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Il posto del panettone

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Sabato mattina sono stata al market e nello scaffale dove erano esposti i panettoni ho trovato una bella pila di confezioni di Chiacchiere o Meraviglie o Bugie, insomma, i dolci di Carnevale. E meno male che non c’erano le  zeppole. Questa visione carnascialesca mi ha trasmesso un senso di decadenza indicibile, non tanto causato dalla constatazione fin troppo superficiale che al giorno d’oggi le feste si consumano più velocemente di una marlboro durante la pausa lavoro, al solo fine di accendere avidamente la successiva, quanto dal pensiero che tutto, compreso il Natale, può essere indecentemente rimpiazzato. Otto giorni fa era l’Epifania, e va bene che tutte le feste si porta via, ma non posso pensionare Babbo Natale (Monti non lo permetterebbe comunque…) e assumere Arlecchino dall’oggi al domani, ho bisogno di tempo, di “un’ora d’aria” dalle festività, per cominciare a desiderare l’atmosfera godereccia e trasgressiva del Carnevale, i giorni grassi che vanno consumati, questi si, nel tempo che serve a Cancioffali per bruciare.

Un amico si può rimpiazzare sugli scaffali disordinati della nostra vita? Mi chiedo se dopo aver condiviso anni, esperienze e sentimenti, si possa semplicemente lasciar scivolare via dalla nostra vita una persona che si pensava sarebbe stata sempre presente sulle fotografie, una sfoglina calda e fragrante al posto di un lento e lievitato e laborioso panettone. Il mio “fratellino” ha saggiamente risposto “Si cresce, si cambia, ci si allontana”. Gli ho dato ragione, ma in realtà ho sempre pensato che il crescere e il cambiare dovessero essere affrontati insieme agli amici… è un sostegno, l’amico, per andare avanti e non un peso da scaricare secondo le convenienze. Ci si allontana, lo so, ma se succede, cosa significa? Forse quell’amicizia era solo illusione? Non era un legame abbastanza vero, tale da meritare una lotta, uno sforzo per essere mantenuto?

Non lo so, ma non è bello sentirsi come un Panettone rimpiazzato da una Meraviglia.

E sia, se così dev’essere. Mi preparo a festeggiare il Carnevale.

Quando passerò davanti alla pasticceria di Quartello, sentirò il profumo delle zeppole e indosserò la maschera.

Un saluto, 

Della

Mamma mi son perso il Natale!

 

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Il vento sradica gli alberi centenari, ma io esco comunque.

I cassonetti della differenziata mulinano in aria accoppando i passanti in nome della difesa dell’ambiente, ma io esco comunque.

Le onde scavalcano il muretto di pietra, riempiendo la strada di schiuma, ma io esco comunque.

Riunione,  Scuola Media Dino Buzzati.

Quest’anno c’è la crisi, quindi niente Recita di Natale.

Ehhhhhh?????????

Non ci sono soldi per i costumi, non ci sono soldi per allestire il palco, non ci sono soldi per pandori e  panettoni, per  luci, decorazioni sbrilluccicanti e   Sangiuseppi vari.

E sapete chi l’ha deciso? I genitori di quei ragazzini che di solito fanno confezionare il costume per la recita dei figli al sarto, fosse anche il costume di un pezzente bambino dickensiano che chiede l’elemosina sul ciglio della strada, quelli che per il buffet della festicciola prima delle vacanze portano i pandori Sbrauli farciti con creme assortite e glassati di cioccolato, svizzero?, Ià!, svizzero, e i panettoni lievitati sulla Stazione Spaziale, e che, naturalmente, regalano alla Scuola e alla Chiesa le statuine del presepe in fine porcellana, cinese?, mah!

Ahimè, quest’anno c’è la crisi. Se non  si  può avere il solito Natale alto-borghese, annulliamo tutto. Ecco chi sente davvero la recessione, non i genitori che hanno SEMPRE dovuto economizzare sui regali da fare ai figli, ma quelli che quest’anno non potranno regalare al pargolo, probabilmente figlio unico, l’ultimissima console per videogiochi + l’ultimissimo telefonino touch-screen + i jeans strappati di Russardi + il maglioncino finto lacero di Loschino… che dramma!!!

Tanto per cominciare, se la recita fosse ambientata ai giorni nostri, non ci sarebbe bisogno di costumi costosi. Il signor Reuel si è offerto di allestire il palco gratuitamente, e per il buffet, ci vuole tanto a preparare un dolce a casa? Va bene anche una busta “Versa e Inforna” se siete proprio inetti in cucina!

