libri e fumetti

Linee di sangue

La copertina del volume a fumetti "Linee di Sangue" realizzata da Daniele Serra.

La copertina del volume a fumetti “Linee di Sangue” realizzata da Daniele Serra.

Il vampiro: un mito senza tempo, protagonista  di libri e film che hanno appassionato migliaia di lettori, dal “Dracula” di Bram Stoker, pubblicato nel 1897, a Twilight di Stephenie Meyer del 2005, passando per la saga di Lestat e Louis raccontata da Anne Rice a partire dal 1976.

Sembra che esista il vampiro giusto per ciascuno di noi, che soddisfi quel sano, o insano!, desiderio di terrore che spesso proviamo e che in libreria o al cinema ci fa scegliere di trascorrere un po’ del nostro tempo con un compagno dotato di  canini sproporzionati.

Certo, non tutti i vampiri sono uguali… voi quale preferite? Siete forse dei raffinati cultori del vampiro “byroniano” descritto da Polidori nel suo celebre racconto? Oppure, per voi, “vampiro” significa “Dracula”, quindi non potete prescindere dal pallido conte che perseguita Jonathan Harker e dalla classiche misure di protezione anti-morso del dottor Van Helsing?

Ho capito: magari vi vergognate ad ammetterlo, ma trovate irresistibile la pelle glitterata di Edward Cullen e riuscite a soprassedere sul suo terribile colore di capelli… oppure adorate il vampiro “culturista”, anzi, il “diurno” interpretato da Wesley Snipes  nella saga di “Blade”, tratta da un fumetto Marvel?

Come ho fatto a non pensarci? Voi preferite l’esile e letale Selene, protagonista della saga di Underworld interpretata da Kate Beckinsale! No? Allora il vostro vampiro dev’essere Barnabas Collins, che nel film “Dark Shadows” di Tim Burton ha avuto il volto di Johnny Depp… e dei fantastici completi anni ’70!

Insomma, qualunque sia il vostro tipo di succhiasangue preferito, sono certa che apprezzerete il volume a fumetti “Linee di Sangue”, che raccoglie cinque storie di vampiri molto diverse fra loro e quindi capaci di soddisfare tutti i cultori di questo mito senza tempo. “Linee di Sangue” e’ stato realizzato dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari e rappresenta un esempio di come sia possibile confrontarsi artisticamente su uno stesso tema, con risultati graficamente sorprendenti, ma, soprattutto, giocando con originalità’ con temi e strutture narrative, intrecciandole e ribaltandole per sorprendere il lettore e offrire nuove chiavi d’interpretazione.

Se vi trovate a Cagliari stasera non perdete la presentazione del volume, che si terra’ nei locali della Cineteca Sarda in viale Trieste 126 : saranno presenti gli autori, sceneggiatori e disegnatori, Bepi Vigna, Gildo Atzori, Laura Congiu, Andrea Castello, Ilio Leo, Stefania Costa e Daniele Serra. Non mancate, se potete… altrimenti “Linee di Sangue” vi aspetta nelle librerie e fumetterie!

Un saluto,

Della

Amare le storie

Bimbo-che-legge

Le statistiche pubblicate dalla Nielsen in occasione dell’apertura dell’ultima Fiera del Libro di Torino parlano chiaro: in Italia si legge sempre di meno, per la precisione, 6 virgola qualcosa punti percentuale in meno rispetto ai dati raccolti nel 2013.

Le ragioni di questo fenomeno sono tante e fra queste è annoverata la famigerata “crisi”, per cui anche acquistare un libro sarebbe diventato un lusso per molte famiglie: personalmente, però, ritengo che il costante aggravarsi di questa disaffezione degli italiani nei confronti della lettura dipenda, in gran parte, dal fatto che non si insegni abbastanza, ai bambini, l’amore per le storie.

