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LO YOGURT AL CAFFE’ SCHIARISCE LE IDEE

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Iniziamo dalla cena. Ho mangiato pomodoro, mozzarella e chips di mais. Avevo voglia di dolce, ma per non sentirmi troppo in colpa ho optato per un cremosissimo yogurt al caffè: è stata una scelta azzeccata. Si, perché erano settimane che pensavo a cosa scrivere qui a Quartello’s kitchen, ho iniziato alcuni post, ma non li ho finiti o li ho cancellati, mi sembravano fiacchi, terribilmente banali, noiosi. Lo yogurt al caffè “fa bene alla testa”, come diceva Alex Britti della marmellata, perché ho acceso il computer e boom!, sono pronta.

1) SBORNIA PAPALE. Domenica scorsa, come saprete, Cagliari e la Sardegna hanno accolto Papa Francesco in tumulto di emozioni: Videolina ha trasmesso la visita papale in diretta, dall’atterraggio al decollo, e le immagini dei bagni di folla non sembravano provenire dall’Italia, pareva quasi che il Papa stesse visitando una piccola isola sudamericana, tanto calorosa è stata l’accoglienza riservata al pontefice. E io lo capisco, perché Papa Francesco è credibile in ogni suo gesto, in ogni sua parola: quando ti abbraccia, quando ti rimprovera, quando ti sprona. E’ esattamente il Papa di cui la gente ha bisogno, soprattutto in questo periodo così privo di speranza per il futuro, e sembra che finalmente voglia portare la Chiesa nel nostro secolo, con la sua comprensione della realtà, con la volontà di recuperare la povertà evangelica francescana… troppo bello per essere vero? E’ un buon inizio, ma servono cambiamenti concreti, tanto per cominciare è detestabile vedere la moltitudine di popolo grasso sceltissimo (ma da chi? e come? solo in base al censo o conta anche il colore politico di tendenza?) che si “gode” celebrazioni religiose ad un tiro di acqua santa per poi vantarsi di esserci stato, perché la visita del pontefice è “the event” del Settembre cagliaritano. E poi i giovani: perché davanti al papa parlano solo ragazzi che sembrano in trance, che sono così accondiscendenti nel porre le domande, che commiserano tutti i “ragazzi come loro” (paragone discutibile, perché loro a me sembrano alieni o permeati da un un buon 50% di falsità) che dopo la cresima abbandonano la Chiesa e chiedono al Papa come fare a salvare i loro sfortunati coetanei peccatori? Non sarà che i sacramenti vengono somministrati ai bambini e ai ragazzi inconsapevolmente, come una tappa obbligata, da famiglie e parrocchie? Non sarà che la Cresima per essere una “confermazione” dovrebbe essere una scelta di adulti che comprendono il valore di cioè che fanno e non un’occasione per ricevere consolle per videogiochi e soldi o per far venire gli occhi lucidi a nonne e nonni? Cambiamenti concreti, please. E comunque ho adorato il momento in cui Papa Francesco ha esortato i giovani a non mollare esclamando: NO SCORAGGIO!

2) INFAMOUS FILMS. Ieri ho visto una commedia romantica di recente produzione, intitolata Something Borrowed e tratta da un best seller di Emily Giffin che pare abbia provocato sospiri e lucciconi nei lettori di mezza America, boh, un film infame, con una trama infame e dei personaggi ancora più infami: la protagonista era così buona, così bon ton, così banalmente ben vestita da avvocatessina rampante che era impossibile provare simpatia per lei e per i suoi occhi sempre lacrimosi; l’antagonista, migliore amica dell’avvocatessina, era simpatica come un pizzico di zanzara in fronte la sera che devi incontrare i parenti del tuo fidanzato e Lui, beh, lui era uno spasso, mi ricordava un certo M.G., il secchione della mia classe alle medie, col sorriso bianco-dentuto sfoderato in ogni occasione, soprattutto mentre cornificava la fidanzata, il portamento a palanchino con spalle basse tipo gruccia e la capacità decisionale guizzante dall’occhio ceruleo da branzino. Non ho mai desiderato di meno un happy-end, credetemi, un meteorite sul quartiere alto-borghese in cui vivevano gli alto-borghesi protagonisti di questo film non sarebbe stato nemmeno lontanamente soddisfacente. Eppure best seller, eppure film di richiamo. No, le commedie bisogna saperle fare e scrivere, forse sono perfino più difficili di un “drammatico”, perché devono essere capaci di suscitare una gamma di emozioni più ampia, e il romanticismo, non può essere solo primi piani di occhioni luccicanti e sesso bon ton su lenzuola che sembrano uscite da una televendita di materassi, azz!, dove sono Harry e Sally, dov’è “io ti stramo” di Woody Allen a Diane Keaton? Infamous films, una rubrica che conto di aggiornare presto.