Forse sto esagerando, ma questa storia non mi va giù per niente. Ma come, “gli altri” si sono sempre dovuti arrangiare, barcamenare fra mille problemi economici, cercare di accontentare i figli, di festeggiare il Natale come meglio potevano, per  il semplice rispetto che si ha per questa ricorrenza, usando la Fantasia e la Creatività, per decorare un albero di Natale per esempio, si, concedetemelo, Fantasia e Creatività, poi arrivano loro, quelli che vedete nei negozi più costosi, nelle vie più “IN” della città, la mattina della Vigilia, a scegliere regali assolutamente impersonali, arrivano, con aria mogia e occhi bassi, e  ti dicono: “Annulliamo tutto”, perché quest’anno, non dico che siano in ristrettezze economiche, no!!!, semplicemente dovranno fare qualche rinuncia, ridimensionare le strenne, comprare uno Sbrauli farcito di meno!!! E che sarà mai, mi dico io? Ma dove avete vissuto finora? Beati voi, in un altro pianeta forse! E che cavolo, fate come tutti noi poveri mortali! Alto-borghesi, aguzzate l’ingegno, usate Fantasia e Creatività, se li avete  nascosti nelle tasche dei vostri Russardi!

E non voglio nemmeno soffermarmi sul vero significato del Natale, non voglio lanciarmi in sermoni dickensiani, no!, che siate credenti o meno, il Natale non è certo una gara al regalo più costoso o al cenone più luculliano!!!

Che caspita, non si annulla il Natale per la “crisi”, anzi, forse si può trovare un modo migliore per festeggiarlo… comunque!

Scusate, ora corro al Pronto Soccorso.

Il bidoncino dell’Umido mi è atterrato in fronte, causa vento forza 10, mentre tornavo a casa.

***

Questo post risale al Novembre 2008. La vostra Della scriveva su un altro blog, ma già tre anni fa la crisi stava ridimensionando la nostra vita. Siamo nel 2011 e la situazione economica è a dir poco peggiorata, il che dovrebbe indurre tutti a trascorrere un Natale “Crisi-style”: sarà così per molti, ma non per tutti, come al solito. E allora, vogliamo annullare il Natale? Il messaggio è lo stesso del 2008: Fantasia, Creatività e un piccolo regalo sotto l’albero… if you can’t have a screen to touch, maybe you can touch a little heart…

Un saluto,

Della

Incontri decadenti (solo carne italiana)

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Ieri sono andata all’università: faceva caldo.

Dopo tre rampe di scale mi sono accasciata su una delle fantastiche “panchine d’attesa” dell’Ateneo, “Riprendo fiato”, mi sono detta, “Poi entro nello studio del professore e gli chiedo del programma d’esame”. Sono un po’ tesa, inutile fingere il contrario, perché temo complicazioni. Cerco qualcosa in borsa, tanto per prendere tempo, e non vedo lui, che fra poco mi parlerà, avvicinarsi spaesato.

-Scusa, posso chiederti un’informazione? Sai, sono una matricola…

Ride. Io lo guardo e capisco.

-Anch’io sai…

E’ più grande di me, 4 o 5 anni massimo, e cerca i tutors di storia. Non posso aiutarlo, ma “Credo che tu sia nel piano sbagliato” suggerisco “Gli studi delle “Storie Varie” sono di sopra”. Saluto. E’ sconsolato, come me.

Siamo fuori corso, è evidente. L’onta dovrà essere lavata entro Aprile 2012, altrimenti tutta la nostra carriera universitaria sarà spazzata via, studenti che stanno per decadere, o scadere, manco fossimo carne di vacca in gelatina. Intanto siamo costretti a sentirci chiedere continuamente quanti esami mancano e perché ci siamo “ridotti” così: potrei non volerlo raccontare, ne ho tutto il diritto, invece devo subire queste domande, accompagnate da falsa aria afflitta nei miei confronti, e trincerarmi nel silenzio assumendo un atteggiamento spiacevole, non certo accondiscendente. E penso soltanto: non è giusto. Adesso voglio anch’io la mia occasione, adesso che potrei coglierla, no, coltivarla come si conviene, e non devo giustificarmi con nessuno, non devo spiegare perché adesso si e tre anni fa no, questa è la mia storia, la mia storia cammina su questa strada, ma ora, la strada, è diventata corta, piena di divieti.

Entro nello studio del professore e, come previsto, ci sono complicazioni. L’impresa sarà ardua, più del previsto, ma io l’agguanterò questa laurea, a costo di morirci sui maledettissimi libri.

***

Vi invito ad esprimere un’opinione sull’ennesima ingiustizia che si compie nella nostra bella Italia. Che siate o siate stati studenti, che abbiate a che fare con l’istruzione oppure no, ditemi voi, se questo provvedimento è degno di un paese civile: studenti fuori corso – da consumarsi preferibilmente entro 04/2012. 

