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LO YOGURT AL CAFFE’ SCHIARISCE LE IDEE

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Iniziamo dalla cena. Ho mangiato pomodoro, mozzarella e chips di mais. Avevo voglia di dolce, ma per non sentirmi troppo in colpa ho optato per un cremosissimo yogurt al caffè: è stata una scelta azzeccata. Si, perché erano settimane che pensavo a cosa scrivere qui a Quartello’s kitchen, ho iniziato alcuni post, ma non li ho finiti o li ho cancellati, mi sembravano fiacchi, terribilmente banali, noiosi. Lo yogurt al caffè “fa bene alla testa”, come diceva Alex Britti della marmellata, perché ho acceso il computer e boom!, sono pronta.

1) SBORNIA PAPALE. Domenica scorsa, come saprete, Cagliari e la Sardegna hanno accolto Papa Francesco in tumulto di emozioni: Videolina ha trasmesso la visita papale in diretta, dall’atterraggio al decollo, e le immagini dei bagni di folla non sembravano provenire dall’Italia, pareva quasi che il Papa stesse visitando una piccola isola sudamericana, tanto calorosa è stata l’accoglienza riservata al pontefice. E io lo capisco, perché Papa Francesco è credibile in ogni suo gesto, in ogni sua parola: quando ti abbraccia, quando ti rimprovera, quando ti sprona. E’ esattamente il Papa di cui la gente ha bisogno, soprattutto in questo periodo così privo di speranza per il futuro, e sembra che finalmente voglia portare la Chiesa nel nostro secolo, con la sua comprensione della realtà, con la volontà di recuperare la povertà evangelica francescana… troppo bello per essere vero? E’ un buon inizio, ma servono cambiamenti concreti, tanto per cominciare è detestabile vedere la moltitudine di popolo grasso sceltissimo (ma da chi? e come? solo in base al censo o conta anche il colore politico di tendenza?) che si “gode” celebrazioni religiose ad un tiro di acqua santa per poi vantarsi di esserci stato, perché la visita del pontefice è “the event” del Settembre cagliaritano. E poi i giovani: perché davanti al papa parlano solo ragazzi che sembrano in trance, che sono così accondiscendenti nel porre le domande, che commiserano tutti i “ragazzi come loro” (paragone discutibile, perché loro a me sembrano alieni o permeati da un un buon 50% di falsità) che dopo la cresima abbandonano la Chiesa e chiedono al Papa come fare a salvare i loro sfortunati coetanei peccatori? Non sarà che i sacramenti vengono somministrati ai bambini e ai ragazzi inconsapevolmente, come una tappa obbligata, da famiglie e parrocchie? Non sarà che la Cresima per essere una “confermazione” dovrebbe essere una scelta di adulti che comprendono il valore di cioè che fanno e non un’occasione per ricevere consolle per videogiochi e soldi o per far venire gli occhi lucidi a nonne e nonni? Cambiamenti concreti, please. E comunque ho adorato il momento in cui Papa Francesco ha esortato i giovani a non mollare esclamando: NO SCORAGGIO!

2) INFAMOUS FILMS. Ieri ho visto una commedia romantica di recente produzione, intitolata Something Borrowed e tratta da un best seller di Emily Giffin che pare abbia provocato sospiri e lucciconi nei lettori di mezza America, boh, un film infame, con una trama infame e dei personaggi ancora più infami: la protagonista era così buona, così bon ton, così banalmente ben vestita da avvocatessina rampante che era impossibile provare simpatia per lei e per i suoi occhi sempre lacrimosi; l’antagonista, migliore amica dell’avvocatessina, era simpatica come un pizzico di zanzara in fronte la sera che devi incontrare i parenti del tuo fidanzato e Lui, beh, lui era uno spasso, mi ricordava un certo M.G., il secchione della mia classe alle medie, col sorriso bianco-dentuto sfoderato in ogni occasione, soprattutto mentre cornificava la fidanzata, il portamento a palanchino con spalle basse tipo gruccia e la capacità decisionale guizzante dall’occhio ceruleo da branzino. Non ho mai desiderato di meno un happy-end, credetemi, un meteorite sul quartiere alto-borghese in cui vivevano gli alto-borghesi protagonisti di questo film non sarebbe stato nemmeno lontanamente soddisfacente. Eppure best seller, eppure film di richiamo. No, le commedie bisogna saperle fare e scrivere, forse sono perfino più difficili di un “drammatico”, perché devono essere capaci di suscitare una gamma di emozioni più ampia, e il romanticismo, non può essere solo primi piani di occhioni luccicanti e sesso bon ton su lenzuola che sembrano uscite da una televendita di materassi, azz!, dove sono Harry e Sally, dov’è “io ti stramo” di Woody Allen a Diane Keaton? Infamous films, una rubrica che conto di aggiornare presto.

