Figli di una sinistra minore

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No Bersani. In quel momento, in quella conferenza stampa fin troppo posticipata, non puoi dire con sgomento che evidentemente il Pd ha sottovalutato il malessere, la profonda disaffezione degli italiani per la politica. Non puoi dirlo con quella incredulità, che sembra sincera e quindi ancor più colpevole. Come, come è possibile aver sottovalutato, quando decine e decine di piccoli imprenditori si sono tolti la vita, i minatori si sono barricati all’inferno e i pensionati si sono ridotti a frugare nella spazzatura dei mercatini rionali? Non posso accettare quello sgomento, che mi fa capire quanto siate lontani dalla realtà. Stupisce il voto di protesta, quando perfino qui, vicino a Quartello, un uomo si è arrampicato su un traliccio dell’alta tensione per la disperazione? Parole, ne avrei voluto sentire di diverse e meno sprezzanti, nei confronti di un movimento che, se non altro, ha portato persone nuove in Parlamento. Perchè quel fastidio, quello snobismo, fra un sorso d’acqua e l’altro, quando affermi “Dicano cosa vogliono”? Parole, ne avreste dovuto pronunciare altre in campagna elettorale, che dimostrassero partecipazione ai problemi reali dei cittadini, volontà di cambiamento, invece era tutto un fregarsi le mani perché Berlusconi sarebbe stato sconfitto, per non parlare della sottovalutazione di quel comico che “fondasse un partito, poi vediamo quanti voti prende”. 

Parole, parole come “onere”, le hai fatte risuonare, Bersani, come se non potessi sopportare la responsabilità di dialogare con Grillo il comico, invece ti tocca, vi tocca provarci con tutte le forze, perché gli italiani, che piaccia o no, così hanno scelto, non potendo più seguire la logica delle appartenenze a destra e sinistra, ma cos’é la destra, cos’é la sinistra.

Oggi voglio soffermarmi sull’importanza delle parole che non ho sentito fino a questo momento e su quelle  che spero di sentire, un dialogo costruttivo fra il PD e il Movimento 5 Stelle. Fra il Pd e il PdL spero di non sentire mai nemmeno una sillaba, pronunciata con l’intenzione di ignorare la volontà degli italiani che hanno votato M5S: quelle sarebbero parole dette con un unico scopo, la conservazione della specie “politico della seconda repubblica”.

Ci avete fatto caso? Maurizio Crozza, durante l’intervento a Ballarò, ha imitato Bersani, ripetendo gran parte del suo discorso in conferenza stampa, senza modificarlo poi molto: qualcosa vorrà pur dire.

Parole. Mi aspetto di sentirne di migliori, seguite, una volta tanto, dai fatti. 

Poi, alle urne.

Il Tapiro di Neve

Smorfie da tapiro

Un bel premio, non trovate? Da consegnare a Cagliari e Quartu Sant’Elena, due fra le quattro o cinque località in Italia in cui, fra i gelidi inverni del 2012/2013, non è sceso nemmeno un fiocco di neve. Febbraio 2012, sabato mattina, cielo grigio metallo: turbina qualche fiocco su Quartello e mi preparo a condividere il bianco mantello col resto d’Italia. Passano 5 minuti e splende il sole sulla spiaggia del Poetto. Quest’anno non mi sono illusa, nei giorni in cui il centro Sardegna era imbiancato qui sul Golfo degli Angeli ha grandinato, naturalmente mentre aspettavo il bus nella fermata senza pensilina di via Fiume, quella solita, lunga via, in cui l’illuminazione fa romanticamente brancolare i pedoni sotto inutili coni di flebile luce. Un bel tapiro di neve, ma si!, ce lo meritiamo qui, fra Cagliari e Quartu Sant’Elena, per motivi ben più gravi della mancata bianca tempesta. Come giudichereste, voi, qualcuno che rovina per sempre una bella favola, così che non possa essere più raccontata senza suscitare vergogna e delusione?

C’era una volta uno stadio bellissimo, in cui nel 1990 furono disputati i Mondiali: era lo Stadio Sant’Elia, a Cagliari, dimora della squadra di calcio dei Cavalieri RossoBlu’. Nel corso dell’ultimo ventennio però, Incompetenza, Incuria e Rovina hanno costretto i Cavalieri RossoBlu’ a vagare di stadio in stadio, come mercenari in terra straniera, fino a che, stremati per i continui spostamenti, i nostri tenaci Cavalieri non hanno trovato ospitalità nella contrada di Quartu Sant’Elena, vicino Cagliari, dove un nuovo, piccolo stadio venne costruito nel feudo di Is Arenas, in pochi mesi, grazie alla magia di MagApprofitta e MagAffarista. I contradaioli di Quartu erano felici per il nuovo stadio, ma sapevano che di quelle maghe non c’era troppo da fidarsi: ogni notte, da Is Arenas, arrivavano esalazioni di imbroglio marcio, tanto che i Gendarmi iniziarono ad indagare, sospettando che la banda dei Soliti Furbetti avesse infranto molte leggi per edificare il nuovo stadio luccicante. Inizialmente fu permesso solo agli scudieri più fedeli dei Rossoblù di assistere alle partite ed alcuni reggimenti di famosi Cavalieri, come i GialloRossi e BiancoNeri, non varcarono mai le soglie del nuovo stadio: i RossoBlu’ furono costretti a nuove penose trasferte. Ogni settimana diventava tragicamente divertente per gli scudieri-tifosi scommettere se i loro beniamini avrebbero giocato ad Is Arenas, a Torino, sulla Luna, ma proprio quando sembrava che le peregrinazioni dei nostri valorosi Cavalieri fossero finite, i Gendarmi chiusero nella prigione di Cagliari il Generale dei RossoBlu’, il Grande Feudatario di Quartu Sant’Elena e altri oscuri personaggi, tutti accusati di aver costruito lo stadio infischiandosene delle leggi, della tutela del patrimonio ambientale, della provenienza e della finalità dei soldi che avevano usato. Fu così che venne tradita per sempre la fiducia degli scudieri dei RossoBlu’ e di tutti gli ingenui che avevano creduto: “dal fango del Sant’Elia può nascere il fiore di Is Arenas”.

