di concerti per celebrare la musica e l’estate in riva al mare.

 

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Il palco è stato allestito sulla spiaggia e vi assicuro che dal vivo è davvero impressionante, così proteso verso il cielo e il mare… per chi, come me, vede questo tratto di litorale (per essere precisi parlo del Poetto-Margine Rosso) tutti i giorni, è stato strano assistere alla preparazione di un simile evento, che comporta il coinvolgimento di numerosi addetti ai lavori e, temporaneamente, il cambiamento del consueto paesaggio: giorno dopo giorno si percepiva nell’aria la fibrillazione crescente, fino a stamattina, quando l’area del concerto ci è apparsa pronta per… LA MUSICA!

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Stasera si comincia alla grande  con i SUBSONICA, domani sarà la volta di MAURO ERMANNO GIOVANARDI e dei MARLENE KUNTZ, mentre sabato CESARE CREMONINI chiuderà la manifestazione. E il pubblico, quanto spazio avrà a disposizione per godersi lo spettacolo? Bè… tutto il Poetto! Per chi non conoscesse le spiagge di Cagliari e Quartu Sant’Elena,  6 km di questo, anche se non tutto così bello…  

15_quiet-beaches-poetto.jpg                             Insomma se siete in Sardegna questo fine settimana, fate un salto dalle mie parti! Indubbiamente manifestazioni del genere attirano molti turisti anche dalle località di villeggiatura vicine, ma credo che l’aspetto più divertente di un evento simile sia che fa sentire in vacanza anche chi, come me, abita a pochi passi e vede la scenografia quotidiana delle proprie mattine trasformarsi… sembra una magia, che durerà tre giorni… e allo scoccare della mezzanotte la carrozza tornerà zucca! 

Ieri notte, dopo quattro giorni di aria rovente, si è alzato il Maestrale. Oggi tira tanto da farti deviare direzione ogni due passi, ma alla Musica riusciremo ad arrivare… proprio tutti!

Un saluto,

Della