Quando ero alle scuole medie la mia professoressa di Italiano aveva organizzato una piccola biblioteca di classe: ciascun bambino portava da casa una massimo di cinque libri, che venivano sistemati nell’armadio e messi a disposizione dei compagni. Era attivo un piccolo servizio di prestito, di cui la professoressa teneva scrupolosamente un registro, e c’era il limite di tempo di un mese per finire il libro che si era scelto, dopodiché bisognava “consigliarlo” alla classe, spiegare perché valeva la pena leggerlo senza svelare troppo della trama, per non togliere il gusto della lettura ai compagni.

Questa piccola biblioteca di classe avrebbe i suoi vantaggi anche nel 2014, in piena era digitale, perché consentirebbe ai bambini di poter leggere libri che magari non sono disponibili a casa loro, forse proprio per colpa della crisi, ma soprattutto avrebbe il pregio di stimolare lo spirito critico dei giovanissimi, chiamati a “sponsorizzare” una storia; ricordo due “recensioni” fulminanti, in particolare: -Dovete leggere Gian Burrasca perché fa ridere “a lacrime”-, detto proprio “alla sarda”, e -Non leggete Senza Famiglia perché ci sono troppi momenti tristi per gli animali-… capito? Per gli animali, mica per il povero Remi’  vagabondo!

Illustrazione tratta da Gian Burrasca

Illustrazione tratta da Gian Burrasca

E si, perché il libro poteva anche essere sconsigliato ai compagni, il che forse incuriosiva ancora di più l’uditorio; se poi si scatenava una discussione fra diversi ragazzini che avevano letto lo stesso romanzo, la professoressa era felicissima e, a dire la verità, tutta la classe godeva di questi battibecchi letterari che, fra una bocciatura  inspiegabile e una lode sperticata, aiutavano i bambini ad esprimere e difendere la propria opinione, oltre che incuriosire e stimolare a leggere ancora.

Un'immagine tratta dal film "Senza Famiglia" con Gino Cervi

Un’immagine tratta dal film “Senza Famiglia” con Gino Cervi

Forse l’amore per le storie, per poter durare tutta una vita, dovrebbe iniziare a casa, con mamma e papà che ti leggono le favole, magari prima di dormire, per fare della lettura un momento intimo, la degna chiusura di una giornata convulsa o semplicemente il tempo quotidiano dedicato a volare con la fantasia. Laddove la famiglia fosse carente in questo senso, però, dovrebbe essere la scuola ad intervenire, fin dalla tenera età, magari con un piccolo prestito “interclasse”; per i bambini coinvolti in un progetto così semplice sarebbe facile, poi, avvicinarsi alle biblioteche fuori dalla scuola e alle librerie… certo, è vero, la crisi ci impedisce di scialare con gli acquisti e ci obbliga a fare delle scelte, più di quanto ci piacerebbe ammettere. E allora, non sarebbe bello se, un bambino, dovendo scegliere un regalo da ricevere da mamma e papà, decidesse di chiedere un libro?

Raccontatemi… voi che lettori eravate da piccoli? Se avete figli, nipoti o in qualche modo i cuccioli di uomo fanno parte della vostra vita, come li aiutate ad amare le storie e a diventare  futuri lettori?

Un saluto,

Della

 

La lunga strada per Alice Munro

 

Alice Munro

Alice Munro

Quando Alice Munro ha vinto il Premio Nobel per la letteratura ho pensato che fosse giunto il momento di leggere i suoi racconti. Avevo rimandato l’incontro con questa scrittrice in diverse occasioni, condizionata dalle critiche, positive, che avevo letto sul suo stile, sulla sua maestria nel “racconto breve”, sulla sua capacità di raccontare le donne. So fin troppo bene che, spesso, leggere “di uno scrittore” prima che “lo scrittore” comporta l’insinuarsi di aspettative e giudizi affrettati, ma nel caso di Alice Munro è stata proprio questa idea di “femminilità rivelata” a frenarmi, fino al Premio Nobel: l’esposizione mediatica è stata quasi una sfida per me, mi sono detta “Eccoti ancora qui, Alice Munro, vediamo se hai davvero qualcosa di speciale da raccontarmi”.