3) IL GRANDE BLUFF. E’ Is Arenas il più grande bluff del calcio italiano degli ultimi mesi, a mio avviso. Presto il Cagliari tornerà a giocare nel decadente stadio Sant’Elia, nella sua città. A cosa è servito Is Arenas? A far spendere soldi tolti, tiro ad indovinare, alle attività culturali o all’illuminazione delle strade di Quartu Sant’Elena? A rivoluzionare la viabilità della zona? A molestare gli abitanti del quartiere con lavori interminabili? A fare un dispetto al Comune di Cagliari? A farci sbeffeggiare da tutta l’Italia calcistica?

4) IL SILVIO IN CEPPI. Ero rimasta ai videomessaggi di Bin Laden, ma è evidente che ero rimasta indietro. 

5) ANGELINO VA ALLA GUERRA. Oggi Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, ha visitato i cantieri della TAV, in Val di Susa, presentandosi nella zona con un blitz a sorpresa, senza dare alcuna comunicazione della sua presenza nella zona perché, parole sue, “questa non è una passerella”. Malfidati voi, che avete pensato volesse evitare uova, sassi e ortaggi marci ad alta velocità.

6) BETONIERE. Matteo Renzi è pronto ad asfaltare gli avversari, il PD contrattacca cercando di accaparrarsi tutte le betoniere del paese. 

7)INFAMOUS GOODBYES. Come ho scritto su facebook “Le buone idee non bastano”, ma non per questo smetterò di farmele venire.

GIROMONDO NELLA TERRA DI MEZZO

Immaginate un gruppo di bambini e ragazzi che, a partire dalle fredde serate di Novembre fino a quelle afose di Giugno, si riunisce ogni giovedi pomeriggio al Giromondo delle Creature Fiabose, per leggere e disegnare. Leggere, o meglio, ascoltare il racconto di un viaggio, Andata e Ritorno, in cui il pacifico hobbit Bilbo Baggins viene coinvolto suo malgrado, dopo essere stato spinto fuori dalla porta, tonda, di casa da uno stregone assai poco affidabile di nome Gandalf il Grigio.

Bilbo viaggia insieme ad una compagnia di Nani guidati da un principe a cui è stato usurpato il regno, Thorin Scudodiquercia, che potrebbe essere Re sotto la Montagna, se la Montagna, Solitaria, non fosse presidiata da un terribile drago di nome Smaug. Man mano che i giovedi pomeriggio trascorrono le avventure di Bilbo diventano sempre più coinvolgenti e pericolose e i ragazzi ascoltano le parole scritte da J.J.R. Tolkien con gli occhi spalancati, partecipano al racconto, esclamano, domandano e si zittiscono a vicenda per poter continuare ad ascoltare.

Quando il racconto finisce, iniziano i disegni. E allora matite, acquerelli e pastelli si impadroniscono della scena e diventano strumenti per creare, interpretare, rivoluzionare. La Terra di Mezzo di ciascuno dei ragazzi prende vita capitolo dopo capitolo, pennellata dopo pennellata, fino a che Bilbo non compie il suo viaggio e torna a casa,  nella Contea, profondamente trasformato dall’avventura vissuta.

E’ primavera, ormai, quando i ragazzi cominciano a “narrare per immagini”, a fare, di una piccola storia scaturita dalla loro fantasia, un fumetto: ora sono pronti a mostrarvi il frutto del loro lavoro, del loro amore per la lettura, per il disegno e per il fumetto… ora sono pronti a mostrarvi il loro viaggio, Andata e Ritorno, attraverso la Terra di Mezzo.

 

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Se vi trovate a passare per Cagliari questo fine settimana… non mancate! Se invece siete lontani dalla Sardegna, seguite il racconto della Mostra nella nostra  pagina facebook!

Un saluto,

Della

Una strada, un quartiere

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La primavera tentenna per le strade di Quartello, ma qualche giorno fa il sole ci ha regalato le prime ore veramente calde della stagione. Se passeggiaste a Quartello in questi giorni vedreste che è in atto il consueto restyling primaverile: le aiuole vengono ripulite, il canneto di via Fiume  viene sfrondato a colpi di machete, la rotonda  viene finalmente disboscata, permettendo agli automobilisti di non accorgersi solo all’ultimo momento se stanno compiendo un giro della morte bendati. Perfino il giardino dei Fortini, di cui ho parlato qui e qui, pian piano viene ripulito, una volta all’anno, non sia mai, visto che si avvicina Maggio con i suoi Monumenti Aperti. Di certo Quartello si risveglia quando il cielo è più azzurro, ma non sono sicura che la bellezza incompiuta del quartiere sia attraente per chi non si ferma almeno qualche minuto a contemplarla, per chi non riesce a vedere le potenzialità degli spazi ancora vuoti di questo strano territorio, al limitare del mare, dello stagno di Molentargius e della vecchia Quartu Sant’Elena.   “Ci saranno, si e no, quattro strade a Quartello… perchè parlarne in un blog?”, mi è stato chiesto; e io rispondo che in quattro strade ci può essere un mondo e che una strada può fare la differenza fra l’appartenere ad un quartiere piuttosto che ad un’altro. Si, perchè qui basta anche solo attraversare una strada e ci si ritrova a Pitz’e Serra, un quartiere più vecchio di Quartello, con tanti palazzi altissimi, portici e negozi, scuole, banche, uffici, un quartiere vissuto e affollato insomma, che ha già una sua storia, per quanto breve, da raccontare. Vi chiedo di attraversare quella strada, che da Pitz’e Serra porta a Quartello e alle sue “quattro strade”, ed ecco palazzine basse e colorate, i cui portici mostrano vetrine vuote alternate a quelle dei coraggiosi che hanno voluto investire su un quartiere ancora giovane. Solo una strada, certo, ma qui ci sono i giardini, in cui le palme resistono al maestrale e le cornacchie saltellano buffe, e spazi per andare in bicicletta, correre, improvvisare due tiri col pallone o passeggiare con gli amici cani; qui si vedono tramonti dalle sfumature irripetibili tuffarsi nel Golfo degli Angeli e si respira il mare che, nei giorni di tempesta, chiama da lontano.

