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BABBO NATALE STA ARRIVANDO IN CITTA’…

 

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Una volta trascorse le festività dei primi giorni di Novembre, la città si è tuffata nei preparativi per il Natale con velocità sorprendente. Per “città”, lo ammetto, intendo Cagliari e Quartu Sant’Elena, che nella mia mente formano un tutt’uno inestricabile di luoghi in cui vivo, lavoro, studio: un “gomitolo di strade” che, tuttavia, mantengono le loro peculiarità, perchè basterebbe anche solo l’odore dell’aria autunnale, così intrisa, a Quartu, del profumo della legna che brucia nei caminetti, per distinguere il capoluogo dalla cittadina che invoca Sant’Elena. Quartello rappresenta la modernità, il quartiere giovane, con tradizioni e ricordi tutti da inventare, importare, archiviare anno dopo anno, affinchè si sedimentino nella memoria degli abitanti: forse un giorno anch’io potrò raccontare com’era il Natale a Quartello nel 2012. Quartu Sant’Elena invece è una cittadina ricca di tradizioni antiche e sulle vie del centro, in cui si susseguono i negozi che trovereste in ogni altra città, si affacciano discretamente le strade di paese, strette in un inseguirsi di portoni di legno, che spesso nascondono case campidanesi insospettabilmente ampie, con giardini e verande di cui i quartieri moderni non conoscono la bellezza. 


pastissus.jpgLa domenica mattina mi capita di passeggiare per la vecchia Quartu Sant’Elena e l’odore della legna che brucia nei caminetti, insieme allo spettacolo delle vetrine che espongono i tipici dolci sardi di mandorle, mi ricordano gli anni in cui, da bambina, ho vissuto a Villasor, un piccolo paese poco distante da Cagliari: i primi tre anni delle elementari, spensierati, quando potevo giocare all’aria aperta, non importava quanto facesse freddo, e muovermi sempre a piedi, per andare a casa dei miei amici o alla novena. Il cerchio si chiude, quindi, torniamo a Natale, a quei nove pomeriggi in cui giocavo davanti all’albero, fantasticando sui regali che avrei ricevuto, per poi infilare il cappottino rosso e volare a casa della mia amica Maria Letizia, con cui sarei andata in chiesa, a San Biagio, per sentire il Natale avvicinarsi a grandi passi. Camminare per la vecchia Quartu, quando cominciano i giorni da camino, mi riporta indietro nel tempo e il viaggio a ritroso lascia ancor più senza fiato se dalle finestre baluginano le luci di Natale.

Sembra che quest’anno i negozi si siano preparati ad affrontare le festività con largo anticipo, gli allestimenti, fra abeti di plastica, macchine sparaneve e luci ad intermittenza musicale, sono pronti a risucchiarci nell’atmosfera del Natale, che ci piaccia o no. Domai sarà gia il 20 di Novembre, molte più luci saranno accese, ma personalmete ho avuto l’impressione che quest’anno le mie due città abbiano avuto fretta di vestirsi a festa: voglia di Natale? Forse le brutture a cui stiamo assistendo, che siano politiche, economiche o belliche, hanno risvegliato il desiderio di momenti sereni e di condivisione, come se il Natale potesse innalzare una barriera fra noi e il mondo.

Amo il Natale e in fondo vorrei che fosse così. Quando ero alle scuole medie la mia professoressa di italiano indulgeva in prolissi racconti sulla sua vita (vero Francesca?), ne ricordo uno in particolare, in cui descriveva la sera della Vigilia di Natale, un momento in cui la sua famiglia si riuniva attorno alla tavola imbandita, tirando le tende, preservando il tepore, “c’eravamo solo noi e tutto il mondo fuori”, disse, e io rimasi affascinata da questa immagine, che rafforzava la mie convinzioni riguardo la magia del Natale, una festa “potente”, capace di instillare nelle persone l’amore.

Vorrei che fosse così, ma ero solo una ragazzina delle medie. Forse è vero, quest’anno il desiderio del Natale è forte, allora che arrivi presto, con tutti i Merry Christmas e Jingle Bells, e che passi, passi ancor più velocemente, perchè le brutture a cui stiamo assistendo, che siano politiche, economiche o belliche, quest’anno rendono la festa quasi inopportuna, disturbante. 

Come sentite, voi, il Natale che si avvicina a grandi passi?

La vostra Della, la domenica mattina, camminerà per le stradine  strette di Quartu, natale_novena_9.jpgritroverà il suo Natale di bambina col cappottino rosso e proverà, proverà, proverà a portarlo fuori. 

Amo il Natale, accidenti a me.

Un saluto,

Della

Di stipendi e cappotti.