E abbiamo pure pagato per questo!


 

 

 

 


 

 

Musica e Maestrale

Quartello d’estate è sole senza pietà. E’ giardini, con prati ben curati ma secchi, punteggiati di palme sotto cui ci si illude di trovare riparo. E’ cantieri, che sollevano polvere e diffondono rumori di macchine e vociare di uomini: si può sudare di fatica al solo sentirli.

A Quartello, però, abbiamo vissuto gli ultimi giorni di “caldo-senza-respiro” godendoci la preparazione di un grande evento in prima fila: Mondo Ichnusa, dal 14 al 16 Luglio, tre notti di concerti per celebrare la musica e l’estate in riva al mare.

 

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Il palco è stato allestito sulla spiaggia e vi assicuro che dal vivo è davvero impressionante, così proteso verso il cielo e il mare… per chi, come me, vede questo tratto di litorale (per essere precisi parlo del Poetto-Margine Rosso) tutti i giorni, è stato strano assistere alla preparazione di un simile evento, che comporta il coinvolgimento di numerosi addetti ai lavori e, temporaneamente, il cambiamento del consueto paesaggio: giorno dopo giorno si percepiva nell’aria la fibrillazione crescente, fino a stamattina, quando l’area del concerto ci è apparsa pronta per… LA MUSICA!

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Stasera si comincia alla grande  con i SUBSONICA, domani sarà la volta di MAURO ERMANNO GIOVANARDI e dei MARLENE KUNTZ, mentre sabato CESARE CREMONINI chiuderà la manifestazione. E il pubblico, quanto spazio avrà a disposizione per godersi lo spettacolo? Bè… tutto il Poetto! Per chi non conoscesse le spiagge di Cagliari e Quartu Sant’Elena,  6 km di questo, anche se non tutto così bello…  

15_quiet-beaches-poetto.jpg                             Insomma se siete in Sardegna questo fine settimana, fate un salto dalle mie parti! Indubbiamente manifestazioni del genere attirano molti turisti anche dalle località di villeggiatura vicine, ma credo che l’aspetto più divertente di un evento simile sia che fa sentire in vacanza anche chi, come me, abita a pochi passi e vede la scenografia quotidiana delle proprie mattine trasformarsi… sembra una magia, che durerà tre giorni… e allo scoccare della mezzanotte la carrozza tornerà zucca! 

Ieri notte, dopo quattro giorni di aria rovente, si è alzato il Maestrale. Oggi tira tanto da farti deviare direzione ogni due passi, ma alla Musica riusciremo ad arrivare… proprio tutti!

Un saluto,

Della


Peppone aiutami tu…

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Alla vigilia dei ballottaggi la vostra Della aveva auspicato una svolta a sinistra. Abbiamo svoltato, speriamo di non andare a finire in un vicolo cieco.

Intanto la vostra Della è stata protagonista di un vivace scambio di opinioni, in seguito al quale ha maturato la convinzione che certi italiani bisognerebbe riciclarli con l’umido.

Il giorno della vittoria di Massimo Zedda, sindaco di sinistra dopo un ventennio di centro-destra, Della se ne andava in giro per Cagliari con un sorriso stampato, ebbene si. Incontrò un parente destrorso e trasformista, sempre entro il limite compreso fra centro e estrema destra, perché essendo pure un ipocrita bigotto… ma non scendiamo in dettagli. Il destrorso cominciò a parlar male di Zedda e Vendola, ma la vostra Della non cadde nella trappola, fino al momento in cui il parente non pronunciò alcune falsità sulla campagna elettorale, ben note a Della per averne avuto esperienza diretta, non attribuibili a Zedda ma al suo avversario. Ebbene Della rispose per le rime, senza essere volgare, ma in maniera inequivocabile, al che il parente disse: “Della non ti accalorare!”, il che equivale a dire a Martin McFly di Ritorno al Futuro: “Sei un codardo?”, ma il peggio doveva ancora arrivare. “Perché scusa, A TE ZEDDA CHE COSA TI DA? Ora che l’hai votato e ha vinto TI DA LA CASA A CAGLIARI? TI ASSUME A TEMPO INDETERMINATO?” 

No, Della non si accalorò, ma manifestò istinti omicidi, ben celati da questo sorriso: 

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Della rispose “A me Zedda non deve dare niente, deve solo governare bene. Poi il voto non è una questione di dare e ricevere, ma di ideali”. Ok, Della lo sapeva che era un po’ retorica quest’ultima parte, ma era troppo indignata: ancor più lo fu quando il parente destrorso le rise in faccia, ripetendole di non accalorarsi in quel modo, al che Della pronunciò la frase che marchiò a fuoco l’orgoglio ferito del destrorso perdente: “Io non ho motivo di accalorarmi, PERCHE’ HO VINTO”.