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Giovane Quartello, ma già deturpato dalla costruzione incompiuta di un centro commerciale, ecco il non-finito peggiore, che si sgretola pian piano al vento e si colora delle scritte non sempre piacevoli dei writers; giovane e buio, Quartello, illuminazione degna di un’imboscata nella foresta di Sherwood in via Fiume, via Monaco, via San Marino… perfino intermittente, in quest’ultima strada, e non per festeggiare il Natale.

Quante voci si rincorrono, su questo giovane quartiere: potrebbe essere una sede finalmente  adeguata per la Polizia di Quartu Sant’Elena, ma sono anni che se ne sente parlare e nulla si muove; aprirà una  farmacia, presto o tardi, e chissà quante occasioni di arricchimento sfumeranno o si concretizzeranno in futuro…  ecco la forza di questo quartiere: potrebbe ancora essere un bel posto in cui vivere. 

Se così fosse, ve lo vorrei raccontare.

Un saluto,

Della



Figli di una sinistra minore

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No Bersani. In quel momento, in quella conferenza stampa fin troppo posticipata, non puoi dire con sgomento che evidentemente il Pd ha sottovalutato il malessere, la profonda disaffezione degli italiani per la politica. Non puoi dirlo con quella incredulità, che sembra sincera e quindi ancor più colpevole. Come, come è possibile aver sottovalutato, quando decine e decine di piccoli imprenditori si sono tolti la vita, i minatori si sono barricati all’inferno e i pensionati si sono ridotti a frugare nella spazzatura dei mercatini rionali? Non posso accettare quello sgomento, che mi fa capire quanto siate lontani dalla realtà. Stupisce il voto di protesta, quando perfino qui, vicino a Quartello, un uomo si è arrampicato su un traliccio dell’alta tensione per la disperazione? Parole, ne avrei voluto sentire di diverse e meno sprezzanti, nei confronti di un movimento che, se non altro, ha portato persone nuove in Parlamento. Perchè quel fastidio, quello snobismo, fra un sorso d’acqua e l’altro, quando affermi “Dicano cosa vogliono”? Parole, ne avreste dovuto pronunciare altre in campagna elettorale, che dimostrassero partecipazione ai problemi reali dei cittadini, volontà di cambiamento, invece era tutto un fregarsi le mani perché Berlusconi sarebbe stato sconfitto, per non parlare della sottovalutazione di quel comico che “fondasse un partito, poi vediamo quanti voti prende”. 

Parole, parole come “onere”, le hai fatte risuonare, Bersani, come se non potessi sopportare la responsabilità di dialogare con Grillo il comico, invece ti tocca, vi tocca provarci con tutte le forze, perché gli italiani, che piaccia o no, così hanno scelto, non potendo più seguire la logica delle appartenenze a destra e sinistra, ma cos’é la destra, cos’é la sinistra.

Oggi voglio soffermarmi sull’importanza delle parole che non ho sentito fino a questo momento e su quelle  che spero di sentire, un dialogo costruttivo fra il PD e il Movimento 5 Stelle. Fra il Pd e il PdL spero di non sentire mai nemmeno una sillaba, pronunciata con l’intenzione di ignorare la volontà degli italiani che hanno votato M5S: quelle sarebbero parole dette con un unico scopo, la conservazione della specie “politico della seconda repubblica”.

Ci avete fatto caso? Maurizio Crozza, durante l’intervento a Ballarò, ha imitato Bersani, ripetendo gran parte del suo discorso in conferenza stampa, senza modificarlo poi molto: qualcosa vorrà pur dire.

Parole. Mi aspetto di sentirne di migliori, seguite, una volta tanto, dai fatti. 

Poi, alle urne.

Brucia l’estate (Quartello burning bright)

Immaginate di tornare a casa dopo una estenuante giornata costellata di impegni. State percorrendo a moderata velocità Viale Poetto, illuminato da un’intermittenza giallastra di lampioni in gran parte incidentati, e già pregustate il meritato riposo, qualche pagina di lettura prima del sonno, artificialmente rinfrescato da quell’aggeggio roboante e scolante e salvifico… il condizionatore. Nonostante sia quasi mezzanotte, il termometro in auto segna 28 gradi e l’umidità ha trasformato i vostri capelli nella chioma leonina non di una, ma di tutte e tre le Charlie’s Angels messe insieme: che bella l’estate! All’improvviso lo vedete all’orizzonte, il fumo, e vi sembra troppo vicino a casa vostra… fortunatamente l’aria condizionata congela sulla tempia la gocciolina di sudore provocata dall’amletico dubbio: ho spento o non ho spento la piastra prima di uscire stamattina?