Calate il tapiro in Sardegna, please. Come dite? La prossima settimana ci sono le elezioni? Paracadutate tapiri in tutta Italia allora. Potreste ripetere? A fine mese il Papa si dimette? C’è stata una pioggia di meteoriti in Russia e un asteroide ci ha appena fatto barba e capelli? Ho capito: il 2013 e’ l’anno del tapiro.

UNIA (Uniti Nell’ Immortal Amore)

Grazie a Clarina e all’invito presentatomi nel suo blog “Senza Errori di Stumpa” partecipo ad un gioco molto interessante, che invita a parlare di libri, rispondendo ad alcune domande. L’acronimo UNIA, così viene definito questo “premio”, è stato da me interpretato come nel titolo del post, intendendo l’amore per la letteratura; credo che  il mistero del suo vero significato non sia ancora stato svelato, quindi se avete idee in merito… ebbene, sbizzarritevi!

Passiamo alle domande:

1) Qual’è il primo libro che hai letto in assoluto?

Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne. E’ stata una folgorazione, il libro che mi ha fatto amare la lettura. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine, nonostante morissi di sonno, e ricordo la stretta al cuore, dopo averlo finito… un lieto fine di cui ero contenta, certo, ma mi sentivo abbandonata e la mia vita di bambina sembrava così noiosa rispetto alle avventure vissute da Phileas Fogg e Passepartout! Ancora oggi, lo confesso, questa sensazione d’abbandono mi accompagna quando finisco un libro che ho amato… e ancora oggi ho una predilezione per i personaggi maschili burberi… almeno in apparenza!

2) Hai mai fatto un sogno ispirato ad un libro che hai letto? Se si, racconta.

Mi è capitato spesso, ma il sogno che ricordo con più dolcezza è stato quello in cui abitavo ad Avonlea, la cittadina di Anne Shirley, meglio nota come Anna dai capelli rossi. E’ un sogno confuso, impalpabile direi, in cui ero Anne, ma anche me stessa, una piccola amica della lentigginosa ragazzina che vagabondava per boschi e spiagge insieme a Diana Barry e Gilbert Blythe; per la verità Gilbert era una presenza imposta dal mio subconscio, perchè finchè Anne è stata bambina lo ha detestato… romantica pure nei sogni, mannaggia!

3) Qual’è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo?

Il titolo mi attira, certo, ma non basta. Ho bisogno di una trama, per quanto minima. Spesso poi, prima di comprare un libro, leggo qualche frase, scegliendo delle pagine a caso… anche l’inizio è importante: se l’attacco mi incuriosisce, se non riesco a non voltare pagina… è fatta!

4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?

Ho bagnato le pagine per tanti, ma le lacrime più amare le ho versate per Ettore, principe di Troia. Ero solo una ragazzina, ma la sua morte mi sembrava così ingiusta e lo strazio del corpo martoriato da Achille così insopportabile che la rabbia mi ha completamente sopraffatta. Certo, poi c’è la piccola Beth March… fazzolettini, a me!

5) Qual’è il tuo genere preferito?

Difficilissima domanda. Detesto la parola “fantasy”. Preferisco “romanzo epico-cavalleresco”. Detesto “letteratura per ragazzi”, ma molti dei libri che amo sono etichettati così. E Virginia Woolf? Difficilissima domanda.

6) Hai mai incontrato uno scrittore?

Dario Fo, a passeggio per Cagliari. L’ho riconosciuto, lui ha sorriso, io ho sorriso. E via di passeggiata. Alessandro Baricco, dopo un incontro al Conservatorio di Cagliari.

7) Posta un’immagine che rappresenta cosa significa per te la lettura.

La libreria protagonista dello scambio epistolare fra Helene Hanff, scrittrice che meriterebbe maggior gloria e traduzioni in Italia, e il libraio Frank Doel: 84, Charing Cross Road.

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Bartel di Pietraluce e Vania, che ne dite di partecipare? L’invito è aperto a chiunque provi “l’immortal amore”…

Un saluto, Della

BABBO NATALE STA ARRIVANDO IN CITTA’…

 

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Una volta trascorse le festività dei primi giorni di Novembre, la città si è tuffata nei preparativi per il Natale con velocità sorprendente. Per “città”, lo ammetto, intendo Cagliari e Quartu Sant’Elena, che nella mia mente formano un tutt’uno inestricabile di luoghi in cui vivo, lavoro, studio: un “gomitolo di strade” che, tuttavia, mantengono le loro peculiarità, perchè basterebbe anche solo l’odore dell’aria autunnale, così intrisa, a Quartu, del profumo della legna che brucia nei caminetti, per distinguere il capoluogo dalla cittadina che invoca Sant’Elena. Quartello rappresenta la modernità, il quartiere giovane, con tradizioni e ricordi tutti da inventare, importare, archiviare anno dopo anno, affinchè si sedimentino nella memoria degli abitanti: forse un giorno anch’io potrò raccontare com’era il Natale a Quartello nel 2012. Quartu Sant’Elena invece è una cittadina ricca di tradizioni antiche e sulle vie del centro, in cui si susseguono i negozi che trovereste in ogni altra città, si affacciano discretamente le strade di paese, strette in un inseguirsi di portoni di legno, che spesso nascondono case campidanesi insospettabilmente ampie, con giardini e verande di cui i quartieri moderni non conoscono la bellezza. 