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Bene bene, l’ultimo post risale al 2010, era il 1^ Dicembre e all’orizzonte si stagliavano minacciose le festività. Tutto passato, siamo nel 2011 e ci sono i saldi, poche settimane ancora e ci ritroveremo mascherine strombazzanti per le strade e il Festival di Sanremo in tv (che bella prospettiva, oserei dire)… ma come è andato il vostro Natale? E’ stato all’altezza delle aspettative? Per quanto mi riguarda è stato il primo “vero” Natale trascorso a Quartello, dal momento che nel Dicembre 2009 la casa era ancora vuota, Albero e Presepe esclusi… ma si, ma si… il Natale mi è sempre piaciuto, nonostante tutto, e questo è stato speciale, soprattutto perché… la cascata di lucine che decoravano il mio balcone era la più sbrilluccicante di tutto il quartiere! Ah ah ah! Scherzi a parte, devo ammettere che è stato divertente osservare la silenziosa guerra delle intermittenze natalizie, caspita, ogni sera a partire da metà Dicembre nuovi giochi di luce si accendevano ai balconi di Quartello, illuminando e rallegrando le strade un tantino buie del nostro giovane rione. Mi sarebbe piaciuto raccontarvi “in diretta” il Natale di Quartello, ma complice una chiavetta per la connessione internet dispersa fra le trafficatissime spedizioni festive, non ho avuto modo di frequentare tantissimo la rete nell’ultimo mese e mezzo… a pensarci bene questo è il primo post che pubblico direttamente dalla mia Quartello’s Kitchen (si fa per dire), gli altri erano stati scritti qui, ma inviati da altri lidi… questo è anche il primo post del 2011, forse doveva andare così, sono fatalista…
Argomenti su cui mi sarebbe piaciuto postare nell’ultimo mese? La fiducia al governo del 14 Dicembre (meglio che la chiavetta sia rimasta sepolta fra i pacchi di Natale…), i film di Natale (quelli con finto 3D che ho visto al cinema e quelli che non vedrei nemmeno sotto tortura), i cani di Quartello (che secondo me stanno organizzando un qualche piano malefico), insomma, avrei potuto riempire pagine e pagine, potrei farlo ora, visto che ho acquisito la chiavetta del potere, ma  sarebbero tutti argomenti superati ormai (congiura canina a parte).
Ecco, per “stare sul pezzo”, dovrei parlare di Ruby e del Papi.
Chi l’ha detto che devo “stare sul pezzo”?
Voglio tornare a venerdì notte, quando sono stati scrutinati i voti degli operai della Fiat di Mirafiori.
Matrix, su Canale 5, segue lo spoglio delle schede in diretta da Torino… mi viene in mente che questa immagine potrebbe prefigurare future nottate marzoline di attesa elettorale, chi lo sa. Alessio Vinci conduce la puntata da “fuori le mura”, se mi passate l’espressione, davanti ai cancelli della fabbrica, insieme ai rappresentanti dei sindacati, che spiegano le loro argomentazioni ben infagottati in piumini e cappotti, la notte di Torino è lunga e fredda, servono anche sciarpe e improbabili berretti di foggia befanesca.
Le voci degli operai sono esasperate. Non trovo aggettivo migliore, che racchiuda rabbia, disperazione, frustrazione, stanchezza. Nel servizio all’inizio della puntata, una giornalista di Matrix intervista un’operaia, una ragazza con grandi occhi castani e il bel viso un po’ incavato, che racconta un lavoro monotono e ripetitivo direttamente da casa sua: mostra alla telecamera una busta paga di 1100 euro e spiega a cosa le servono dieci minuti di pausa durante il suo turno, stringendosi nelle spalle, “vedete voi”, sembra dire “vedete voi”…
Seguo il dibattito, cerco di capire. Deve fare davvero freddo, a Torino, giornalisti, operai, sindacalisti si stringono nei giacconi e mi cade l’occhio sul colletto del bel cappotto blu di Alessio Vinci, che indossa i jeans e le scarpe sportive, oggi niente abito da studio televisivo, oggi è in diretta, “sul pezzo”, appunto, in jeans e semplicissimo cappotto blu, sul cui colletto campeggia un marchio: Fay.
Mi viene in mente la busta paga da 1100 euro: voi la sapete quanto costa un cappotto Fay?
Si si, già le sento le obiezioni sensate e razionali, ma questo accostamento lo trovo raccapricciante:  la busta paga di 1100 euro e il cappotto Fay, ovvero, due vite, due destini.
E un’ingiustizia, che peserà sui figli di quei destini, soprattutto.
Mi chiedo se cambierà mai qualcosa, qui in Italia, son pensieri d’inizio anno.
Mmm, forse no, se per  “stare sul pezzo” oggi i mezzi d’informazione  parlano prima di Ruby e del Papi e dopo dell’ennesimo militare italiano caduto in guerra.

Evviva Babbo Nachele!!!

images-1.jpeg – Il Natale? Quando arriva, arriva!

Così esclamava Renato Pozzetto poco prima di azzannare una fetta spropositata di panettone, nella pubblicità di una nota marca.

Semplice, efficace, vero: oggi è il 1^ Dicembre e anche se siete gli anti-Natale più “anti” del mondo non potrete evitare le festività incombenti.