-Sembra proprio davanti a casa…

-Ma no…- vi risponde Morris con un ottimismo non troppo convinto.

La verità vi aspetta in via Fiume, ma si, la strada buia che più buia non si puo’, recentemente rischiarata dalla flebile, troppo flebile!, luce di ecologici lampioncini ad energia solare. Il rigoglioso canneto che costeggia il viale, oasi del pollo sultano (!) e cornice dello stagno di Molentargius e’ in fiamme. Fortunatamente il maestrale soffia verso lo stagno e le dense colonne di fumo si dirigono lontano da Quartello: gli abitanti del quartiere si affacciano ai balconi o si riversano per strada, le fiamme sono alte e rosseggiano contro il cielo notturno, sono vicine, troppo vicine , ma il vento le allontana dalle abitazioni e allora l’incendio si trasforma in uno spettacolo terrificante, da cui e’ impossibile distogliere lo sguardo.

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I pompieri riescono a domare le fiamme intorno alle 5 del mattino, ma verso le 6.30 un focolaio sopito si risveglia… l’indomani mattina le macchine, i parcheggi, i giardini di Quartello sono neri, grossi petali di cenere volteggiano nell’aria già calda delle 8. L’elicottero, così vicino da non sembrare reale, rovescia acqua sulla terra fumante: sembra che, sulla scenografia quotidiana della tua vita abbiano montato un mega schermo del cinema. Ma non stanno proiettando un film, stavolta.

Un saluto, Della

Aggiornamento:le indagini dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale hanno evidenziato danni gravissimi per la flora e la fauna dello stagno di Molentargius. Non sembrano esserci dubbi sull’origine dolosa dell’incendio.

Gatti Randagi in Tempi di Crisi

 

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Ieri sera un bel gatto bianco e nero è entrato furtivamente nei giardini privati di un nuovo palazzo i cui appartamenti al piano terra sono in parte sfitti. Elegantissimo, dopo aver percorso qualche metro in perfetto equilibrio sul muro di recinzione, è sceso con un balzo nel giardino soffocato dalle erbacce: ha annusato qualche foglia, ha scelto una pianta di suo gusto e l’ha assaporata con un mastichio buffo, che me l’ha reso immediatamente simpatico. I gatti sono creature multiformi, spesso austeri e regali, nascondono un’anima birbante, sono ingordi di carezze, ma durante la caccia, sia pure soltanto ad una malcapitata moschina, appaiono letali come una leonessa nella savana. 

Esplorazione del giardino, poi, veranda dell’appartamento sfitto. Le porte-finestre sono un po’ impolverate e riflettono il bel micio, che si siede sulle zampe posteriori e sintonizza le orecchie sulla giusta frequenza, curvando la folta coda nella forma di un peloso punto interrogativo.

Cosa vede, cosa pensa il bel micio?

Forse si sente solo. Qui a Quartello non ci sono molti gatti, ne avrò visti tre o quattro gironzolare per il quartiere, e fra questi una bellissima gatta nera, che l’anno scorso ha avuto 6 cuccioli proprio in uno dei giardini in cui si è intrufolato il mio curioso amico bianco-nero. Ricordo lo stupore e la tenerezza di quella domenica mattina in cui, affacciandomi alla finestra, ho visto mamma gatta che giocava con 6 pallette di pelo salterine: non stupisce che abbia scelto uno di quei giardini per avere i cuccioli, lontano dalla strada, all’ombra di palme e cespugli. La cucciolata è rimasta lì per circa dieci giorni, poi è sparita: mi sono chiesta  che fine avesse fatto e ho sperato che qualcuno avesse portato mamma e cuccioli alla colonia felina più vicina.

Ehm… ma qual’è la colonia felina più vicina a Quartello? Si trova nel confinante quartiere di Pitz’ e Serra, in via Sant’Antonio, ed è stata ufficialmente riconosciuta dal Comune di Quartu Sant’Elena proprio la settimana scorsa, dopo lunghe battaglie sostenute dai volontari che si sono sempre occupati dei mici randagi della zona.

 

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Non appena “Quartello’s Kitchen” è sbarcato su facebook ho stretto amicizia con la Colonia e ne ho seguito le recenti battaglie: oggi mi sono decisa a scrivere un post di sostegno gattesco, perchè sembra proprio che alcuni dei residenti che vivono vicino alla colonia non accettino questo riconoscimento da parte del Comune e accusino il sindaco di preoccuparsi più dei gatti randagi che dei cittadini. I mali che si denunciano sono sempre gli stessi: zecche, escrementi, cattivo odore… malattie pericolose per l’uomo. 

 

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MA. 