3) IL GRANDE BLUFF. E’ Is Arenas il più grande bluff del calcio italiano degli ultimi mesi, a mio avviso. Presto il Cagliari tornerà a giocare nel decadente stadio Sant’Elia, nella sua città. A cosa è servito Is Arenas? A far spendere soldi tolti, tiro ad indovinare, alle attività culturali o all’illuminazione delle strade di Quartu Sant’Elena? A rivoluzionare la viabilità della zona? A molestare gli abitanti del quartiere con lavori interminabili? A fare un dispetto al Comune di Cagliari? A farci sbeffeggiare da tutta l’Italia calcistica?

4) IL SILVIO IN CEPPI. Ero rimasta ai videomessaggi di Bin Laden, ma è evidente che ero rimasta indietro. 

5) ANGELINO VA ALLA GUERRA. Oggi Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, ha visitato i cantieri della TAV, in Val di Susa, presentandosi nella zona con un blitz a sorpresa, senza dare alcuna comunicazione della sua presenza nella zona perché, parole sue, “questa non è una passerella”. Malfidati voi, che avete pensato volesse evitare uova, sassi e ortaggi marci ad alta velocità.

6) BETONIERE. Matteo Renzi è pronto ad asfaltare gli avversari, il PD contrattacca cercando di accaparrarsi tutte le betoniere del paese. 

7)INFAMOUS GOODBYES. Come ho scritto su facebook “Le buone idee non bastano”, ma non per questo smetterò di farmele venire.

Il Tapiro di Neve

Smorfie da tapiro

Un bel premio, non trovate? Da consegnare a Cagliari e Quartu Sant’Elena, due fra le quattro o cinque località in Italia in cui, fra i gelidi inverni del 2012/2013, non è sceso nemmeno un fiocco di neve. Febbraio 2012, sabato mattina, cielo grigio metallo: turbina qualche fiocco su Quartello e mi preparo a condividere il bianco mantello col resto d’Italia. Passano 5 minuti e splende il sole sulla spiaggia del Poetto. Quest’anno non mi sono illusa, nei giorni in cui il centro Sardegna era imbiancato qui sul Golfo degli Angeli ha grandinato, naturalmente mentre aspettavo il bus nella fermata senza pensilina di via Fiume, quella solita, lunga via, in cui l’illuminazione fa romanticamente brancolare i pedoni sotto inutili coni di flebile luce. Un bel tapiro di neve, ma si!, ce lo meritiamo qui, fra Cagliari e Quartu Sant’Elena, per motivi ben più gravi della mancata bianca tempesta. Come giudichereste, voi, qualcuno che rovina per sempre una bella favola, così che non possa essere più raccontata senza suscitare vergogna e delusione?

C’era una volta uno stadio bellissimo, in cui nel 1990 furono disputati i Mondiali: era lo Stadio Sant’Elia, a Cagliari, dimora della squadra di calcio dei Cavalieri RossoBlu’. Nel corso dell’ultimo ventennio però, Incompetenza, Incuria e Rovina hanno costretto i Cavalieri RossoBlu’ a vagare di stadio in stadio, come mercenari in terra straniera, fino a che, stremati per i continui spostamenti, i nostri tenaci Cavalieri non hanno trovato ospitalità nella contrada di Quartu Sant’Elena, vicino Cagliari, dove un nuovo, piccolo stadio venne costruito nel feudo di Is Arenas, in pochi mesi, grazie alla magia di MagApprofitta e MagAffarista. I contradaioli di Quartu erano felici per il nuovo stadio, ma sapevano che di quelle maghe non c’era troppo da fidarsi: ogni notte, da Is Arenas, arrivavano esalazioni di imbroglio marcio, tanto che i Gendarmi iniziarono ad indagare, sospettando che la banda dei Soliti Furbetti avesse infranto molte leggi per edificare il nuovo stadio luccicante. Inizialmente fu permesso solo agli scudieri più fedeli dei Rossoblù di assistere alle partite ed alcuni reggimenti di famosi Cavalieri, come i GialloRossi e BiancoNeri, non varcarono mai le soglie del nuovo stadio: i RossoBlu’ furono costretti a nuove penose trasferte. Ogni settimana diventava tragicamente divertente per gli scudieri-tifosi scommettere se i loro beniamini avrebbero giocato ad Is Arenas, a Torino, sulla Luna, ma proprio quando sembrava che le peregrinazioni dei nostri valorosi Cavalieri fossero finite, i Gendarmi chiusero nella prigione di Cagliari il Generale dei RossoBlu’, il Grande Feudatario di Quartu Sant’Elena e altri oscuri personaggi, tutti accusati di aver costruito lo stadio infischiandosene delle leggi, della tutela del patrimonio ambientale, della provenienza e della finalità dei soldi che avevano usato. Fu così che venne tradita per sempre la fiducia degli scudieri dei RossoBlu’ e di tutti gli ingenui che avevano creduto: “dal fango del Sant’Elia può nascere il fiore di Is Arenas”.

Calate il tapiro in Sardegna, please. Come dite? La prossima settimana ci sono le elezioni? Paracadutate tapiri in tutta Italia allora. Potreste ripetere? A fine mese il Papa si dimette? C’è stata una pioggia di meteoriti in Russia e un asteroide ci ha appena fatto barba e capelli? Ho capito: il 2013 e’ l’anno del tapiro.