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Il Tapiro di Neve

Smorfie da tapiro

Un bel premio, non trovate? Da consegnare a Cagliari e Quartu Sant’Elena, due fra le quattro o cinque località in Italia in cui, fra i gelidi inverni del 2012/2013, non è sceso nemmeno un fiocco di neve. Febbraio 2012, sabato mattina, cielo grigio metallo: turbina qualche fiocco su Quartello e mi preparo a condividere il bianco mantello col resto d’Italia. Passano 5 minuti e splende il sole sulla spiaggia del Poetto. Quest’anno non mi sono illusa, nei giorni in cui il centro Sardegna era imbiancato qui sul Golfo degli Angeli ha grandinato, naturalmente mentre aspettavo il bus nella fermata senza pensilina di via Fiume, quella solita, lunga via, in cui l’illuminazione fa romanticamente brancolare i pedoni sotto inutili coni di flebile luce. Un bel tapiro di neve, ma si!, ce lo meritiamo qui, fra Cagliari e Quartu Sant’Elena, per motivi ben più gravi della mancata bianca tempesta. Come giudichereste, voi, qualcuno che rovina per sempre una bella favola, così che non possa essere più raccontata senza suscitare vergogna e delusione?

C’era una volta uno stadio bellissimo, in cui nel 1990 furono disputati i Mondiali: era lo Stadio Sant’Elia, a Cagliari, dimora della squadra di calcio dei Cavalieri RossoBlu’. Nel corso dell’ultimo ventennio però, Incompetenza, Incuria e Rovina hanno costretto i Cavalieri RossoBlu’ a vagare di stadio in stadio, come mercenari in terra straniera, fino a che, stremati per i continui spostamenti, i nostri tenaci Cavalieri non hanno trovato ospitalità nella contrada di Quartu Sant’Elena, vicino Cagliari, dove un nuovo, piccolo stadio venne costruito nel feudo di Is Arenas, in pochi mesi, grazie alla magia di MagApprofitta e MagAffarista. I contradaioli di Quartu erano felici per il nuovo stadio, ma sapevano che di quelle maghe non c’era troppo da fidarsi: ogni notte, da Is Arenas, arrivavano esalazioni di imbroglio marcio, tanto che i Gendarmi iniziarono ad indagare, sospettando che la banda dei Soliti Furbetti avesse infranto molte leggi per edificare il nuovo stadio luccicante. Inizialmente fu permesso solo agli scudieri più fedeli dei Rossoblù di assistere alle partite ed alcuni reggimenti di famosi Cavalieri, come i GialloRossi e BiancoNeri, non varcarono mai le soglie del nuovo stadio: i RossoBlu’ furono costretti a nuove penose trasferte. Ogni settimana diventava tragicamente divertente per gli scudieri-tifosi scommettere se i loro beniamini avrebbero giocato ad Is Arenas, a Torino, sulla Luna, ma proprio quando sembrava che le peregrinazioni dei nostri valorosi Cavalieri fossero finite, i Gendarmi chiusero nella prigione di Cagliari il Generale dei RossoBlu’, il Grande Feudatario di Quartu Sant’Elena e altri oscuri personaggi, tutti accusati di aver costruito lo stadio infischiandosene delle leggi, della tutela del patrimonio ambientale, della provenienza e della finalità dei soldi che avevano usato. Fu così che venne tradita per sempre la fiducia degli scudieri dei RossoBlu’ e di tutti gli ingenui che avevano creduto: “dal fango del Sant’Elia può nascere il fiore di Is Arenas”.

Calate il tapiro in Sardegna, please. Come dite? La prossima settimana ci sono le elezioni? Paracadutate tapiri in tutta Italia allora. Potreste ripetere? A fine mese il Papa si dimette? C’è stata una pioggia di meteoriti in Russia e un asteroide ci ha appena fatto barba e capelli? Ho capito: il 2013 e’ l’anno del tapiro.