Si, c’è un MA ed è grosso come un palazzo. Le amministrazioni comunali sono alle prese con i problemi di sempre: marciapiedi e strade sconnessi, illuminazione scarsa, sfuggente presenza della forza pubblica. Poi c’è la crisi, che riduce anche quelle poche risorse economiche che dovrebbero essere impiegate per migliorare la vita dei cittadini. Quindi vi chiedo: in che cosa consiste il decoro di un quartiere? E’ decoroso lasciare che i gatti vaghino per le strade, abbiano i cuccioli, frughino nella spazzatura, muoiano di malattie sul ciglio di una strada? La Colonia Felina serve ad impedire tutto questo e a raggiungere il tanto invocato “DECORO”. I gatti delle colonie vengono sterilizzati, così si impedisce l’incremento del numero dei randagi; i gatti delle colonie vengono curati e vaccinati, così si evitano le malattie “pericolose per l’uomo”; i gatti delle colonie fanno pipì e popò nelle suddette colonie, non nei marciapiedi, al contrario di tanti cani che magari vengono portati a passeggio da padroni molto afflitti per il decoro del quartiere ma poco interessati alle nutellose deiezioni dei loro amici a quattro zampe.

C’è di più: i gatti delle colonie vengono adottati e io ho scoperto da appena un anno cosa significa avere un micio che ti accoglie pancia all’aria quando apri la porta di casa. Purtroppo a Quartello non mi è permesso tenere un gatto, il contratto d’affitto non consente di tenere amici a quattro zampe (ma perchè 🙁 ????), però nella mia casa paterna le mie sorelle sono riuscite ad introdurre clandestinamente un pestifero felino bianco e grigio di nome Gandalf. Da piccole non abbiamo mai avuto animali in casa, perchè i nostri genitori erano assolutamente contrari: i cani soffrono in appartamento e i gatti lasciano peli dappertutto, insomma, le classiche obbiezioni che tanto fanno piangere i bambini. Gandalf è stato introdotto in casa clandestinamente (nel senso che si è materializzato senza preannuncio alcuno!), è stato preso da una colonia felina quando aveva solo un mese e mezzo e adesso… vorrei filmare mio padre, quando ci gioca o ride dei suoi assalti al “portatore di pappa”. 

Ho sempre desiderato un gatto, ma non avrei mai immaginato che un amico felino potesse regalare tanto calore; immagino che per un bambino sia bellissimo crescere con un cucciolo, che oltre al divertimento comporta un’assunzione di responsabilità: non pensate che sia importante, dal punto di vista educativo?

Scrivo questo post per sostenere la Colonia Felina di Via Sant’Antonio, non posso fare molto altro purtroppo, ma appena potrò adottare un micio, lo prometto, sarà un quartese doc! Spero che chi si oppone al lavoro dei volontari capisca che il decoro del quartiere comincia proprio da attività di questo genere. Vorrei davvero sapere, inoltre, se le persone che affiggono messaggi sdegnati per le vie del  quartiere rappresentano la maggioranza dei residenti o costituiscono soltanto una rabbiosa minoranza (propendo per questa ipotesi…) che non vede di buon occhio chi si prende cura dei randagi e ritiene che per risolvere il problema si dovrebbero semplicemente ammazzare i malcapitati felini. Sto esagerando? Va bene, non  voglio giudicare senza conoscere l’opinione di queste persone: la esprimessero allora, basta messaggi sdegnati. Come risolverebbero, questi cittadini, il problema dei randagi che abitano nel loro quartiere? Parlassero, si confrontassero, si ricordassero che non è la Colonia Felina a rendere indecoroso il quartiere, anzi: costituisce un passo avanti, una dimostrazione di interesse per il benessere dei cittadini, prima che dei randagi.

E se un altro Gandalf verrà adottato, credetemi, non sarà solo un gatto ad esserne felice.

Un saluto,

Della

ps: vi invito a sostenere la Colonia Felina di Via Sant’Antonio, anche solo condividendone gli appelli, e ad esprimere un’opinione sul problema “randagi- colonie feline”. Parliamone!!!

ps2: la prima foto è tratta dal blog Cecrisicecrisi.

ps3: dimenticavo: vi presento Gandalf…

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Passato, Presente, Quartello

Quartello si avvia a vivere un’estate rovente.

 

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L’odore del mare, al pomeriggio, è tanto intenso da costringermi a fare un tuffo nei ricordi, quando ero una bambina di sette o otto anni e trascorrevo in spiaggia intere giornate. Erano i tempi in cui i papà prendevano ancora un mese, un mese!, di ferie e per me quei trenta giorni erano lunghi, lenti… le ore al mare non mi bastavano mai e il primo pomeriggio era il momento che preferivo, con l’acqua bollente di Chia che mi permetteva di stare ammollo fino a raggrinzirmi come una vecchia mela dimenticata nella dispensa.