Così ho letto Alice Munro, senza sapere di averla già incontrata, di aver già cominciato a calpestare i sassolini di quella strada che mi avrebbero condotta fino a “Nemico, amico, amante…”, una strada iniziata molti anni fa con un’altra grande scrittrice canadese, Lucy Maud Montgomery, la creatrice di Anne Shirley, Anna dai capelli rossi, e di un universo di personaggi le cui storie si intrecciano nell’Isola di Prince Edward, più precisamente, nell’immaginaria cittadina di Avonlea.

Nei romanzi intitolati “The Story Girl” (1911)  e “The Golden Road” (1913) la Montgomery racconta, in particolare, le vicende di un gruppo di giovani cugini, che trascorrono insieme alcuni anni della loro infanzia; fra loro, la piccola Sarah Stanley, “The Story Girl”, che ama raccontare storie. Sarah Stanley è la protagonista, insieme ai suoi tanti cugini e zii, del telefilm “Road to Avonlea”, tratto dai romanzi della Montgomery, un successo mondiale, durato ben 7 stagioni, durante le quali i giovani protagonisti sono cresciuti, attraversando “The Golden Road”, la via dorata dell’infanzia.

Sara Stanley

Sara Stanley, dal telefilm Road to Avonlea

Se volete saperne di più su Avonlea, vi rimando ad un mio precedente post, che potete leggere QUI; vorrei tornare a Sara Stanley, ora, e alla giovane attrice che l’ha interpretata, Sara Polley, che oggi ha 35 anni e continua recitare, ma soprattutto, è diventata una stimata regista.

Sarah Polley

Sarah Polley mentre dirige uno dei suoi film

 

Personalmente l’ho seguita nelle sue interpretazioni  de “Il segreto dell’acqua” di Katherine Bigelow e “Mr. Nobody” di Dormael, ma soprattutto ho potuto apprezzarla come regista nel suo primo lungometraggio “Away from her – Lontano da lei”, una storia d’amore dolce e crudele, che esplora le dinamiche del rapporto fra due coniugi, quando “lei”, una splendida Julie Christie candidata all’Oscar e vincitrice del Golden Globe, si ammala di Alzheimer e decide di ricoverarsi in un istituto. Una storia triste, certo, ma sarebbe superficiale etichettarla in questo modo, perché il racconto è al contempo lucido e cinico, irrazionale e surreale, come lo è la malattia di cui parla.

Julie Christie nel film "Away from her"

Julie Christie nel film “Away from her”

Torniamo ad Alice Munro, al suo Premio Nobel e alla decisione di leggerla, finalmente. Ho iniziato da “Nemico, amico, amante…” e lo stupore mi ha afferrata parola dopo parola, riga dopo riga, perché tutto ciò che leggevo era vero. Ecco, se dovessi scegliere un aggettivo per la scrittura di Alice Munro, direi che è vera, non realistica, per quanto spesso decisamente cruda, ma vera, nel senso che non c’è finzione nel suo raccontare, non ci sono personaggi, passatemi questa espressione un po’ retorica, ma persone. Coraggio, debolezza, ossessione, meschinità, tutte mescolate insieme vanno a comporre queste “persone” e spesso ti riconosci in un loro pensiero, in un comportamento ostinatamente mantenuto, in una situazione in cui avresti reagito allo stesso modo.

Certo, Alice Munro spesso racconta di anni ormai lontani, ma nonostante i mutamenti della società, la lucidità con cui racconta le donne, e non solo, travalica le conquiste dell’emancipazione femminile e svela meccanismi mentali che fanno parte degli umani “vizi e virtù”, non importa quale sia il continente di cui percorrete le strade o la vostra estrazione sociale. Ci sarà spesso, se non sempre, nei racconti di Alice Munro, qualcosa che vi appartiene, farete fatica ad ammetterlo, e ci sarà sempre anche quel pizzico di incanto, nel leggere della bellezza e della sorpresa, della speranza e della felicità che la vita può regalarvi inaspettatamente, così mescolate all’attesa, al dolore e alle delusioni che è quasi impossibile riconoscerle.