In diretta da Is Arenas, ehm, dal tavolino: Cagliari-Roma 0-3

Cagliari-Roma 0-3, Is Arenas stadio, Cellino, Cagliari Calcio, Cagliari perde a tavolino contro la Roma


Altro che Cagliari-Roma a porte chiuse e tifosi rossoblu privati, ancora una volta, della gioia di vedere la propria squadra giocare in casa, ehm, quasi in casa… negli ultimi due giorni lo stadio di Is Arenas è finito su tutti i giornali, i telegiornali, i siti internet, i blog, i forum, insomma, il “non-finito” più famoso dell’Italia sportiva si sta facendo onore, non c’è che dire.

Dove eravamo rimasti? Nel post precedente vi ho raccontato che Cagliari-Roma si sarebbe giocata a porte chiuse, come era accaduto per Cagliari-Atalanta; frustrato da questo ennesimo mancato debutto, il presidente Cellino ha invitato i tifosi a presentarsi ugualmente fuori dallo stadio, ma il prefetto di Cagliari ha annullato il match, per prevenire eventuali problemi di ordine pubblico. Sono tutti molto arrabbiati ora: i tifosi del Cagliari, Cellino, la Lega Calcio, la Roma: il clima è davvero esasperato. L’ intemperanza di Cellino deve ricadere sul Cagliari, che perderà quindi 0-3 con la Roma, pronta a fare ricorso come una faina davanti ad un pollaio? Può essere davvero considerata un’istigazione l’invito di Cellino rivolto ai tifosi?  Voi che ne pensate? Personalmente ritengo che il presidente del Cagliari non volesse istigare i tifosi, che forse si sarebbero presentati fuori da Is Arenas solo per festeggiare e sostenere la loro squadra, magari anche senza l’invito del presidente. Il problema sta proprio in quel “forse”. Ogni occasione d’incontro o protesta pacifica è potenzialmente pericolosa, mai come in questo periodo, e la frustrazione e la delusione di chi non può nemmeno godersi una partita di calcio la domenica possono trasformarsi in quel sospiro che fa dire “questo è troppo, adesso basta”, un sospiro che magari rimarrebbe tale se non ci fosse chi riesce a farlo esplodere in un urlo incontrollato. Lo abbiamo visto in occasione di manifestazioni e proteste ben più importanti, trasformate in guerriglia da delinquenti infiltrati. Si può rischiare che accadano incidenti del genere? No, non si può, anche perchè il calcio, lo sappiamo bene, è un catalizzatore d’emozioni, una valvola di sfogo… è importante, per tanta gente, e biasimo chi lo snobba, dicendo che è solo un gran giro di soldi, che bisognerebbe interrompere il Campionato per due anni al fine di fare piazza pulita, come ha suggerito Monti. Che sia gravemente malato, il calcio, è fuori questione, ma curarlo, senza toglierlo alla gente, è un obbligo.

Mentre scrivo queste parole, l’Ansa racconta che il Cagliari ha perso la partita 0-3, a tavolino. E’ triste, frustrante. Mi auguro che da questo fango possa davvero nascere un fiore, che questo pasticciaccio rappresenti il fondo, oltre il quale non si può scendere. Un pasticciaccio così brutto da scuotere chi è responsabile della situazione di stallo che riguarda un vero stadio per il Cagliari, a Cagliari.

Signori, rimboccatevi le maniche, mettete da parte invidie, dispetti, battutine sarcastiche… credo che i tifosi sardi siano stanchi di leggere sui giornali i vostri sterili botta e risposta, le vostre accuse reciproche. Ci abbiamo già rimesso tre punti, non vorremmo perderci definitivamente la faccia.

Un saluto,

Della

In diretta da Is Arenas

“Buonasera amici sportivi, in diretta dallo stadio Is Arenas di Quartu Sant’Elena vi trasmettiamo Cagliari-Juventus!”