Sono ricordi bellissimi, ma confesso che non ho sempre voglia di ripercorrerli: Quartello mi costringe a farlo ogni giorno. Esco di casa e il vento, c’è sempre vento qui, mi porta l’odore del mare, della salsedine, dell’estate. Sulla strada per Cagliari vedo le spiagge, la gente che comincia a riempirle, ma non mi fa alcun effetto: è l’odore che per qualche secondo strappa la piccola Della alla sua infanzia e la trascina a Quartello; lei mi invita a seguirla, mi offre un pizzico di spensieratezza, ma si allontana delusa e ogni giorno si trattiene sempre meno con me, perchè mi sto abituando a rimetterla al suo posto, fra i ricordi preziosi che vanno assaporati di tanto in tanto.

In queste ultime settimane Quartello si sta preparando per l’estate con tutta una serie di lavori che impolverano l’aria già calda: via Fiume, l’accesso principale al quartiere, viene finalmente spogliata dalla soffocante cornice di canne e erbacce che l’ha rivestita per tutto l’inverno e le rotonde, che ormai si erano trasformate in colline boschive da cui ogni tanto si affacciava un velociraptor, sono state ripulite… ma non spianate, perchè ora cumuli di terra impediscono ai malcapitati automobilisti una buona visuale. Insomma siamo passati dalla collina boschiva alla duna desertica, con annessa tempesta di sabbia, se tira il Maestrale… e acciderbolina se tira!

 

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Attualmente i cantieri aperti nel quartiere non sono numerosi come un tempo: ci sono delle belle palazzine già terminate che aspettano nuovi abitanti e mi chiedo se vedremo presto i camion dei traslochi scaricare le vite dei neo-Quartellesi che, nonostante i tempi di crisi, sono pronti ad un nuovo inizio, felici per aver conquistato almeno il primo gradino della salita.

Quando passeggio per il quartiere riconosco subito i futuri neo-Quartellesi: parcheggiano sul ciglio della strada e occhieggiano l’appartamento dei sogni dalla macchina, magari dopo aver riconosciuto la palazzina dalle fotografie pubblicate su qualche giornale di annunci immobiliari. Dopo aver discusso per qualche minuto scendono dalla macchina e si avvicinano all’oggetto del desiderio cautamente, quasi che avessero paura  di vederselo evaporare sotto gli occhi; si avvicinano ai citofoni, sbirciano i nomi dei futuri vicini, se già ce ne sono, oppure prendono nota dei numeri di telefono scritti sui cartelli delle agenzie immobiliari: lui memorizza il numero sul cellulare, di solito, mentre lei glielo detta. “Telefono domani mattina” e poi silenzio e contemplazione, mentre fra speranze e visioni di salotti, cucine e camere da letto, si insinua il timore che non sia nemmeno quello, l’appartamento dei sogni, che costi troppo, che sia troppo piccolo o buio… che entrandoci, insomma, non si abbia quella sensazione… la sensazione del futuro che ti si spalanca davanti.

E’ ancora così Quartello, tutto proteso in avanti, per la sua incompiutezza, per i suoi appartamenti vuoti, per i negozi ancora sfitti. E’ bello vedere un quartiere che scrive la propria storia, riga per riga certo, perchè la crisi è capace di cancellare i sogni con una busta di Equitalia e molte di quelle coppie che sospirano dalla loro macchina dovranno rinunciare o aspettare ancora… ma quando arriverà il momento Quartello sarà qui, come è stato per me e Morris, e magari una nuova attività scommetterà sul futuro, un figlio si emanciperà dalla famiglia d’origine e una coppia comincerà a scrivere il primo capitolo della sua storia “quartellese”.

 

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C’è tanto “futuro” a Quartello, ma non è escluso che il mare, in un caldo pomeriggio di giugno, vi porti  un regalo dal passato…

Un saluto,

Della

La Storia sotto casa (Monumenti Aperti 2012)

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Anche quest’anno la manifestazione Monumenti Aperti ha regalato fantastici scorci di Cagliari e Quartu Sant’Elena. L’aspetto entusiasmante di questi eventi culturali è che rendono sorprendentemente interessanti i luoghi davanti ai quali passiamo tutti giorni per andare al lavoro, all’università, a fare la spesa; i musei, le chiese, le case campidanesi si vestono a festa e alcuni tesori dimenticati vengono aperti per l’occasione ai cittadini che, stupiti, si chiedono dove mai fosse nascosta tutta quella “storia”: la banale città di ogni noioso lunedì mattina appare improvvisamente preziosa…  si, Monumenti Aperti riesce a farti sentire come un turista nella tua città, una bella sensazione in tempi di crisi.

 

Vi racconto un domenica mattina a Quartello.  Il sole è quasi estivo tanto è luminoso, ma soffia un fastidioso vento piega-piante che ha il solo merito di diffondere per il quartiere il concerto della Banda Musicale di Quartu Sant’Elena: è il tipo di musica che evoca il senso di appartenenza a qualcosa di più antico, paesano… uso questo aggettivo con un’accezzione assolutamente positiva, sia ben chiaro.

