amore per la lettura

Amare le storie

Bimbo-che-legge

Le statistiche pubblicate dalla Nielsen in occasione dell’apertura dell’ultima Fiera del Libro di Torino parlano chiaro: in Italia si legge sempre di meno, per la precisione, 6 virgola qualcosa punti percentuale in meno rispetto ai dati raccolti nel 2013.

Le ragioni di questo fenomeno sono tante e fra queste è annoverata la famigerata “crisi”, per cui anche acquistare un libro sarebbe diventato un lusso per molte famiglie: personalmente, però, ritengo che il costante aggravarsi di questa disaffezione degli italiani nei confronti della lettura dipenda, in gran parte, dal fatto che non si insegni abbastanza, ai bambini, l’amore per le storie.

Quando ero alle scuole medie la mia professoressa di Italiano aveva organizzato una piccola biblioteca di classe: ciascun bambino portava da casa una massimo di cinque libri, che venivano sistemati nell’armadio e messi a disposizione dei compagni. Era attivo un piccolo servizio di prestito, di cui la professoressa teneva scrupolosamente un registro, e c’era il limite di tempo di un mese per finire il libro che si era scelto, dopodiché bisognava “consigliarlo” alla classe, spiegare perché valeva la pena leggerlo senza svelare troppo della trama, per non togliere il gusto della lettura ai compagni.

Questa piccola biblioteca di classe avrebbe i suoi vantaggi anche nel 2014, in piena era digitale, perché consentirebbe ai bambini di poter leggere libri che magari non sono disponibili a casa loro, forse proprio per colpa della crisi, ma soprattutto avrebbe il pregio di stimolare lo spirito critico dei giovanissimi, chiamati a “sponsorizzare” una storia; ricordo due “recensioni” fulminanti, in particolare: -Dovete leggere Gian Burrasca perché fa ridere “a lacrime”-, detto proprio “alla sarda”, e -Non leggete Senza Famiglia perché ci sono troppi momenti tristi per gli animali-… capito? Per gli animali, mica per il povero Remi’  vagabondo!

Illustrazione tratta da Gian Burrasca

Illustrazione tratta da Gian Burrasca

E si, perché il libro poteva anche essere sconsigliato ai compagni, il che forse incuriosiva ancora di più l’uditorio; se poi si scatenava una discussione fra diversi ragazzini che avevano letto lo stesso romanzo, la professoressa era felicissima e, a dire la verità, tutta la classe godeva di questi battibecchi letterari che, fra una bocciatura  inspiegabile e una lode sperticata, aiutavano i bambini ad esprimere e difendere la propria opinione, oltre che incuriosire e stimolare a leggere ancora.

Un'immagine tratta dal film "Senza Famiglia" con Gino Cervi

Un’immagine tratta dal film “Senza Famiglia” con Gino Cervi

Forse l’amore per le storie, per poter durare tutta una vita, dovrebbe iniziare a casa, con mamma e papà che ti leggono le favole, magari prima di dormire, per fare della lettura un momento intimo, la degna chiusura di una giornata convulsa o semplicemente il tempo quotidiano dedicato a volare con la fantasia. Laddove la famiglia fosse carente in questo senso, però, dovrebbe essere la scuola ad intervenire, fin dalla tenera età, magari con un piccolo prestito “interclasse”; per i bambini coinvolti in un progetto così semplice sarebbe facile, poi, avvicinarsi alle biblioteche fuori dalla scuola e alle librerie… certo, è vero, la crisi ci impedisce di scialare con gli acquisti e ci obbliga a fare delle scelte, più di quanto ci piacerebbe ammettere. E allora, non sarebbe bello se, un bambino, dovendo scegliere un regalo da ricevere da mamma e papà, decidesse di chiedere un libro?

Raccontatemi… voi che lettori eravate da piccoli? Se avete figli, nipoti o in qualche modo i cuccioli di uomo fanno parte della vostra vita, come li aiutate ad amare le storie e a diventare  futuri lettori?

Un saluto,

Della

 

UNIA (Uniti Nell’ Immortal Amore)

Grazie a Clarina e all’invito presentatomi nel suo blog “Senza Errori di Stumpa” partecipo ad un gioco molto interessante, che invita a parlare di libri, rispondendo ad alcune domande. L’acronimo UNIA, così viene definito questo “premio”, è stato da me interpretato come nel titolo del post, intendendo l’amore per la letteratura; credo che  il mistero del suo vero significato non sia ancora stato svelato, quindi se avete idee in merito… ebbene, sbizzarritevi!

Passiamo alle domande:

1) Qual’è il primo libro che hai letto in assoluto?

Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne. E’ stata una folgorazione, il libro che mi ha fatto amare la lettura. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine, nonostante morissi di sonno, e ricordo la stretta al cuore, dopo averlo finito… un lieto fine di cui ero contenta, certo, ma mi sentivo abbandonata e la mia vita di bambina sembrava così noiosa rispetto alle avventure vissute da Phileas Fogg e Passepartout! Ancora oggi, lo confesso, questa sensazione d’abbandono mi accompagna quando finisco un libro che ho amato… e ancora oggi ho una predilezione per i personaggi maschili burberi… almeno in apparenza!

2) Hai mai fatto un sogno ispirato ad un libro che hai letto? Se si, racconta.

Mi è capitato spesso, ma il sogno che ricordo con più dolcezza è stato quello in cui abitavo ad Avonlea, la cittadina di Anne Shirley, meglio nota come Anna dai capelli rossi. E’ un sogno confuso, impalpabile direi, in cui ero Anne, ma anche me stessa, una piccola amica della lentigginosa ragazzina che vagabondava per boschi e spiagge insieme a Diana Barry e Gilbert Blythe; per la verità Gilbert era una presenza imposta dal mio subconscio, perchè finchè Anne è stata bambina lo ha detestato… romantica pure nei sogni, mannaggia!

3) Qual’è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo?

Il titolo mi attira, certo, ma non basta. Ho bisogno di una trama, per quanto minima. Spesso poi, prima di comprare un libro, leggo qualche frase, scegliendo delle pagine a caso… anche l’inizio è importante: se l’attacco mi incuriosisce, se non riesco a non voltare pagina… è fatta!

4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?

Ho bagnato le pagine per tanti, ma le lacrime più amare le ho versate per Ettore, principe di Troia. Ero solo una ragazzina, ma la sua morte mi sembrava così ingiusta e lo strazio del corpo martoriato da Achille così insopportabile che la rabbia mi ha completamente sopraffatta. Certo, poi c’è la piccola Beth March… fazzolettini, a me!

5) Qual’è il tuo genere preferito?

Difficilissima domanda. Detesto la parola “fantasy”. Preferisco “romanzo epico-cavalleresco”. Detesto “letteratura per ragazzi”, ma molti dei libri che amo sono etichettati così. E Virginia Woolf? Difficilissima domanda.

6) Hai mai incontrato uno scrittore?

Dario Fo, a passeggio per Cagliari. L’ho riconosciuto, lui ha sorriso, io ho sorriso. E via di passeggiata. Alessandro Baricco, dopo un incontro al Conservatorio di Cagliari.

7) Posta un’immagine che rappresenta cosa significa per te la lettura.

La libreria protagonista dello scambio epistolare fra Helene Hanff, scrittrice che meriterebbe maggior gloria e traduzioni in Italia, e il libraio Frank Doel: 84, Charing Cross Road.

84_Charing_Cross_Road.jpg

Bartel di Pietraluce e Vania, che ne dite di partecipare? L’invito è aperto a chiunque provi “l’immortal amore”…

Un saluto, Della