Is Arenas allenamento Cagliari

L’annuncio, non proprio originale, del cronista sportivo potrebbe essere questo, a Dicembre, quando la Juventus verrà a giocare  in trasferta qui a Quartu Sant’Elena, a pochi chilometri da Quartello: intanto però Cagliari-Roma si giocherà a porte chiuse domenica prossima e per la seconda volta da quando è iniziato il campionato i tifosi del Cagliari verranno privati della gioia di veder giocare la loro squadra… si dovranno accontentare di sbirciare dai pertugi del cantiere ancora in fase di smantellamento. Se l’anno scorso mi avessero detto che il Cagliari avrebbe giocato il Campionato così vicino a casa non ci avrei creduto, anche perchè il caso vuole che prima abitassi vicinissima allo stadio Sant’Elia, di cui ancora non si conosce il destino; le ipotesi sono svariate e comprendono un centro commerciale, una beauty farm… personalmente ritengo che lo stadio del Cagliari debba essere a Cagliari (l’opzione Elmas, vicino all’aeroporto, è caduta miseramente…) e debba essere il Sant’Elia: perchè non ristrutturarlo seriamente stavolta e farne uno stadio moderno, come quello della Juventus a Torino? Forse questo “male”, questa disavventura per il Cagliari e i suoi tifosi si potrebbe trasformare in un periodo di attesa, magari lungo, ma che porterà la città e la squadra ad avere uno stadio degno di questo nome e della storia del Cagliari. Si, perchè lo stadio Sant’Elia è collocato in un’ottima posizione, possiede ampi parcheggi e strade d’accesso scorrevoli… è uno stadio “di città” e tutta la città gode, anzi, godeva del fermento pre-partita. Che fosse una domenica in cui il Cagliari giocava in casa lo si capiva dall’atmosfera frizzante, dai tifosi intabarrati di rosso e blu, dai grandi pullman provenienti dall’entroterra; poi c’erano i boati, che raccontavano di goal fatti, mancati, subiti, i cori allegri, volgari, furiosi… sembravano provenire da sotto casa, se il vento soffiava nella direzione giusta.

Sant'Elia

Avevo 12 anni quando il Sant’Elia, appena tirato a lucido, ha ospitato i Mondiali di Italia 90, il girone dell’Inghilterra, dell’Olanda, dell’Irlanda e dell’Egitto… ricordo bene l’invasione dei tifosi “orange”, il timore degli hooligans inglesi, che invece si comportarono magnificamente, le scorribande di Gascoigne nei ristoranti della città… è stata una festa magnifica, ai miei occhi di bambina sembrava che la città fosse stata trasportata fuori dalla Sardegna, che fosse più unita al resto d’Italia, dove ugualmente si celebrava il Mondiale, e arricchita dalla presenza di questi strani tifosi alti e bianchicci, tranne che  sulle guance, sempre rubizze! Il fulcro di questo spettacolo era il Sant’Elia, sempre illuminato, sempre pieno di giornalisti e tifosi in attesa che il mega-pullman della loro nazionale facesse il suo ingresso nel piazzale dello stadio… il Sant’Elia è stato degno della manifestazione che ha ospitato e sarebbe un peccato cancellare lo scenario di un ricordo tanto bello, quando invece lo si potrebbe celebrare in un Museo che raccontasse la storia del Cagliari e del suo stadio.

francobollo italia 90

Torniamo ad Is Arenas: forse molti tifosi del Cagliari si rifiuterranno di andarci, anche quando sarà aperto al pubblico. Non credo che dipenda dalla convinzione che il Cagliari, giustamente, dovrebbe giocare nel capoluogo, ma piuttosto dall’incertezza che caratterizza i progetti per la futura “casa” della squadra: forse se i tifosi sapessero quale sarà il destino del Cagliari accetterebbero questo purgatorio quartese più serenamente. Il Cagliari è l’unica squadra dell’isola in serie A, ogni anno lotta per rimanere al top e merita uno stadio nuovo, certo, ma che racconti anche la sua storia, la storia dei suoi tifosi.

striscione cagliari

Per ora Is Arenas è la casa del Cagliari e Quartu Sant’Elena  ha accolto la squadra con entusiasmo, nonostante le preoccupazioni riguardanti i parcheggi e la viabilità; durante l’estate ho potuto seguire i lavori di ampliamento dello stadio e non c’è stata una sola volta in cui, passando vicino al cantiere, non abbia visto un assembramento di persone che, magari facendo una sosta durante la passeggiata con Fido o portando i bimbi a giocare nei vicini giardinetti, non si fermasse a sbirciare, a chiacchierare, ad esprimere la propria opinione davanti ai microfoni degli onnipresenti giornalisti. 