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Quando arrivo al Giardino dei Fortini la Banda già si sta disperdendo ed alcuni visitatori si avvicinano incuriositi alle postazioni militari che per Monumenti Aperti sono state allestite dai volontari dell’Associazione Progetto Quartu 900: è piacevole scoprire che le alte erbacce che nascondevano i Fortini sono state finalmente eliminate; la speranza è che i Fortini non vengano abbandonati, ora che Monumenti Aperti si è concluso.

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Per la storia dei Fortini vi rimando al post precedente, ciò che desidero raccontare oggi è il piacere di vedere un patrimonio storico valorizzato e la bellezza di ascoltare i volontari, che raccontano con passione aneddoti, storie di soldati in un passato non tanto lontano, in fondo.

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E’ stato emozionante scendere nei Fortini e osservare il panorama circostante dalle feritoie per le mitragliatrici, immaginando cosa doveva vedere un soldato 70 anni fa, quando Quartello non esisteva, cosa doveva provare nello scrutare il Golfo di Quartu col terrore di vedere apparire il nemico pronto per uno sbarco in Sardegna. Non sarebbe stata una visita altrettanto emozionante, se fosse mancato il racconto dei volontari di Progetto Quartu 900: la “voce narrante” è fondamentale, perchè serve ad appassionare, oltre che a conoscere. Come avrei saputo, altrimenti, che i Fortini dovevano essere costruiti in cemento armato ma, vista la scarsezza di materiali dell’epoca, le costruzioni erano in realtà alquanto fragili? Non avrei saputo che i camminamenti di collegamento fra i vari Fortini esistono ancora e forse, nonostante alcune parti siano crollate, si potrebbero recuperare e mostrare al pubblico, rendendo la visita al sito ancora più interessante. Non avrei saputo che nelle vicinanze i terreni erano minati e che due soldati, durante le operazioni di disinnesco, sono morti. Non lo sapevo, no, e non so come si chiamavano, quei soldati, o quanti anni avevano: mi auguro che Progetto Quartu 900 riesca nell’intento di ricordarli attraverso un segno, un’iscrizione che non ne cancelli il ricordo per sempre.

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Quanto è importante valorizzare i Fortini, dunque? Non si tratta solo di evitare che vengano seppelliti dalle erbacce, ma di lasciare che svolgano la loro funzione di “monumentum”, il ricordo di un passato che spesso non si riesce a tramandare: non credo esista un modo migliore di appassionare bambini e adulti alla storia che raccontare e per suscitare interesse può bastare una bicicletta, chissà, quella su cui ha pedalato un giovane soldato per raggiungere la sua postazione d’osservazione…

 

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Un saluto,

Della

Gli onori della cronaca

Ebbene si: in data 13 marzo 2012 la vostra Della si appresta a leggere la cronaca di Quartu Sant’Elena sull’Unione Sarda. Immaginate il suo stupore nel vedere…

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Voglio ringraziare Giovanni Manca di Nissa per  aver segnalato il mio blog sul giornale più importante della Sardegna, oltre ad essere una soddisfazione personale, spero sia un’occasione per far conoscere Quartello sotto una luce diversa, con l’auspicio che il quartiere cresca “sano e forte”, visto che è ancora così giovane!

Nell’ultimo post ho espresso la speranza che le storie di Quartello vengano raccontate: ci si potrebbe domandare se il quartiere abbia una sua “Storia”, quella con la “S” maiuscola. E se vi dicessi che nel 1943 il territorio su cui sorge il quartiere era strategicamente molto importante, tanto da ospitare ben tre bunker che facevano parte di un sistema fortificato, chiamato Arco di Contenimento di Quartu Sant’Elena?

Sostanzialmente, l’Arco di Contenimento era una linea di difesa, presidiata dall’Esercito Italiano con la collaborazione delle truppe tedesche: se l’esercito anglo-americano fosse sbarcato nel Golfo di Cagliari, come aveva fatto in Sicilia nel luglio del ’43, il nemico sarebbe stato per lo meno rallentato dai soldati dislocati lungo l’Arco di Contenimento.

Torniamo a Quartello. Le postazioni numero 62, 63 e 64 facevano parte del Caposaldo XVIII, chiamato Castroreale:  i numeri 63 e 64 erano dei veri e propri bunker, scavati sotto terra e mimetizzati nella vegetazione, mentre il numero 62 era più visibile, ma camuffato sapientemente da umile casetta di campagna.

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Le foto che vedete, tratte dall’album di luca1980ca/fortini militari, risalgono a qualche anno fa, quando i bunker erano visibili: ad oggi, il fortino di via Fiume è stato spostato per i lavori di ampliamento della  strada (quella che più buia non si può…), mentre gli altri due sono completamente nascosti dalle erbacce… se fossimo nel 1943 la mimetizzazione sarebbe perfetta.

L’anno scorso, in occasione della manifestazione “Monumenti Aperti”, durante la quale i comuni della Sardegna riscoprono i loro tesori culturali nascosti e li fanno conoscere ai cittadini spesso ignari, i Fortini di Quartello sono stati visitati da centinaia di persone, attratte dal fatto che i bunker erano stati allestiti così come dovevano apparire (o non apparire!!!) durante la guerra, con tanto di figuranti armati: spero che anche quest’anno “Monumenti Aperti” sia l’occasione per riscoprire i Fortini, ma mi chiedo perchè, nel corso dell’anno, queste testimonianze della Seconda Guerra Mondiale siano abbandonate, vittime dell’incuria, soffocate dalle erbacce.