pastissus.jpgLa domenica mattina mi capita di passeggiare per la vecchia Quartu Sant’Elena e l’odore della legna che brucia nei caminetti, insieme allo spettacolo delle vetrine che espongono i tipici dolci sardi di mandorle, mi ricordano gli anni in cui, da bambina, ho vissuto a Villasor, un piccolo paese poco distante da Cagliari: i primi tre anni delle elementari, spensierati, quando potevo giocare all’aria aperta, non importava quanto facesse freddo, e muovermi sempre a piedi, per andare a casa dei miei amici o alla novena. Il cerchio si chiude, quindi, torniamo a Natale, a quei nove pomeriggi in cui giocavo davanti all’albero, fantasticando sui regali che avrei ricevuto, per poi infilare il cappottino rosso e volare a casa della mia amica Maria Letizia, con cui sarei andata in chiesa, a San Biagio, per sentire il Natale avvicinarsi a grandi passi. Camminare per la vecchia Quartu, quando cominciano i giorni da camino, mi riporta indietro nel tempo e il viaggio a ritroso lascia ancor più senza fiato se dalle finestre baluginano le luci di Natale.

Sembra che quest’anno i negozi si siano preparati ad affrontare le festività con largo anticipo, gli allestimenti, fra abeti di plastica, macchine sparaneve e luci ad intermittenza musicale, sono pronti a risucchiarci nell’atmosfera del Natale, che ci piaccia o no. Domai sarà gia il 20 di Novembre, molte più luci saranno accese, ma personalmete ho avuto l’impressione che quest’anno le mie due città abbiano avuto fretta di vestirsi a festa: voglia di Natale? Forse le brutture a cui stiamo assistendo, che siano politiche, economiche o belliche, hanno risvegliato il desiderio di momenti sereni e di condivisione, come se il Natale potesse innalzare una barriera fra noi e il mondo.

Amo il Natale e in fondo vorrei che fosse così. Quando ero alle scuole medie la mia professoressa di italiano indulgeva in prolissi racconti sulla sua vita (vero Francesca?), ne ricordo uno in particolare, in cui descriveva la sera della Vigilia di Natale, un momento in cui la sua famiglia si riuniva attorno alla tavola imbandita, tirando le tende, preservando il tepore, “c’eravamo solo noi e tutto il mondo fuori”, disse, e io rimasi affascinata da questa immagine, che rafforzava la mie convinzioni riguardo la magia del Natale, una festa “potente”, capace di instillare nelle persone l’amore.

Vorrei che fosse così, ma ero solo una ragazzina delle medie. Forse è vero, quest’anno il desiderio del Natale è forte, allora che arrivi presto, con tutti i Merry Christmas e Jingle Bells, e che passi, passi ancor più velocemente, perchè le brutture a cui stiamo assistendo, che siano politiche, economiche o belliche, quest’anno rendono la festa quasi inopportuna, disturbante. 

Come sentite, voi, il Natale che si avvicina a grandi passi?

La vostra Della, la domenica mattina, camminerà per le stradine  strette di Quartu, natale_novena_9.jpgritroverà il suo Natale di bambina col cappottino rosso e proverà, proverà, proverà a portarlo fuori. 

Amo il Natale, accidenti a me.

Un saluto,

Della

QUARTELLOWEEN

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E’ il terzo Halloween, ormai, che trascorro a Quartello. Come sempre in questo periodo gli “anti-festeggiamenti-di-Halloween” sono scatenati, tutti a ripetere le solite banalità vagamente bigotte in difesa della “nostra” cultura e religione, tutti a parlare dei pericoli insiti in questa festa solo apparentemente innocua, che introdurrebbe gli ignari festeggianti a riti di cui mi rifiuto persino di scrivere. La festa cristiana di Ognissanti si è sovrapposta a riti pagani, certo, e  questa sovrapposizione la  arricchisce di sfumature che forse andrebbero indagate anzichè respinte, perchè si scoprirebbe che molte tradizioni, proprio quelle che ci sembrano tanto consumistico-americane etc etc, fanno parte anche della nostra cultura. Cosa pensereste se vi dicessi che in molti paesi della Sardegna, per la vigilia di Ognissanti, i bambini erano soliti annerirsi il viso col carbone e passare in rassegna il vicinato, chiedendo un dono per “is animeddas” ovvero “le piccole anime”? Per caso vi ricorda “trick or treat”? Credo che, se ciascuno di noi intervistasse i suoi parenti più anziani, scoprirebbe una infinità di riti, racconti e ricette (che allitterazione!) legati a questa festa: perchè non scoprirli e confrontarli,  contaminandoli consapevolmente? Halloween può essere un’ottima occasione per imparare, per esempio, come differenti culture si rapportino alla morte: provate a cercare su Google “Los Dias de los Muertos” e scoprirete… 

Prima di lasciarvi (sapete, devo andare a svuotare la zucca…), vi propongo un quesito: chi di voi non conosce i dolci detti “ossa di morto”? Croccanti ossicine di frutta secca da sgranocchiare avidamente per queste festività, Ognissanti e 2 Novembre… macabro? E cosa c’è di male in un pizzico di sano spavento, in una storia paurosa, insomma, in un osso di morto che si rivela essere un croccante di mandorle e nocciole?Ossa di morto.jpg

 Sette e stregoneria? Come sempre, e scusate la banalità, la malizia è negli occhi di chi guarda.

Come personale dono di Halloween, uno “stralcio pauroso di blog” in cui Della era Lolì: era il 31 Ottobre 2008.

Buon Halloween e BOOOOOH!!!!

***

 

   Questa sera, al calar del sole, sono andata a trovare il signor Reuel.