La conseguenza di questa frase fu una sequela di insulti a Vendola, che parlerà pure bene ma è omo, e ai suoi attributi, il tutto condito dalla minaccia (?), anzi, la profezia, dell’imminente costruzione di un numero imprecisato di moschee a Cagliari. Questa volta fu Della a farsi una grassa, grossa risata.

Il voto in cambio di un favore, di un accozzo, di un “ti sistemo”, perché così funziona la vita “vera”… Della è stanca di queste lezioni, date da chi è responsabile del malaffare in prima persona, perché si piega, accetta, non ha la forza di cambiare. Fino a che ci saranno cittadini che la pensano così, l’Italia sarà sempre una repubblica mafiosa… ma forse, se dopo tanti anni gli italiani hanno votato in massa per i referendum, possiamo sperare in un piccolo passo verso il cambiamento, ci siamo fatti sentire, questo significa già tanto, nel nostro paese.

Gli scambi d’opinione alla Peppone e Don Camillo possono  essere divertenti e credo sia capitato un po’ a tutti di discutere in questi termini di politica, magari per rispondere a delle provocazioni o per provocare un conoscente un tantino sanguigno, ma stavolta la vostra Della non si è sentita molto “Peppona”….

S…BALLOTAGGIO!

 

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La prossima settimana si terranno i ballottaggi, laddove il primo turno di elezioni non ha dato risultati “certi”. Che bellezza, un altro lunedì pomeriggio a seguire proiezioni e ad ascoltare interpretazioni che “comunque vada sarà un successo”. Lo so, non me lo fa fare nessuno, ma la verità è che mi piace sapere quel che “mi” e “ci” toccherà in tempo reale e vedere le reazioni immediate dei politicanti, soprattutto perché, forse, quelli sono i momenti più sinceri, in cui non hanno ancora nessuna versione ufficiale da propinare… e gli occhi ancora parlano.

Non mi nasconderò dietro un noioso e falso politically correct, come se poi ci fosse qualcosa di male a rendere esplicito il proprio pensiero: ho sempre votato a sinistra e perciò sono tremendamente delusa, ma non ho mai saltato una votazione. Vorrei che questi ballottaggi portassero davvero un inizio di cambiamento, come ho ottimisticamente sentito dire, perché di questo abbiamo bisogno, la speranza di un cambiamento, a destra come a sinistra. Si, perché ciò che io non perdono alla destra è aver permesso a Silvio Berlusconi di trasformarla in una sorta di fan-club, in cui rispetto al leader tutto passa in secondo piano. Fini e Casini dicono che, quando ha cominciato, Berlusconi era diverso… ma secondo me il fatto che proclamasse di voler rendere l’Italia vincente come il Milan non prometteva bene. Non voglio soffermarmi sui motivi reconditi (nemmeno poi tanto…) che possono aver spinto Casini prima e Fini poi a separarsi dal PdL, ma se non altro devo riconoscere a questi due leader il merito di aver FATTO qualcosa, visto che la politica italiana è da anni un pantano immobile e la sinistra è impotente, troppo presa da se stessa. Mi auguro fortemente che a Milano e a Napoli vincano Pisapia e De Magistris e che possano dimostrare di saper cambiare rispetto alle amministrazioni precedenti, soprattutto a Napoli, dopo il disastro del centro-sinistra; vorrei che Cagliari si liberasse delle catene striscianti e cigolanti del voto clientelare e desse una possibilità al giovane Zedda, insomma, lo vorrei davvero questo inizio di cambiamento e vorrei che portasse alla fine del governo Berlusconi. Lo dico, anzi, scrivo, con molta pacatezza, senza isterismi o manie di persecuzione nei suoi confronti, anche perché a me i maniaci sembrano quelli che lo chiamano “povero passerottino” o i pensionati/nonni carta gold che manifestano urlando “ognuno a casa sua fa quello che vuole!” e poi hanno nipoti dell’età di Ruby o i cattolici che strillano davanti al tribunale di Milano, “innocente, innocente!!!”, ma i 10 comandamenti se li ricordano, loro che ci credono??? A proposito di credere, vogliamo parlare di tutte le verità presunte a cui dovremmo credere, tipo nipoti di Mubarak o sotto-segretari nominati solo casualmente fra coloro che erano Fli, but they flew away on December??? 

Last but not least, amici di destra, suvvia non siamo ipocriti, avversari di destra, soprattutto del Sud, che ne pensate dei ministeri da spostare nel nord? Non vi stringono i bavagli da ostaggi della Lega?

