simone contu

L’Isola, i bambini, le leggende: Treulababbu!

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È possibile raccontare come i bambini vedono e vivono il mondo? Ho sempre pensato che il regista giapponese Hayao Miyazaki, autore di capolavori quali Il mio vicino Totoro e La Citta’ Incantata, fosse un vero maestro nell’arte di raccontare lo speciale rapporto che i bambini hanno con la realtà, intendendo questa parola con un’accezione molto più ampia rispetto a quella degli adulti, per i quali il mondo sensibile è terribilmente limitato e pian piano si chiude, stringendo e schiacciando sotto il peso della cosiddetta “vita reale”, fatta di regole e responsabilità.

Domenica sera, al cinema, si è aperto uno squarcio su quel mondo di desideri e libertà in cui tutti noi abbiamo passeggiato durante i primi anni di vita, ma a “strappare il sipario” non sono stati degli incantevoli bambini giapponesi, bensì Efisio e Vincenzo, i due bambini sardi protagonisti del film “Treulababbu” (clicca per il sito) del regista Simone Contu, con la sceneggiatura di Bepi Vigna.

Lo ammetto: non sono una grande estimatrice del cinema sardo che spesso, con la pretesa del realismo, finisce per essere senza speranza, quasi che il nascere in una terra aspra arroccata sui monti o in un quartiere disagiato di città rappresenti una condanna a morte, e il riscatto, sociale e culturale, sia una chimera, un sogno infranto dallo squallore e dall’indifferenza. In “Treulababbu” ho finalmente trovato una Sardegna diversa rappresentata sul grande schermo, ho trovato le storie di due bambini che possono raccontare la nostra Isola al di là del mare.

Il primo episodio, intitolato “Sa regula”, è incentrato sul tema del confronto, articolato su diversi livelli: il piccolo Efisio si scontra con le regole degli adulti, capaci di essere intransigenti solo per giustificare se stessi, mentre il tradizionale sistema di valori del mondo agro-pastorale sardo, fatto di gesti e rituali antichi e sempre uguali, si confronta con la modernità, con un sistema educativo fatto di sotterfugi e gameboy, e se ne fa beffe. E questo stesso mondo agro-pastorale viene ritratto con la giusta prospettiva, non priva di rudezza, ma mai volgare.

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Nel secondo episodio, “Su molenti de Oramala” (L’asinello di Oramala), il piccolo Vincenzo cammina fra due mondi, quello reale, in cui la sua famiglia si è appena trasferita in Sardegna, e quello delle leggende dell’Isola, popolate di creature tanto affascinanti quanto inquietanti, che lo aiuteranno a realizzare il suo forte desiderio di riscatto, rispetto ai bambini del paese che lo hanno trattato come uno sciocco, un diverso. Questo episodio ha il grande merito di attingere all’immenso patrimonio di leggende popolari della Sardegna e di presentarle in maniera accattivante, tanto che credo sia impossibile non voler sapere qualcosa di più su Is Mammas Nieddas o sull’identità di Oramala…

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“Treulababbu” racconta i bambini e, insieme, le leggende di un’Isola dalla fortissima identità culturale e linguistica: se i costumi e i dialetti fossero diversi, potremmo pensare di essere volati in Irlanda o, con un balzo più ampio, in Giappone… Miyazaki, dunque, se Efisio e Vincenzo fossero tratteggiati con matite e colori.

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Cercate “Treulababbu” nei cinema, se potete, per godere delle storie di Efisio e Vincenzo, per vedere gli splendidi paesaggi della Sardegna centrale illuminati dalla luna piena, per conoscere le creature fantastiche dell’Isola e scoprirne gli arcani segreti… cercate un film diverso, in cui la lingua di Tzia Antona vi cullerà in un sonno non esattamente sereno, ma decisamente senza confini.

Un saluto,

Della

ps: cosa significa “Treulababbu”? Eh eh eh…