   Forse sarebbe meglio dire che l’ho salvato o che ci siamo salvati a vicenda. Due signore del Quartiere, due “mamme giovani”, si lamentavano con il nostro custode per la festa di Halloween che si terrà nel Parco venerdì sera, quando una torma di streghe, zombies, licantropi e diavoletti delle scuole elementari invaderà i viottoli del Parco per la “Caccia a Manomozza”. Letteralmente, Manomozza  è una mano mozza. Una mano sinistra, con brandelli di carne sanguinolenti ancora attaccati al polso e cinque dita sottili, eleganti quasi, se non fosse per la sporcizia marrone annidata sotto le unghie troppo lunghe, dita pronte ad afferrarvi e stritolarvi e terrorizzarvi, bleah, soprattutto il pollice arcuato capace di ruotare su se stesso,  che impressione.

   Ai tempi di Napoleone Manomozza era attaccata al corpo di Ulysses O’Brian, un marinaio di origini irlandesi che serviva, più o meno volontariamente, Sua Maestà britannica sulla nave da guerra “Surprise” e inventava canzoncine assai offensive sui “mangia-rane” francesi… oh, ma Ulysses era famoso soprattutto per la rapidità con cui faceva sparire dai piatti altrui le gallette ammuffite e la carne secca, e ancor di più per la capacità di abbassare il livello del barile di grog senza che nessuno riuscisse a coglierlo sul fatto. Al Capitano Jack Aubrey Ulysses era molto simpatico per via delle canzoncine oscene sui mangia-rane francesi, così tollerava i suoi furtarelli, per quanto rubare cibo e grog fossero reati gravi su una nave in guerra: la ciurma sapeva fin troppo bene quanto potesse essere severo Aubrey, perfino con gli ufficiali… ma non con Ulysses, no, quel pazzo di un irlandese, che giurava di aver fatto l’amore con una banshee, salvava sempre la pellaccia, altrochè, e trincava e cantava.

   Ora, immaginate una mezza ciurma ubriaca, una fatiscente locanda chiamata “Dal vecchio Giona” e, in lontananza, il Porto della vostra Città; immaginate la rabbia e poi immaginate un complotto, e una punizione esemplare… povero Ulysses, forse non avrebbe dovuto vantarsi di farla sempre franca col Capitano, e i suoi compagni, bè, non pensavano certo di ucciderlo tagliandogli una mano col coltellaccio trincia-maiali del vecchio Giona! Molti marinai avevano perso una mano o un piede durante gli abbordaggi, ma Ulysses, ecco, nonostante il dottor Maturin, medico di bordo della “Surprise”, fosse più che dotato, Ulysses decise di morire, e c’è chi giura che abbia sussurrato all’orecchio del dottore che moriva per il tradimento subito e che la sua mano era libera di vendicarsi, se avesse voluto, perché era una mano stregata, la mano con cui aveva accarezzato e amato la terrificante banshee nella sua terra d’Irlanda.   

   Per quanto il dottor Maturin , medico e scienziato, nonché aspirante naturalista, fosse razionale, non fu in grado di spiegare al Capitano Aubrey che fine avesse fatto la mano del povero Ulysses, la quale, fino a qualche attimo prima della morte del suo legittimo corpo, se ne stava inerme sul tavolo in cui l’aveva poggiata lo stesso dottore.  Ovviamente la ciurma della Surprise aveva tutta una serie di teorie in proposito, ma al Capitano Aubrey non interessavano le vecchie superstizioni dei suoi marinai, individuò gli “assassini per caso” e li allontanò dalla sua nave: certo, gli dispiaceva per Ulysses, ma aveva una guerra da combattere e una nave francese, l’Acheron, da inseguire.

   Così è nata la storia di Manomozza, una mano che punisce i traditori, brama la sua banshee e che, ancora oggi, a quanto sembra, si aggira per i vicoli più bui della mia Città… brrr, dimenticate la Famiglia Addams!!!

   Insomma, tornando ad Halloween, i ragazzi delle medie (fra cui i “terribili 4” del mio palazzo…) hanno organizzato nel Parco una caccia a Manomozza, pensate che quel genietto di Mauro è perfino riuscito a costruire un arto che si muove e si trascina, lasciando in terra una scia di sangue! Chissà che spavento i bambini che la troveranno, venerdì sera… non vi sembra un bel modo per festeggiare la notte più spaventosa dell’anno? Oppure siete anche voi del parere che Halloween sia una “roba americana” indegna di essere celebrata, sempre e comunque?

   Stasera le due “mamme giovani” che torturavano il signor Reuel non facevano altro che parlare di consumismo e sotto-culture varie e vi assicuro che è stato strano, ma illuminante, sentire un uomo dell’età del nostro custode, raccontare le sue vigilie di Ognissanti, quando da bambino si colorava il viso di nero con un pezzo di carbone e, insieme agli amici, andava di casa in casa, chiedendo dei doni “per le piccole anime”, che fossero dolci, pane, mandorle, noci o castagne, bé, non importava molto! E vogliamo parlare delle lanterne lasciate accese sui davanzali delle finestre, per tutta la notte fra il 31 Ottobre e il 1 Novembre?

   Insomma, questa ricorrenza, tanto criticata perché sentita come “estranea”, è in realtà estremamente radicata nella nostra cultura e mi chiedo perché, anziché rifiutare, non possiamo recuperare, riscoprire, confrontare… e perché no, svuotare una zucca, intagliarla e accendere una candela… vi assicuro, è una soddisfazione incredibile, vedere il ghigno del vecchio Jack O’Lantern illuminare il vostro salotto!