Lo dico, anzi, scrivo “piano piano e poco poco”, perché sembra che ormai il gioco dei difensori di Berlusconi sia quello di far passare per mitomani tutti coloro che lo criticano: spero che lasci il governo senza dimostrare fino in fondo cosa è disposto a fare pur di non scollarsi dalla poltrona… siamo tutti, TUTTI, stanchi, membri del fan club a parte.

Li avete visti i lavoratori del Sulcis che manifestano?

Almeno, la speranza, please, di un cambiamento.


Un mercoledì da Baba Jaga

 

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Preparativi d’inizio corso.

Spostamenti di banchi e sedie, finalmente arriva il proiettore e le immagini di Arthur Rackam appaiono sullo schermo, squarci di un mondo fiabesco che sembra lontano, ma l’abbiamo visitato da bambini!, e fate e streghe che popolano i fumetti, e storie, soprattutto, d’incanto e terrore.

Il vento soffia sulla città un freddo pungente, ma questo 9 di Marzo ci regala il sole, che attraversa i vetri, scalda  e illumina l’aula, sciogliendo gli ultimi dubbi, anche se ancora confondo il nome della strega, Zichiriola!, di cui racconterò, poi sarà la volta della terribile Baba Jaga, penso che sia un privilegio entrare nelle Fiabe, ricordo come mi sentivo quando le leggevo sotto le coperte, alla luce di una pila trafugata dalla cassetta degli attrezzi di mio padre, non ero più lì, camminavo nel fitto del bosco, nuotavo nelle profondità dell’oceano, e combattevo.

Le prove da superare, nelle Fiabe, sono sempre terribili, eppure se si deve sminuire una storia, si dice “E’ una favoletta!”, lo schema, quello è semplice, ma è fuori dalla Fiaba, scarnificando “c’era una volta” si scopre uno scheletro sempre uguale, ma la strega, il bosco, il drago, sono segni intrisi di una tale potenza, da rimanere impressi dentro di noi, ci siamo stati da bambini, in quel mondo, impossibile dimenticarlo.

Eppure, eppure. Leggiamo ancora le Fiabe? Sono solo storie per bambini? Appaiono semplici, ma grattando via la patina d’immediatezza della lettura, ci si ritrova sull’orlo di un abisso profondo, credo sia questo il motivo per cui dimentichiamo quei segni potenti, ci tuffiamo nel modo “reale”, scordando che c’è stata una volta e che allora siamo stati capaci di lottare per una fine, lieta forse, ma certamente combattuta con coraggio.

Sono le 5 ormai, i bambini che partecipano al corso siedono attorno a me, hanno occhi grandi e intelligenti.

Comincio a raccontare.

***

Poche parole per descrivere l’inizio del laboratorio di lettura, scrittura creativa e fumetto sulle Fiabe del Mondo, un progetto a cui tenevo moltissimo e che finalmente è partito! E’ stato emozionante, divertente… l’inizio di qualcosa di bello… e “raccontare” lo è sempre.

Un saluto dalla vostra “fiabosa” Della… a proposito… vi capita ancora di leggere Fiabe? Qual’è (o era) la vostra preferita?

Ucci ucci…


 

L’età delle donne

 

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Curioso. Nell’ultimo post ho annunciato che nel corso della settimana avrei compiuto 33 anni ed ecco che vengo definita “ragazzina”, addirittura “sembro una ragazzina”. Naturalmente ritengo che a 33 anni si sia giovani, come pure a 43 o 53… e che a 23 si possa essere più saggi e responsabili che a 63: tutto dipende da ciò che frulla in quella scatoletta poggiata sull’atlante, il cranio, e sulla consistenza del cervello, se sia compatto e solido come una panna cotta ben riuscita o spumoso e leggero come un albume montato a neve. Intendiamoci: se mi incontrano per strada e mi dicono “sei una ragazzina!”, lo considero un complimento, però in questa etichetta, non so, c’è qualcosa che mi disturba, sarà che considero ragazzine le mie studentesse, e neanche tutte, ero ragazzina alla loro età, anche se oggi, a 16 anni, le ragazze hanno consapevolezze che io non avevo: no, non sono più mature, ma sono più inserite nel “gioco sociale” (potrei dire “di società”, ma quello sarebbe il gioco dell’oca), in ogni caso ritengo che NO, a 33 anni non si sia più ragazzini, non si dovrebbe esserlo, nè per propria volontà (vedi bamboccioni), nè per cause di forza maggiore (vedi bamboccione per sopravvivere).