Is Arenas 2

Nonostante i processi, le scommesse, gli stadi fatiscenti, gli stipendi schifosamente alti, il calcio rimane una festa. Speriamo che a Is Arenas la festa cominci presto e duri fin tanto che Cagliari, riprendendosi la propria squadra, non possa dire “Grazie della collaborazione, Quartu!”

Se a Dicembre riuscirò a godermi Cagliari – Juventus a così poca distanza da Quartello… statene certi,  vi racconterò la festa! Eppure, non posso fare a meno di sorridere pensando ai giornalisti Rai, Mediaset e  Sky in diretta da Is Arenas…………………..

Un saluto, 

Della

La Letteratura alle Olimpiadi

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I giorni delle Olimpiadi sono speciali.

Adoro sapere che se accenderò la televisione, mi godrò ore ininterrotte di sport e storie. Naturalmente è emozionante seguire le imprese degli atleti azzurri, ma forse sono i volti dei paesi lontani a regalare le storie più interessanti, perchè inattese.

Colori, Culture, Speranze “diversi” si misurano davanti ad un medesimo ostacolo e allora acqua, reti, bersagli e piste si trasformano nel “terreno del sogno”, perchè chi correrà più veloce sarà un campione olimpico, un vincitore, per 4 anni… le Olimpiadi sono l’occasione della vita.

Lo si legge sui volti degli atleti, anche quelli più giovani, che possono sperare di partecipare ancora, in futuro, alla storia dello sport: sentono il peso del momento da cogliere, perchè “…chissà se fra 4 anni sarò in forma come oggi, forse ci sarà un giovanissimo nuotatore di 15 anni che con la sua forza e  avventatezza mi soffierà il posto in finale…”, e allora, questo è  il giorno.

Lo ammetto: preferisco le Olimpiadi extra-europee. Ma si, quelle in cui la giornata olimpica comincia quando in Italia tramonta il sole e le gare che contano si svolgono in piena notte… ed ecco che mi tornano in mente nottate olimpiche di imprecazioni e fiato sospeso, alle quattro di notte, mentre tifo per un finlandese che lancia un giavellotto o per un cubano che salta in lungo, sempre più in lungo: le Olimpiadi arrivano ogni 4 anni per gli atleti che gareggiano, ma anche per chi ama lo sport… per loro, per noi, il tempo olimpico sarà tempo di ricordi, dolce-amari come lo sono tutti, ma anche di  speranze e promesse per il futuro, per le prossime Olimpiadi.

Le Olimpiadi e Londra: per me un connubio quasi fatale, l’evento che racconta le storie sportive più coinvolgenti e la terra della letteratura che più amo, poi lui, Kenneth Branagh, anzi Sir Kenneth Branagh, che appare alla cerimonia d’apertura e legge un brano della Tempesta di Shakespeare.

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Quando ero solo una ragazzina mi ha fatto amare quell’Enrico V che la professoressa aveva appena adombrato a scuola, ho riso, eccome, con il suo Benedetto, e anche se pensavo non fosse possibile, ho amato ancor di più Amleto, dopo la sua regia di “Nel bel mezzo di un gelido inverno” e il suo Hamlet.

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Non solo Shakespeare, alla cerimonia d’apertura dei giochi di Londra, ma anche la letteratura cosiddetta “per ragazzi”, celebrata insieme al GOSH, il servizio sanitario nazionale inglese, il cui polo di medicina pediatrica cura i bimbi malati di tutto il mondo.

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La malattia, peggio, la malattia dei bambini irrompe nello stadio olimpico, tempio dello sport: un’immagine stridente forse, ma poetica, un accostamento che è stato risolto dal regista Danny Boyle in modo magistrale, portando nelle corsie d’ospedale i terribili Voldemort, Crudelia Demon, la Regina di Alice, per dire ai bimbi, al mondo, questo è il male, è multiforme e ingannevole, come la malattia contro cui lottate, ma Harry Potter combatte, combattete anche voi!

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 Fin da piccola ho creduto in questo potere della letteratura ed è stato commuovente vedere, laddove si celebrano l’agonismo e il superamento dei propri limiti, un incoraggiamento a combattere la vera battaglia della vita e per la vita… contro la malattia, la sofferenza, la paura.

A questo servono le storie.

Sarà davvero un bel ricordo, questa Olimpiade di Londra.

Un saluto,

Della