   

Non so se il signor Reuel abbia convinto le “mamma giovani”, ma sentirlo “raccontare” è stato bellissimo e, come tutti gli anni, gli porterò una fetta di torta di zucca, la sera del 31… eh si, ci siamo salvati a vicenda stasera. Io ho fatto sparire le “mamme giovani” dal suo giardino appena prima che cominciasse a spazientirsi per le loro banalità e lui, dopo quella che per me è stata una grigia giornata di vento freddo, ha “raccontato”… salva, per oggi.

   Speriamo di non incontrare Manomozza, questo Halloween!! 

 

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In diretta da Is Arenas, ehm, dal tavolino: Cagliari-Roma 0-3

Cagliari-Roma 0-3, Is Arenas stadio, Cellino, Cagliari Calcio, Cagliari perde a tavolino contro la Roma


Altro che Cagliari-Roma a porte chiuse e tifosi rossoblu privati, ancora una volta, della gioia di vedere la propria squadra giocare in casa, ehm, quasi in casa… negli ultimi due giorni lo stadio di Is Arenas è finito su tutti i giornali, i telegiornali, i siti internet, i blog, i forum, insomma, il “non-finito” più famoso dell’Italia sportiva si sta facendo onore, non c’è che dire.

Dove eravamo rimasti? Nel post precedente vi ho raccontato che Cagliari-Roma si sarebbe giocata a porte chiuse, come era accaduto per Cagliari-Atalanta; frustrato da questo ennesimo mancato debutto, il presidente Cellino ha invitato i tifosi a presentarsi ugualmente fuori dallo stadio, ma il prefetto di Cagliari ha annullato il match, per prevenire eventuali problemi di ordine pubblico. Sono tutti molto arrabbiati ora: i tifosi del Cagliari, Cellino, la Lega Calcio, la Roma: il clima è davvero esasperato. L’ intemperanza di Cellino deve ricadere sul Cagliari, che perderà quindi 0-3 con la Roma, pronta a fare ricorso come una faina davanti ad un pollaio? Può essere davvero considerata un’istigazione l’invito di Cellino rivolto ai tifosi?  Voi che ne pensate? Personalmente ritengo che il presidente del Cagliari non volesse istigare i tifosi, che forse si sarebbero presentati fuori da Is Arenas solo per festeggiare e sostenere la loro squadra, magari anche senza l’invito del presidente. Il problema sta proprio in quel “forse”. Ogni occasione d’incontro o protesta pacifica è potenzialmente pericolosa, mai come in questo periodo, e la frustrazione e la delusione di chi non può nemmeno godersi una partita di calcio la domenica possono trasformarsi in quel sospiro che fa dire “questo è troppo, adesso basta”, un sospiro che magari rimarrebbe tale se non ci fosse chi riesce a farlo esplodere in un urlo incontrollato. Lo abbiamo visto in occasione di manifestazioni e proteste ben più importanti, trasformate in guerriglia da delinquenti infiltrati. Si può rischiare che accadano incidenti del genere? No, non si può, anche perchè il calcio, lo sappiamo bene, è un catalizzatore d’emozioni, una valvola di sfogo… è importante, per tanta gente, e biasimo chi lo snobba, dicendo che è solo un gran giro di soldi, che bisognerebbe interrompere il Campionato per due anni al fine di fare piazza pulita, come ha suggerito Monti. Che sia gravemente malato, il calcio, è fuori questione, ma curarlo, senza toglierlo alla gente, è un obbligo.

Mentre scrivo queste parole, l’Ansa racconta che il Cagliari ha perso la partita 0-3, a tavolino. E’ triste, frustrante. Mi auguro che da questo fango possa davvero nascere un fiore, che questo pasticciaccio rappresenti il fondo, oltre il quale non si può scendere. Un pasticciaccio così brutto da scuotere chi è responsabile della situazione di stallo che riguarda un vero stadio per il Cagliari, a Cagliari.

Signori, rimboccatevi le maniche, mettete da parte invidie, dispetti, battutine sarcastiche… credo che i tifosi sardi siano stanchi di leggere sui giornali i vostri sterili botta e risposta, le vostre accuse reciproche. Ci abbiamo già rimesso tre punti, non vorremmo perderci definitivamente la faccia.

Un saluto,

Della

In diretta da Is Arenas

“Buonasera amici sportivi, in diretta dallo stadio Is Arenas di Quartu Sant’Elena vi trasmettiamo Cagliari-Juventus!”

Is Arenas allenamento Cagliari

L’annuncio, non proprio originale, del cronista sportivo potrebbe essere questo, a Dicembre, quando la Juventus verrà a giocare  in trasferta qui a Quartu Sant’Elena, a pochi chilometri da Quartello: intanto però Cagliari-Roma si giocherà a porte chiuse domenica prossima e per la seconda volta da quando è iniziato il campionato i tifosi del Cagliari verranno privati della gioia di veder giocare la loro squadra… si dovranno accontentare di sbirciare dai pertugi del cantiere ancora in fase di smantellamento. Se l’anno scorso mi avessero detto che il Cagliari avrebbe giocato il Campionato così vicino a casa non ci avrei creduto, anche perchè il caso vuole che prima abitassi vicinissima allo stadio Sant’Elia, di cui ancora non si conosce il destino; le ipotesi sono svariate e comprendono un centro commerciale, una beauty farm… personalmente ritengo che lo stadio del Cagliari debba essere a Cagliari (l’opzione Elmas, vicino all’aeroporto, è caduta miseramente…) e debba essere il Sant’Elia: perchè non ristrutturarlo seriamente stavolta e farne uno stadio moderno, come quello della Juventus a Torino? Forse questo “male”, questa disavventura per il Cagliari e i suoi tifosi si potrebbe trasformare in un periodo di attesa, magari lungo, ma che porterà la città e la squadra ad avere uno stadio degno di questo nome e della storia del Cagliari. Si, perchè lo stadio Sant’Elia è collocato in un’ottima posizione, possiede ampi parcheggi e strade d’accesso scorrevoli… è uno stadio “di città” e tutta la città gode, anzi, godeva del fermento pre-partita. Che fosse una domenica in cui il Cagliari giocava in casa lo si capiva dall’atmosfera frizzante, dai tifosi intabarrati di rosso e blu, dai grandi pullman provenienti dall’entroterra; poi c’erano i boati, che raccontavano di goal fatti, mancati, subiti, i cori allegri, volgari, furiosi… sembravano provenire da sotto casa, se il vento soffiava nella direzione giusta.