Ho pensato: è perchè sono una donna? Definireste “ragazzino” un baldo giovane di 33 anni o lo considerereste con maggiore cameratismo? Ahimè, al giorno d’oggi impera la confusione, vecchi, ragazzine, maggiorate, minorenni. Ho visto signore di 70 anni sfidare il freddo di febbraio e manifestare davanti al tribunale di Milano: che energia! Sopra i visoni esibivano cartelloni incitanti “Silvio resisti!”… come potremmo definire queste signore? E le 17enni più navigate di una Msc-crociere, che proprio non capiscono perchè dovrebbero lavorare un mese per 1000 euro, se possono tirarne su 7000 in una sera? Come le definireste? Oh, e non ditemi che guardo dal buco dalla serratura: dura lex sed lex, quando cambierà (anche) questa legge vedremo quale sarà la nuova soglia della maggiore età… mi sa tanto che si finirà col votare a 14 anni.

Care signore, l’età delle donne è un mistero, inutile preoccuparsi di rughe e cellulite: quando si smette di essere ragazzine e si comincia ad essere buone per il brodo? Qualcosa mi dice che il confine sia piuttosto labile: non si capisce mai quando si è troppo giovani per togliersi certi sfizi ( in quel caso ci pensano mamma e papà a incassare il bonifico) o troppo vecchie per fare certe esperienze, per esempio trovare un lavoro decente. Nell’ordine ci saranno sempre prima: 1) i raccomandati (non quelli di Pupo); 2) gli uomini (per loro l’età conta un po’ meno); 3) le donnine (ragazzi miei, per questa categoria 30 sono già troppi).

Poi, forse, le ragazzine di non ben definita età.

Come diceva la mia professoressa di Epica alle scuole medie: che Zeus ci accompagni!

Ah no, pure lui era un uomo attempato e di ragazzine se ne intedeva parecchio…

Un saluto,

Della

PS: naturalmente non me la sono presa davvero per i vari “ragazzina”, però dovevo proprio rispondere… a modo mio!

“Trust no one”: solo Fox Mulder poteva dirlo.

 

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Questa settimana compio 33 anni, evento che mi induce a fare alcune riflessioni. Sulla fiducia, sulla capacità di averne negli altri e di ispirarne. Quando ero una ragazzina speravo di diventare una persona su cui gli altri avrebbero potuto contare, a cui si sarebbero affidati,  e adesso, che ho quasi l’ultima età di Cristo, mi chiedo se la fiducia non sia solo una questione di “credulità”. E già, per fidarti devi essere un tantino credulone: prendi una persona che stimi, gli parli sinceramente, ed ecco che il depositario delle tue confidenze ti rassicura e sa guidarti dove sa che tu vuoi andare, anche se sei troppo impaurito o confuso per ammetterlo. Intendiamoci, non lo fa in modo razionale, come se stesse spiegandoti un teorema geometrico, ma ti imbroglia bonariamente, ti distrae dal momento critico, prende tempo per poterti aiutare, per “fare”, non solo per “dire”. Anche per ispirare fiducia bisogna essere creduloni, o esserlo stati. Devi aver provato, secondo me, la sensazione di esserti fidato e di aver fatto bene a farlo: la felicità, la gratitudine che ne deriva, ti fa pensare che anche tu puoi far sentire gli altri in questo modo, puoi farli stare bene in un momento difficile, così come speri accada a te quando ne avrai bisogno. In questo ragionamento però si è sempre sull’orlo del precipizio: spesso chi si affida a te pensa che tu sia indistruttibile e se ti incasella in quel ruolo difficilmente sarà pronto a cambiarti maschera, perchè gli verrebbe a mancare un sostegno. D’altra parte, nel voler essere un “depositario di fiducia” spesso si nasconde una mania di grandezza, forse perfino il desiderio inconscio di avere dei debitori di fiducia, disposti come materassini attorno a te, per attutire le tue cadute, quando ci saranno. Di contro, si potrebbe arrivare a non fidarsi più di nessuno, a pensare di potercela fare da soli, e che la persona migliore di cui fidarti, modestamente sei proprio tu.

Perbacco, una faccenda seria, la fiducia, forse affiancargli l’aggettivo “credulone” è inappropriato, con quell’ -one che sa tanto di sempliciotto, eppure mi sembra il modo più simpatico e meno indolore di definire un rapporto sbilanciato, in cui un pizzico di ingeuità non può far altro che bene, secondo me.

