giardini via fiume

Impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto

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Quartello risplendeva, in quell’incantevole pomeriggio d’Aprile.

Guglielmo infilò il copione, l’I-pod e il blocco d’appunti nel monospalla, inforcò la bicicletta e pedalò piano verso i Giardini di Via Fiume, godendosi l’aria al sapore d’erba falciata, l’odore del “sughino verde”, così lo chiamava la sua sorellina Giulia. Aveva scelto una grande palma, Guglielmo, e si era accomodato all’ombra, sperando di riuscire a concentrarsi sulle battute: perchè Amleto era così contorto nell’esprimersi? Era quella la domanda! E ancora: per quale imperscrutabile motivo la Compagnia aveva scelto proprio una fosca tragedia per il debutto? Guglielmo conosceva la risposta, ma finse di dimenticarla. Il quartiere aveva finalmente inaugurato il centro culturale e a lui non era sembrato vero, poter seguire un corso di recitazione così vicino a casa sua, a Quartello, lo stesso rione che gli era parso così isolato e poco interessante appena un anno prima, quando la sua famiglia si era dovuta trasferire a causa degli affitti troppo alti di Cagliari. 

-E per cominciare avete deciso di mettere in scena la storia di un aristocratico depresso?!?- gli aveva chiesto sua madre incredula -Potevate scegliere qualcosa di più brioso!

Brioso, certo. Eppure Guglielmo aveva votato per Amleto senza la minima esitazione: il suo voto e quello di Elisabetta erano stati decisivi, perchè la metà della compagnia avrebbe preferito inscenare Molto rumore per nulla. 

Guglielmo amava recitare, ma le prove in Piazza dei Fortini non erano andate bene. Un attore imperfetto, così si era sentito sulla scena, e quando lei, Elisabetta, lo aveva fronteggiato con la sua Ofelia desiderosa di restituire i doni, lui, Guglielmo, aveva dimenticato le battute che conosceva a memoria, perchè la paura aveva preso il sopravvento. Paura di deludere gli abitanti del Quartiere, che si erano fermati con le buste della spesa o il fido amico a quattro zampe al guinzaglio, per vedere come se la cavavano i ragazzi del rione alle prese con fantasma paterno, vendetta, assassinio.  Paura di rovinare il lavoro di chi aveva ripulito la Piazza e liberato i Fortini della Seconda Guerra Mondiale dalle erbacce, per allestire una scena fantastica, un palco degno di un attore che non fosse imperfetto come lui, lo stesso Guglielmo che avrebbe baciato Elisabetta sulle guance e sulla bocca, subito, se la furia d’amore non avesse indebolito il suo cuore, colmandolo di sfiducia.

Perchè Elisabetta avrebbe dovuto amare lui, che non riusciva a rivolgerle la parola fuori dalla scena, che non era mai gentile, simpatico, sfacciatamente propositivo? Guglielmo sentiva che il suo amore cresceva ad ogni sguardo posato sul volto “elisabettiano” decorato di lentiggini, ma più il sentimento diventava insopportabilmente forte, più lui si allontanava da lei, quasi che emanasse un veleno che gli toglieva ogni forza, ogni coraggio.

-Ciao Guglielmo! Pronto per la grande prima?

Guglielmo tornò alla realtà, ai Giardini di Via Fiume e alla signora Alice Ford che lo aveva appena salutato: intanto Page, la meticcia dagli occhi nocciola, già lo stava leccando su tutta la faccia.

-Pronto… non saprei! Cercherò di fare del mio meglio…

-Panico da debutto, eh? In Inghilterra ho fatto recitare Amleto ai miei studenti innumerevoli volte, ma sempre, sempre il Principe di Danimarca veniva preso da lugubri pensieri di disfatta, prima di salire sul palco. Dev’essere l’indole del personaggio ad incupire tanto gli attori, ad amplificare le loro paure… libera la mente, se puoi, da ciò che ti turba: quando salirai sul palco Amleto prenderà il tuo posto. Coraggio Principe, tutto Quartello è con te!

Guglielmo salutò la signora Ford e Page e tornò al suo copione: doveva farcela per il quartiere, per tutte le persone che avevano creduto e lavorato  affinchè Quartello potesse avere un centro culturale, un luogo in cui i ragazzi potessero riunirsi e coltivare i loro interessi, anzichè annoiarsi nei Giardini strafogandosi di pizze, panini e birre, i cui resti giacevano mestamente fuori dai cestini della spazzatura, quasi ogni fine settimana.

Liberare la mente. Gli occhi di Guglielmo si spostarono dal copione al suo blocco d’appunti.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza!

Scriverò, così parlerà il mio cuore. Elisabetta capirà, andrà oltre le chiacchiere di quel mediocre Rosencrantz che le ronza intorno, parla ancora e di più, ma le sue sono vuote lusinghe ad Elisabetta.

Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto… e Quartello avrà il suo corrucciato Principe!

Guglielmo prese in mano la matita e tracciò sul foglio bianco la prima parola.

***

As an unperfect actor on the stage,                                                                                             

Who with his fear is put besides his part,

Or some fierce thing replete with too much rage,

Whose strenght’s abundance weakens his own heart; 

So I, for fear of trust, forget to say

The perfect ceremony of love’s rite,

And in mine own love’s strenght seem to decay,

O’ercharged with burden of mine own love’s might.

O, let my books be then the eloquence

And dumb presagers of my speaking breast,

Who plead for love and look for recompense

More than that tongue that more hath more expressed.

   O, learn to read what silent love hath writ; 

   To hear with eyes belongs to love’s fine wit.

 

Come un imperfetto attore sulla scena

che per paura scorda la sua parte,

o come un essere feroce colmo d’eccessiva furia,

a cui l’abbondanza della forza indebolisce il cuore;

così io, per paura e per sfiducia, dimentico di dire

la perfetta cerimonia del rituale d’amore,

e, nella  forza stessa del mio amore, mi sento svigorire,

 sopraffatto dal fardello della sua potenza.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza

e gli  àuguri muti del mio parlante petto,

che chiedono amore e attendono una ricompensa

che sia più grande che per quella lingua che più e di più ha espresso.

   Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto;

udir con gli occhi s’addice al fine ingegno dell’amore.

***

Questo post shakespeariano partecipa, con un po’ di ritardo, ai festeggiamenti per il compleanno di William Shakespeare. I bloggers di tutto il mondo hanno scritto di lui e delle sue opere in quest’ultima settimana di Aprile: esiste forse un regalo migliore per il Bardo, che non celebrarlo attraverso il più moderno e democratico sistema di comunicazione che abbiamo a disposizione?

Personalmente ho voluto scrivere una sorta di “parafrasi” (molto libera!) del sonetto numero 23, coinvolgendo anche Quartello ed esprimendo la speranza che presto un giovane Guglielmo sosti corrucciato nei Giardini di Via Fiume, intento a prepararsi per una prima davvero speciale.

Non sarebbe meraviglioso, se a Quartello esistesse un centro culturale in cui studiare recitazione e una Piazza dei Fortini in cui allestire un palcoscenico?

Ringrazio Clarina, che nel suo blog sempre accattivante Senza errori di stumpa, ha segnalato l’iniziativa “Happy Birthday Shakespeare”.

Un saluto,

Della 

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