Sant'Elia

Avevo 12 anni quando il Sant’Elia, appena tirato a lucido, ha ospitato i Mondiali di Italia 90, il girone dell’Inghilterra, dell’Olanda, dell’Irlanda e dell’Egitto… ricordo bene l’invasione dei tifosi “orange”, il timore degli hooligans inglesi, che invece si comportarono magnificamente, le scorribande di Gascoigne nei ristoranti della città… è stata una festa magnifica, ai miei occhi di bambina sembrava che la città fosse stata trasportata fuori dalla Sardegna, che fosse più unita al resto d’Italia, dove ugualmente si celebrava il Mondiale, e arricchita dalla presenza di questi strani tifosi alti e bianchicci, tranne che  sulle guance, sempre rubizze! Il fulcro di questo spettacolo era il Sant’Elia, sempre illuminato, sempre pieno di giornalisti e tifosi in attesa che il mega-pullman della loro nazionale facesse il suo ingresso nel piazzale dello stadio… il Sant’Elia è stato degno della manifestazione che ha ospitato e sarebbe un peccato cancellare lo scenario di un ricordo tanto bello, quando invece lo si potrebbe celebrare in un Museo che raccontasse la storia del Cagliari e del suo stadio.

francobollo italia 90

Torniamo ad Is Arenas: forse molti tifosi del Cagliari si rifiuterranno di andarci, anche quando sarà aperto al pubblico. Non credo che dipenda dalla convinzione che il Cagliari, giustamente, dovrebbe giocare nel capoluogo, ma piuttosto dall’incertezza che caratterizza i progetti per la futura “casa” della squadra: forse se i tifosi sapessero quale sarà il destino del Cagliari accetterebbero questo purgatorio quartese più serenamente. Il Cagliari è l’unica squadra dell’isola in serie A, ogni anno lotta per rimanere al top e merita uno stadio nuovo, certo, ma che racconti anche la sua storia, la storia dei suoi tifosi.

striscione cagliari

Per ora Is Arenas è la casa del Cagliari e Quartu Sant’Elena  ha accolto la squadra con entusiasmo, nonostante le preoccupazioni riguardanti i parcheggi e la viabilità; durante l’estate ho potuto seguire i lavori di ampliamento dello stadio e non c’è stata una sola volta in cui, passando vicino al cantiere, non abbia visto un assembramento di persone che, magari facendo una sosta durante la passeggiata con Fido o portando i bimbi a giocare nei vicini giardinetti, non si fermasse a sbirciare, a chiacchierare, ad esprimere la propria opinione davanti ai microfoni degli onnipresenti giornalisti. 

Is Arenas 2

Nonostante i processi, le scommesse, gli stadi fatiscenti, gli stipendi schifosamente alti, il calcio rimane una festa. Speriamo che a Is Arenas la festa cominci presto e duri fin tanto che Cagliari, riprendendosi la propria squadra, non possa dire “Grazie della collaborazione, Quartu!”

Se a Dicembre riuscirò a godermi Cagliari – Juventus a così poca distanza da Quartello… statene certi,  vi racconterò la festa! Eppure, non posso fare a meno di sorridere pensando ai giornalisti Rai, Mediaset e  Sky in diretta da Is Arenas…………………..

Un saluto, 

Della

Brucia l’estate (Quartello burning bright)

Immaginate di tornare a casa dopo una estenuante giornata costellata di impegni. State percorrendo a moderata velocità Viale Poetto, illuminato da un’intermittenza giallastra di lampioni in gran parte incidentati, e già pregustate il meritato riposo, qualche pagina di lettura prima del sonno, artificialmente rinfrescato da quell’aggeggio roboante e scolante e salvifico… il condizionatore. Nonostante sia quasi mezzanotte, il termometro in auto segna 28 gradi e l’umidità ha trasformato i vostri capelli nella chioma leonina non di una, ma di tutte e tre le Charlie’s Angels messe insieme: che bella l’estate! All’improvviso lo vedete all’orizzonte, il fumo, e vi sembra troppo vicino a casa vostra… fortunatamente l’aria condizionata congela sulla tempia la gocciolina di sudore provocata dall’amletico dubbio: ho spento o non ho spento la piastra prima di uscire stamattina?

-Sembra proprio davanti a casa…

-Ma no…- vi risponde Morris con un ottimismo non troppo convinto.

La verità vi aspetta in via Fiume, ma si, la strada buia che più buia non si puo’, recentemente rischiarata dalla flebile, troppo flebile!, luce di ecologici lampioncini ad energia solare. Il rigoglioso canneto che costeggia il viale, oasi del pollo sultano (!) e cornice dello stagno di Molentargius e’ in fiamme. Fortunatamente il maestrale soffia verso lo stagno e le dense colonne di fumo si dirigono lontano da Quartello: gli abitanti del quartiere si affacciano ai balconi o si riversano per strada, le fiamme sono alte e rosseggiano contro il cielo notturno, sono vicine, troppo vicine , ma il vento le allontana dalle abitazioni e allora l’incendio si trasforma in uno spettacolo terrificante, da cui e’ impossibile distogliere lo sguardo.