Dopo quasi un decennio di lezioni private a ragazzi di tutte le età, posso dire di aver visto gli adolescenti cambiare: non voglio propinarvi la solita storia dei giovani d’oggi, che non conoscono il significato di sacrificio, rispetto e buona educazione, non ci ho mai creduto, per quanto debba  ammettere di averlo pensato spesso, soprattutto quando avevo meno esperienza; oggi sono convinta che il problema, spesso, sia proprio una questione di incapacità di avere fiducia, negli altri e in se stessi. La maggior parte dei miei “allievi” chiede ripetizioni di greco e latino, bestia nera di tutti i liceali, ma nella maggior parte dei casi basta esercizio costante e capacità di organizzarsi nello studio a risolvere il problema, capacità quest’ultima che la scuola italiana trascura di coltivare, purtroppo, spesso con risultati disastrosi e un grande spreco di materiale umano: ho sempre cercato di infondere ai ragazzi fiducia nelle proprie possibilità e la convinzione che il lavoro paga sempre, al di là del prof che ti ha “preso di mira”. Posso dire che la maggior parte dei ragazzi che ho seguito era dotata di intelligenza, ma aveva bisogno di essere rassicurata e spronata, convinta a voler dimostrare il proprio valore e trarne grande soddisfazione… mi sembra normale che da adolescenti si sia insicuri e si cerchi l’appoggio, l’approvazione degli altri, ma col passare del tempo  ho potuto osservare che i ragazzi arrivano ai 15 anni con una dose di cinismo e sfiducia nel sangue che nemmeno gli adulti più scafati dimostrano.

Intendiamoci, i problemi degli studenti sono sempre gli stessi, ma è sempre più difficile convincerli che possono superarli o stuzzicare il loro orgoglio: al liceo avevo un professore di greco severissimo, dio quanto lo odiavo!, ma le sue frecciate mi hanno spinta a volergli dimostrare che su di me si era sbagliato, che ero meglio dei miei compagni, che era lui a sbagliare atteggiamento. Quando ho capito che mi trattava in quel modo perchè aveva intuito che per ottenere il meglio doveva ferirmi nell’orgoglio, il liceo è finito ed è stato l’unico professore da cui sono tornata per fare due chiacchiere da studentessa universitaria.

Se dico ad un ragazzo: impegnati e ce la farai, perchè hai tutte le doti necessarie, quello mi guarda come a dire “che illusa che sei”, perchè il professore è un nemico (questo valeva anche per me!) e i ragazzi non si sognano nemmeno di sfidarlo, se non con la maleducazione purtroppo, e non nell’unico modo possibile per loro: studiando, lavorando, migliorando. Quando un professore ti mette tre all’interrogazione, se anche a quella successiva ti meriteresti otto, non te lo metterà mai, probabilmente, perchè devi riconquistare la sua fiducia, dimostrare che non si tratta di un caso fortuito o solo di uno studio “matto e disperatissimo” fatto la sera prima: quando cerco di spiegare ad uno studente che è normale, che può anche essere uno stimolo, che è l’inizio della “risalita”, quello mi dice che è una ingiustizia e basta, e chiede di cambiare sezione, perchè non ce la fa più. Anch’io ho pensato “quanto sono viziati i ragazzi di oggi!”, salvo poi capire che molti (non tutti), credono davvero di non potercela fare e non vogliono dimostrare niente ai professori, semplicemente perchè non li stimano, non hanno fiducia in loro, nè in me, nè nei genitori che cercano di aiutarli in ogni modo, di metterli nelle condizioni di recuperare. E’ una sfiducia congenita, contro cui non si può far nulla e che molto spesso porta i ragazzi a mollare, a sprecare il loro potenziale per avere serate tranquille da adolescenti che non credono in niente, perchè non ne vale la pena.

Non so da cosa dipenda questo cinismo, questa sfiducia… lo chiedo a voi. Mi torna in mente l’aggettivo “credulone”, semplice e ingenuo, e vorrei che i miei studenti, qualche volta, fossero un po’ così. La mia personale opinione? Se leggessero di più da bambini e continuassero a farlo negli anni, gli adolescenti “crederebbero”, avrebbero una mente più aperta, leggera, più ricettiva agli stimoli, anche quelli che spaventano e fanno piangere. La letteratura è terapeutica, quella fantastica ancor di più, a mio avviso, perchè è incredibile quanto, trasportandoti in altri mondi, ti aiuti a vivere poi nel tuo, sfidando i draghi.

Così, alla mia “veneranda” età, mi chiedo come si possa convincere uno ragazzo di oggi ad impugnare la spada… ma non mi arrendo, ah, non mi arrendo!

Un saluto,

Della

PS: “Trust no one”, non fidarti di nessuno, era il motto di Fox Mulder, protagonista del telefilm X-Files. Lui però era giustificato,  visti i complotti pazzeschi in cui era coinvolto!

Di stipendi e cappotti.