Lo puoi amare, il Natale, o detestare. La distinzione è manichea e credo che il partito per l’abolizione delle festività dicembrine stia guadagnando elettori ogni anno che passa, del resto per quale assurda ragione dovremmo essere contenti dell’arrivo di due settimane in cui sembriamo quasi costretti ad essere felici e spendaccioni? Per la maggior parte di noi, “sentire il Natale” è indissolubilmente legato ai ricordi dell’infanzia, quell’attesa, quel senso di calore e di festa, sono possibili solo finché si è bambini e spensierati.  Quanto è difficile, il Natale, quando la crisi economica svuota i portafogli, quando la famiglia dell’infanzia ha perso più di un pezzo? Difficile, terribilmente.

Bisogna lottare per non perdere il Natale, bisogna perfino essere forti. Belle case, addobbi lussuosi, vestiti di velluto scintillante, bambini boccoluti, nonni-polident, tavole imbandite, regali regali. Lo sappiamo che non è questo il Natale, ma forse lo dimentichiamo. Il Natale non è neanche famiglia, secondo me, se questa significa pranzo con parenti che nemmeno si detestano, si ignorano durante tutto l’anno.

Cos’è il Natale, allora? Non lo so, non lo so. Forse un’occasione. La crisi c’è tutto l’anno e le persone che abbiamo perso, ci mancano ogni giorno. Si dice sempre che “la vita continua”, è crudele, ma giusto: il Natale arriva, talvolta non lo vorremmo, ma arriva e siamo costretti a. A cosa? Meno ipocrisia, signori, coraggio, coraggio per vivere il Natale in modo non stereotipato, come lo vorremmo davvero. “A Natale siamo tutti più buoni”, bleah,  qui ci vuole un po’ di sano egoismo, ci vuole un Natale tagliato su misura per noi, per sentirlo davvero quel calore, per provare a regalarlo a chi ci sta accanto. Niente compromessi, questo Natale, ma un’occasione: per ritrovare un’atmosfera che si crede perduta, per ricordare, per dire qualcosa che si è sempre rimandato… e dirlo con le parole giuste, che non si riescono mai a trovare.        Ma certo, anche per divertirsi… per stare bene. Piccole cose, piccole cose.

Bing_Crosby_320x240.jpg Vi presento Bing Crosby, classe 1903, il primo, vero crooner. “To croon”, cantare sottovoce, perché ci sono i microfoni ormai e i fautori del bel canto all’italiana non devono più urlare per farsi sentire dall’ultima fila. Cantare, sussurrare, conquistare con la voce che scaturisce da una profondità inimmaginabile, questo è il “cantante confidenziale”, forse il più famoso è Frank Sinatra, il più moderno Michael Bublè, l’esempio nostrano Johnny Dorelli, ma per me  Bing Crosby è “The Croooner”, l’unico che, intonando White Christmas, scioglie il cinismo pre-festivo e mi fa ricordare quanto possa essere bello il Natale.

MV5BMTc1MzY5MjI0Nl5BMl5BanBnXkFtZTcwNjYzNDgzMQ@@._V1._SX100_SY133_.jpgAttore, Bing Crosby, vince l’Oscar nel lontano 1944, ma è nel 1942 che esce il film “Holiday Inn”, in cui il nostro, al fianco di Fred Astaire, canta la celebre canzone220px-White_Chrismas_film.JPGdell’altrettanto celebre Irving Berlin: quell’anno White Christmas vincerà l’Oscar come miglior canzone, diventando un successo mondiale e duraturo nel tempo; nel 1954 uscirà perfino un film intitolato come la canzone, un modesto quasi-remake di Holiday Inn con Crosby, Danny Kaye e Rosemary Clooney (si, la zia di George). Sfruttando il successo di White Christmas, Bing Crosby inciderà innumerevoli canzoni natalizie, reinterpretando la tradizione, i carols della tradizione anglosassone per esempio, come The first noel, ma anche brani originali, dal sapore più moderno, cittadino e perfino… esotico (Mele-Kalikimaka)!
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Piccole cose, dunque. Musica: Bing Crosby, per un Natale caldo e “confidenziale”, e Annie Lennox con il suo recentissimo “A Christmas Cornucopia”, la sua voce  è ghiaccio che risuona e tintinna per celebrare un Natale solenne e misterioso.

nelbelmezzodiungelido.jpgFilm che magicamente evocano il Natale: per me “Nel bel mezzo di un gelido inverno” (A Midwinter’s Tale) di Kenneth Branagh e “Scrivimi fermo posta” (The shop around the corner) di Ernst Lubitsch con James Stewart… poi,  certo, per un “Nero Natale” ci sono “Nightmare before Christmas” di Tim Burton e  “I Gremlins” di Joe Dante.

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Libri, oh, almeno in questo sono estremamente tradizionalista: Dickens e i suoi racconti di Natale, Lo schiaccianoci di Hoffman e un libricciolo che ho scoperto poco tempo fa, The forgotten helper di Lorrie Moore.

Sono queste alcune delle piccole cose che mi fanno “sentire” il Natale e, infondo, me lo fanno amare. Ne manca una: scrivere un biglietto d’auguri, scrivere per una persona speciale… gran bella occasione, il Natale.

Ma raccontatemi… che cosa suscita magicamente in voi lo “spirito del Natale”? Quali libri, quali film, quali canzoni… quali sapori vi fanno sospirare nel freddo di Dicembre?