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I pompieri riescono a domare le fiamme intorno alle 5 del mattino, ma verso le 6.30 un focolaio sopito si risveglia… l’indomani mattina le macchine, i parcheggi, i giardini di Quartello sono neri, grossi petali di cenere volteggiano nell’aria già calda delle 8. L’elicottero, così vicino da non sembrare reale, rovescia acqua sulla terra fumante: sembra che, sulla scenografia quotidiana della tua vita abbiano montato un mega schermo del cinema. Ma non stanno proiettando un film, stavolta.

Un saluto, Della

Aggiornamento:le indagini dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale hanno evidenziato danni gravissimi per la flora e la fauna dello stagno di Molentargius. Non sembrano esserci dubbi sull’origine dolosa dell’incendio.

La Letteratura alle Olimpiadi

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I giorni delle Olimpiadi sono speciali.

Adoro sapere che se accenderò la televisione, mi godrò ore ininterrotte di sport e storie. Naturalmente è emozionante seguire le imprese degli atleti azzurri, ma forse sono i volti dei paesi lontani a regalare le storie più interessanti, perchè inattese.

Colori, Culture, Speranze “diversi” si misurano davanti ad un medesimo ostacolo e allora acqua, reti, bersagli e piste si trasformano nel “terreno del sogno”, perchè chi correrà più veloce sarà un campione olimpico, un vincitore, per 4 anni… le Olimpiadi sono l’occasione della vita.

Lo si legge sui volti degli atleti, anche quelli più giovani, che possono sperare di partecipare ancora, in futuro, alla storia dello sport: sentono il peso del momento da cogliere, perchè “…chissà se fra 4 anni sarò in forma come oggi, forse ci sarà un giovanissimo nuotatore di 15 anni che con la sua forza e  avventatezza mi soffierà il posto in finale…”, e allora, questo è  il giorno.

Lo ammetto: preferisco le Olimpiadi extra-europee. Ma si, quelle in cui la giornata olimpica comincia quando in Italia tramonta il sole e le gare che contano si svolgono in piena notte… ed ecco che mi tornano in mente nottate olimpiche di imprecazioni e fiato sospeso, alle quattro di notte, mentre tifo per un finlandese che lancia un giavellotto o per un cubano che salta in lungo, sempre più in lungo: le Olimpiadi arrivano ogni 4 anni per gli atleti che gareggiano, ma anche per chi ama lo sport… per loro, per noi, il tempo olimpico sarà tempo di ricordi, dolce-amari come lo sono tutti, ma anche di  speranze e promesse per il futuro, per le prossime Olimpiadi.

Le Olimpiadi e Londra: per me un connubio quasi fatale, l’evento che racconta le storie sportive più coinvolgenti e la terra della letteratura che più amo, poi lui, Kenneth Branagh, anzi Sir Kenneth Branagh, che appare alla cerimonia d’apertura e legge un brano della Tempesta di Shakespeare.

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Quando ero solo una ragazzina mi ha fatto amare quell’Enrico V che la professoressa aveva appena adombrato a scuola, ho riso, eccome, con il suo Benedetto, e anche se pensavo non fosse possibile, ho amato ancor di più Amleto, dopo la sua regia di “Nel bel mezzo di un gelido inverno” e il suo Hamlet.

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Non solo Shakespeare, alla cerimonia d’apertura dei giochi di Londra, ma anche la letteratura cosiddetta “per ragazzi”, celebrata insieme al GOSH, il servizio sanitario nazionale inglese, il cui polo di medicina pediatrica cura i bimbi malati di tutto il mondo.

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La malattia, peggio, la malattia dei bambini irrompe nello stadio olimpico, tempio dello sport: un’immagine stridente forse, ma poetica, un accostamento che è stato risolto dal regista Danny Boyle in modo magistrale, portando nelle corsie d’ospedale i terribili Voldemort, Crudelia Demon, la Regina di Alice, per dire ai bimbi, al mondo, questo è il male, è multiforme e ingannevole, come la malattia contro cui lottate, ma Harry Potter combatte, combattete anche voi!

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 Fin da piccola ho creduto in questo potere della letteratura ed è stato commuovente vedere, laddove si celebrano l’agonismo e il superamento dei propri limiti, un incoraggiamento a combattere la vera battaglia della vita e per la vita… contro la malattia, la sofferenza, la paura.

A questo servono le storie.

Sarà davvero un bel ricordo, questa Olimpiade di Londra.

Un saluto,

Della

 

Gatti Randagi in Tempi di Crisi

 

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Ieri sera un bel gatto bianco e nero è entrato furtivamente nei giardini privati di un nuovo palazzo i cui appartamenti al piano terra sono in parte sfitti. Elegantissimo, dopo aver percorso qualche metro in perfetto equilibrio sul muro di recinzione, è sceso con un balzo nel giardino soffocato dalle erbacce: ha annusato qualche foglia, ha scelto una pianta di suo gusto e l’ha assaporata con un mastichio buffo, che me l’ha reso immediatamente simpatico. I gatti sono creature multiformi, spesso austeri e regali, nascondono un’anima birbante, sono ingordi di carezze, ma durante la caccia, sia pure soltanto ad una malcapitata moschina, appaiono letali come una leonessa nella savana. 

Esplorazione del giardino, poi, veranda dell’appartamento sfitto. Le porte-finestre sono un po’ impolverate e riflettono il bel micio, che si siede sulle zampe posteriori e sintonizza le orecchie sulla giusta frequenza, curvando la folta coda nella forma di un peloso punto interrogativo.

Cosa vede, cosa pensa il bel micio?