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Bene bene, l’ultimo post risale al 2010, era il 1^ Dicembre e all’orizzonte si stagliavano minacciose le festività. Tutto passato, siamo nel 2011 e ci sono i saldi, poche settimane ancora e ci ritroveremo mascherine strombazzanti per le strade e il Festival di Sanremo in tv (che bella prospettiva, oserei dire)… ma come è andato il vostro Natale? E’ stato all’altezza delle aspettative? Per quanto mi riguarda è stato il primo “vero” Natale trascorso a Quartello, dal momento che nel Dicembre 2009 la casa era ancora vuota, Albero e Presepe esclusi… ma si, ma si… il Natale mi è sempre piaciuto, nonostante tutto, e questo è stato speciale, soprattutto perché… la cascata di lucine che decoravano il mio balcone era la più sbrilluccicante di tutto il quartiere! Ah ah ah! Scherzi a parte, devo ammettere che è stato divertente osservare la silenziosa guerra delle intermittenze natalizie, caspita, ogni sera a partire da metà Dicembre nuovi giochi di luce si accendevano ai balconi di Quartello, illuminando e rallegrando le strade un tantino buie del nostro giovane rione. Mi sarebbe piaciuto raccontarvi “in diretta” il Natale di Quartello, ma complice una chiavetta per la connessione internet dispersa fra le trafficatissime spedizioni festive, non ho avuto modo di frequentare tantissimo la rete nell’ultimo mese e mezzo… a pensarci bene questo è il primo post che pubblico direttamente dalla mia Quartello’s Kitchen (si fa per dire), gli altri erano stati scritti qui, ma inviati da altri lidi… questo è anche il primo post del 2011, forse doveva andare così, sono fatalista…
Argomenti su cui mi sarebbe piaciuto postare nell’ultimo mese? La fiducia al governo del 14 Dicembre (meglio che la chiavetta sia rimasta sepolta fra i pacchi di Natale…), i film di Natale (quelli con finto 3D che ho visto al cinema e quelli che non vedrei nemmeno sotto tortura), i cani di Quartello (che secondo me stanno organizzando un qualche piano malefico), insomma, avrei potuto riempire pagine e pagine, potrei farlo ora, visto che ho acquisito la chiavetta del potere, ma  sarebbero tutti argomenti superati ormai (congiura canina a parte).
Ecco, per “stare sul pezzo”, dovrei parlare di Ruby e del Papi.
Chi l’ha detto che devo “stare sul pezzo”?
Voglio tornare a venerdì notte, quando sono stati scrutinati i voti degli operai della Fiat di Mirafiori.
Matrix, su Canale 5, segue lo spoglio delle schede in diretta da Torino… mi viene in mente che questa immagine potrebbe prefigurare future nottate marzoline di attesa elettorale, chi lo sa. Alessio Vinci conduce la puntata da “fuori le mura”, se mi passate l’espressione, davanti ai cancelli della fabbrica, insieme ai rappresentanti dei sindacati, che spiegano le loro argomentazioni ben infagottati in piumini e cappotti, la notte di Torino è lunga e fredda, servono anche sciarpe e improbabili berretti di foggia befanesca.
Le voci degli operai sono esasperate. Non trovo aggettivo migliore, che racchiuda rabbia, disperazione, frustrazione, stanchezza. Nel servizio all’inizio della puntata, una giornalista di Matrix intervista un’operaia, una ragazza con grandi occhi castani e il bel viso un po’ incavato, che racconta un lavoro monotono e ripetitivo direttamente da casa sua: mostra alla telecamera una busta paga di 1100 euro e spiega a cosa le servono dieci minuti di pausa durante il suo turno, stringendosi nelle spalle, “vedete voi”, sembra dire “vedete voi”…
Seguo il dibattito, cerco di capire. Deve fare davvero freddo, a Torino, giornalisti, operai, sindacalisti si stringono nei giacconi e mi cade l’occhio sul colletto del bel cappotto blu di Alessio Vinci, che indossa i jeans e le scarpe sportive, oggi niente abito da studio televisivo, oggi è in diretta, “sul pezzo”, appunto, in jeans e semplicissimo cappotto blu, sul cui colletto campeggia un marchio: Fay.
Mi viene in mente la busta paga da 1100 euro: voi la sapete quanto costa un cappotto Fay?
Si si, già le sento le obiezioni sensate e razionali, ma questo accostamento lo trovo raccapricciante:  la busta paga di 1100 euro e il cappotto Fay, ovvero, due vite, due destini.
E un’ingiustizia, che peserà sui figli di quei destini, soprattutto.
Mi chiedo se cambierà mai qualcosa, qui in Italia, son pensieri d’inizio anno.
Mmm, forse no, se per  “stare sul pezzo” oggi i mezzi d’informazione  parlano prima di Ruby e del Papi e dopo dell’ennesimo militare italiano caduto in guerra.