Le ricerche su internet mi hanno portata a scoprire che i Fortini fanno parte del piano urbanistico del Comune di Quartu Sant’Elena, il quale avrebbe previsto la creazione di aree verdi attorno ai bunker: perchè non liberare i fortini, farne un luogo da visitare durante le passeggiate a Quartello, nel corso di tutto l’anno? Perchè non esporre in queste aree verdi dei pannelli che raccontino la storia dei fortini, la Storia, proprio quella con la “S” maiuscola, che si è svolta anche sotto casa nostra, a quanto pare?

Quartello, il quartiere “più giovane”, ha un passato da raccontare e da valorizzare: pensate ad un narratore che, in occasione di “Monumenti Aperti”, racconti ai bambini la storia di un soldato della 203° Divisione Costiera del Regio Esercito Italiano, che nel settembre del 1943, presidia una postazione del Caposaldo XVIII insieme ad un soldato tedesco della wehrmacht… la notizia dell’armistizio con le forze angloamericane arriva all’improvviso, attesa, temuta.

Un saluto,

Della 

(per le informazioni sui fortini, Progetto Quartu 900)

Il Quartiere Sospeso

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Sono trascorsi quasi due anni da quando mi sono trasferita a Quartello. Il quartiere è molto cambiato da allora, ma ancora non ha assunto una fisionomia definitiva: croce e delizia dei giovani rioni.

Croce, perchè non sempre è piacevole passeggiare fra cantieri polverosi e chiassosi: anche dopo la fine dei lavori, i “ferri” arrugginiscono tristemente negli spiazzi accanto alle palazzine appena nate.

Delizia, perchè da una mattina all’altra scopri che gli operai stanno lavorando in uno dei locali commerciali nuovi di zecca e ancora sfitti sotto i portici: giorno dopo giorno scommetti su quale tipo di negozio arricchirà l’offerta del quartiere.

Croce, perchè i tralicci dismessi che andrebbero spostati, retaggio degli anni in cui Quartello era aperta campagna, torreggiano ancora sulle nuove palazzine e sui parcheggi: chissà perchè nessuno lascia la macchina all’ombra dei forchettoni (licenza poetica per tralicci).

Delizia, perchè ci sono ampi spazi verdi e giardini, alcuni dei quali poco curati purtroppo, in cui i bambini possono giocare, le signore fare ginnastica, i ragazzini organizzare partitelle di calcio o pallavolo.

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Croce, perchè quando calano le tenebre il quartiere viene inghiottito da buio: l’illuminazione è scarsa fra le strade del rione, inesistente lungo una delle principali vie d’accesso al quartiere; ho smesso di contare le volte in cui ho letto sull’Unione Sarda che i lavori per sistemare l’illuminazione di via Fiume  (clicca) stanno per partire. Intanto per i pedoni è impossibile attraversare dopo il tramonto: è una strada lunga, senza semafori accanto alle strisce pedonali, e le macchine corrono, accidenti se corrono.

Delizia, perchè i “Quartellesi” sono amanti dei cani. Forse la presenza di spazi verdi ha indotto molti amici degli animali a trasferirsi qui… l’huskie che vedo quasi ogni giorno galoppare fiero, orecchie dritte e petto villoso in fuori, è decisamente il mio preferito, ma il fatto importante è che qui l’educazione animalesca mi ha consentito di non incorrere mai in poco piacevoli splattate (licenza poetica per “i padroni, facendo uso massiccio degli appositi strumenti, hanno salvato le mie suole dalla nutella canina”).

Potrei continuare a lungo questo elenco di pregi e difetti, ma preferisco esprimere la speranza che Quartello, ancora sospeso fra cantieri, strade poco illuminate e appartamenti vuoti, si evolva scegliendo lo “sviluppo urbano sostenible”: ci affacciamo sul mare e abbiamo la possibilità di avere giardini, piste ciclabili, insomma, quanto di buono può esserci in un quartiere che  deve ancora fare delle scelte.

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Quotidianamente l’Unione Sarda racconta i disservizi di Quartello in poche righe: è importante, affinchè nessuno si dimentichi di un rione sempre più popoloso. Iniziare da qui, per giovani famiglie precarie, può essere più facile che a Cagliari, ma vorrei che raccontare Quartello non significasse solo parlare di ciò che manca, che è molto, ma di ciò che c’è e che potrebbe esserci… non solo negozi, ma associazioni culturali e sportive, una biblioteca, un dopo-scuola per i ragazzi.

Le storie di Quartello aspettano di essere raccontate: inizio io, parlandovi di un quartiere che, con la primavera imminente, ha ritrovato la sua luce, i suoi giardini, i suoi prati: nei giardini di via Fiume si sente il profumo della salsedine, ormai.

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Quante opportunità, nel mio quartiere sospeso!

Un saluto, 

Della