Forse si sente solo. Qui a Quartello non ci sono molti gatti, ne avrò visti tre o quattro gironzolare per il quartiere, e fra questi una bellissima gatta nera, che l’anno scorso ha avuto 6 cuccioli proprio in uno dei giardini in cui si è intrufolato il mio curioso amico bianco-nero. Ricordo lo stupore e la tenerezza di quella domenica mattina in cui, affacciandomi alla finestra, ho visto mamma gatta che giocava con 6 pallette di pelo salterine: non stupisce che abbia scelto uno di quei giardini per avere i cuccioli, lontano dalla strada, all’ombra di palme e cespugli. La cucciolata è rimasta lì per circa dieci giorni, poi è sparita: mi sono chiesta  che fine avesse fatto e ho sperato che qualcuno avesse portato mamma e cuccioli alla colonia felina più vicina.

Ehm… ma qual’è la colonia felina più vicina a Quartello? Si trova nel confinante quartiere di Pitz’ e Serra, in via Sant’Antonio, ed è stata ufficialmente riconosciuta dal Comune di Quartu Sant’Elena proprio la settimana scorsa, dopo lunghe battaglie sostenute dai volontari che si sono sempre occupati dei mici randagi della zona.

 

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Non appena “Quartello’s Kitchen” è sbarcato su facebook ho stretto amicizia con la Colonia e ne ho seguito le recenti battaglie: oggi mi sono decisa a scrivere un post di sostegno gattesco, perchè sembra proprio che alcuni dei residenti che vivono vicino alla colonia non accettino questo riconoscimento da parte del Comune e accusino il sindaco di preoccuparsi più dei gatti randagi che dei cittadini. I mali che si denunciano sono sempre gli stessi: zecche, escrementi, cattivo odore… malattie pericolose per l’uomo. 

 

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MA. 

Si, c’è un MA ed è grosso come un palazzo. Le amministrazioni comunali sono alle prese con i problemi di sempre: marciapiedi e strade sconnessi, illuminazione scarsa, sfuggente presenza della forza pubblica. Poi c’è la crisi, che riduce anche quelle poche risorse economiche che dovrebbero essere impiegate per migliorare la vita dei cittadini. Quindi vi chiedo: in che cosa consiste il decoro di un quartiere? E’ decoroso lasciare che i gatti vaghino per le strade, abbiano i cuccioli, frughino nella spazzatura, muoiano di malattie sul ciglio di una strada? La Colonia Felina serve ad impedire tutto questo e a raggiungere il tanto invocato “DECORO”. I gatti delle colonie vengono sterilizzati, così si impedisce l’incremento del numero dei randagi; i gatti delle colonie vengono curati e vaccinati, così si evitano le malattie “pericolose per l’uomo”; i gatti delle colonie fanno pipì e popò nelle suddette colonie, non nei marciapiedi, al contrario di tanti cani che magari vengono portati a passeggio da padroni molto afflitti per il decoro del quartiere ma poco interessati alle nutellose deiezioni dei loro amici a quattro zampe.

C’è di più: i gatti delle colonie vengono adottati e io ho scoperto da appena un anno cosa significa avere un micio che ti accoglie pancia all’aria quando apri la porta di casa. Purtroppo a Quartello non mi è permesso tenere un gatto, il contratto d’affitto non consente di tenere amici a quattro zampe (ma perchè 🙁 ????), però nella mia casa paterna le mie sorelle sono riuscite ad introdurre clandestinamente un pestifero felino bianco e grigio di nome Gandalf. Da piccole non abbiamo mai avuto animali in casa, perchè i nostri genitori erano assolutamente contrari: i cani soffrono in appartamento e i gatti lasciano peli dappertutto, insomma, le classiche obbiezioni che tanto fanno piangere i bambini. Gandalf è stato introdotto in casa clandestinamente (nel senso che si è materializzato senza preannuncio alcuno!), è stato preso da una colonia felina quando aveva solo un mese e mezzo e adesso… vorrei filmare mio padre, quando ci gioca o ride dei suoi assalti al “portatore di pappa”. 

Ho sempre desiderato un gatto, ma non avrei mai immaginato che un amico felino potesse regalare tanto calore; immagino che per un bambino sia bellissimo crescere con un cucciolo, che oltre al divertimento comporta un’assunzione di responsabilità: non pensate che sia importante, dal punto di vista educativo?

Scrivo questo post per sostenere la Colonia Felina di Via Sant’Antonio, non posso fare molto altro purtroppo, ma appena potrò adottare un micio, lo prometto, sarà un quartese doc! Spero che chi si oppone al lavoro dei volontari capisca che il decoro del quartiere comincia proprio da attività di questo genere. Vorrei davvero sapere, inoltre, se le persone che affiggono messaggi sdegnati per le vie del  quartiere rappresentano la maggioranza dei residenti o costituiscono soltanto una rabbiosa minoranza (propendo per questa ipotesi…) che non vede di buon occhio chi si prende cura dei randagi e ritiene che per risolvere il problema si dovrebbero semplicemente ammazzare i malcapitati felini. Sto esagerando? Va bene, non  voglio giudicare senza conoscere l’opinione di queste persone: la esprimessero allora, basta messaggi sdegnati. Come risolverebbero, questi cittadini, il problema dei randagi che abitano nel loro quartiere? Parlassero, si confrontassero, si ricordassero che non è la Colonia Felina a rendere indecoroso il quartiere, anzi: costituisce un passo avanti, una dimostrazione di interesse per il benessere dei cittadini, prima che dei randagi.

E se un altro Gandalf verrà adottato, credetemi, non sarà solo un gatto ad esserne felice.

Un saluto,

Della

ps: vi invito a sostenere la Colonia Felina di Via Sant’Antonio, anche solo condividendone gli appelli, e ad esprimere un’opinione sul problema “randagi- colonie feline”. Parliamone!!!

ps2: la prima foto è tratta dal blog Cecrisicecrisi.

ps3: dimenticavo: vi presento Gandalf…

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