Fin troppo velocemente arrivo a “The bear came over the mountain”, l’ultimo racconto della raccolta “Nemico, amico, amante…” e, parola dopo parola, leggo di una coppia che deve affrontare l’Alzheimer. La malattia di lei è dolorosa e devastante, ma incredibilmente si trasforma in un’occasione di sincerità, di onestà rispetto a tanti anni trascorsi insieme, forse caratterizzati da pensieri e sentimenti inespressi, per mera routine o per quieto vivere.

Conosco questa storia, mi dico, seppur riadattata per il cinema, è la stessa che la regista Sara Polley ha raccontato nel suo primo lungometraggio, così scopro che “Away from her”, il film con Julie Christie di cui ho scritto, è un adattamento di questo racconto di Alice Munro, che ha anche collaborato alle stesura della sceneggiatura.

Il cerchio di scrittrici, attrici e registe canadesi è chiuso e sono incantata dalla casualità così “vera” che mi ha portata fino ad Alice Munro… senza che lo sapessi.

Alice Munro in un'immagine recente

Alice Munro in un’immagine recente

 

Una lunga domenica di fumetto

Le ultime settimane sono state colme di avvenimenti importanti. Vogliamo parlare del suicidio politico del Partito Democratico o del “Napolitano Reloaded” che è stato inscenato per manifesta incapacità di soddisfare l’unica indicazione certa uscita dal voto di Febbraio, il desiderio di CAMBIAMENTO, RINNOVAMENTO, PENSIONAMENTO della vecchia classe politica italiana?

No, non ne vogliamo parlare. Ormai poi ci sono le nomination dei ministri di Letta su cui (s)ragionare.

Questo è un blog su Quartello, mi direte voi, allora potremmo parlare del fatto che quest’anno il “Maggio Quartese” non sarà allietato da “Monumenti Aperti”: non ci son soldi da spendere per imbellettare il patrimonio culturale della città, forse gli euro preposti son stati tutti spesi per tirare su lo stadio di Is Arenas, d’altronde bisognava pur dare una casa al Cagliari orfano del Sant’Elia. Come dite? Non avete trovato Is Arenas a Trieste? Sfido io, è qui in Sardegna: sigillato abusivo vergognoso. Mistero dei fondi evanescenti, per cui i fortini di Quartello resteranno ben mimetizzati nella boscaglia di erbacce che cresce rigogliosa tutto intorno, non si sa mai, così nascosti potrebbero essere utili nel caso di uno sbarco nemico nel Golfo degli Angeli.

No, oggi non voglio parlare di questi orrori tutti italiani, ma desidero segnalarvi una meravigliosa realtà sarda che si concretizzerà domenica 28 Aprile in tutte le edicole del paese insieme all’Unione Sarda: la Storia della Sardegna a Fumetti, una collana di albi curata dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari. Attraverso il fumetto, questa forma d’arte che coniuga racconto e immagini, si narrano alcune delle tappe fondamentali della storia della Sardegna: un modo originale e divertente per scoprire il passato dell’isola, godendosi i disegni degli artisti sardi che si sono impegnati in questa bellissima iniziativa editoriale. Spero che questa albi facciano trascorrere a tutti coloro che li sfoglieranno, in Sardegna ma soprattutto lontano dall’isola, una lunga domenica di fumetto… una gran bella prospettiva di questi tempi! Appuntamento in edicola, dunque: il primo albo, Il Segreto della Pietra Nera, domenica 28 Aprile insieme all’Unione Sarda, solo 1 euro!

Un saluto, Della

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UNIA (Uniti Nell’ Immortal Amore)

Grazie a Clarina e all’invito presentatomi nel suo blog “Senza Errori di Stumpa” partecipo ad un gioco molto interessante, che invita a parlare di libri, rispondendo ad alcune domande. L’acronimo UNIA, così viene definito questo “premio”, è stato da me interpretato come nel titolo del post, intendendo l’amore per la letteratura; credo che  il mistero del suo vero significato non sia ancora stato svelato, quindi se avete idee in merito… ebbene, sbizzarritevi!

Passiamo alle domande:

1) Qual’è il primo libro che hai letto in assoluto?

Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne. E’ stata una folgorazione, il libro che mi ha fatto amare la lettura. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine, nonostante morissi di sonno, e ricordo la stretta al cuore, dopo averlo finito… un lieto fine di cui ero contenta, certo, ma mi sentivo abbandonata e la mia vita di bambina sembrava così noiosa rispetto alle avventure vissute da Phileas Fogg e Passepartout! Ancora oggi, lo confesso, questa sensazione d’abbandono mi accompagna quando finisco un libro che ho amato… e ancora oggi ho una predilezione per i personaggi maschili burberi… almeno in apparenza!

2) Hai mai fatto un sogno ispirato ad un libro che hai letto? Se si, racconta.

Mi è capitato spesso, ma il sogno che ricordo con più dolcezza è stato quello in cui abitavo ad Avonlea, la cittadina di Anne Shirley, meglio nota come Anna dai capelli rossi. E’ un sogno confuso, impalpabile direi, in cui ero Anne, ma anche me stessa, una piccola amica della lentigginosa ragazzina che vagabondava per boschi e spiagge insieme a Diana Barry e Gilbert Blythe; per la verità Gilbert era una presenza imposta dal mio subconscio, perchè finchè Anne è stata bambina lo ha detestato… romantica pure nei sogni, mannaggia!

3) Qual’è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo?

Il titolo mi attira, certo, ma non basta. Ho bisogno di una trama, per quanto minima. Spesso poi, prima di comprare un libro, leggo qualche frase, scegliendo delle pagine a caso… anche l’inizio è importante: se l’attacco mi incuriosisce, se non riesco a non voltare pagina… è fatta!

4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?

Ho bagnato le pagine per tanti, ma le lacrime più amare le ho versate per Ettore, principe di Troia. Ero solo una ragazzina, ma la sua morte mi sembrava così ingiusta e lo strazio del corpo martoriato da Achille così insopportabile che la rabbia mi ha completamente sopraffatta. Certo, poi c’è la piccola Beth March… fazzolettini, a me!

5) Qual’è il tuo genere preferito?

Difficilissima domanda. Detesto la parola “fantasy”. Preferisco “romanzo epico-cavalleresco”. Detesto “letteratura per ragazzi”, ma molti dei libri che amo sono etichettati così. E Virginia Woolf? Difficilissima domanda.

6) Hai mai incontrato uno scrittore?

Dario Fo, a passeggio per Cagliari. L’ho riconosciuto, lui ha sorriso, io ho sorriso. E via di passeggiata. Alessandro Baricco, dopo un incontro al Conservatorio di Cagliari.

7) Posta un’immagine che rappresenta cosa significa per te la lettura.

La libreria protagonista dello scambio epistolare fra Helene Hanff, scrittrice che meriterebbe maggior gloria e traduzioni in Italia, e il libraio Frank Doel: 84, Charing Cross Road.

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Bartel di Pietraluce e Vania, che ne dite di partecipare? L’invito è aperto a chiunque provi “l’immortal amore”…

Un saluto, Della

Impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto

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Quartello risplendeva, in quell’incantevole pomeriggio d’Aprile.

Guglielmo infilò il copione, l’I-pod e il blocco d’appunti nel monospalla, inforcò la bicicletta e pedalò piano verso i Giardini di Via Fiume, godendosi l’aria al sapore d’erba falciata, l’odore del “sughino verde”, così lo chiamava la sua sorellina Giulia. Aveva scelto una grande palma, Guglielmo, e si era accomodato all’ombra, sperando di riuscire a concentrarsi sulle battute: perchè Amleto era così contorto nell’esprimersi? Era quella la domanda! E ancora: per quale imperscrutabile motivo la Compagnia aveva scelto proprio una fosca tragedia per il debutto? Guglielmo conosceva la risposta, ma finse di dimenticarla. Il quartiere aveva finalmente inaugurato il centro culturale e a lui non era sembrato vero, poter seguire un corso di recitazione così vicino a casa sua, a Quartello, lo stesso rione che gli era parso così isolato e poco interessante appena un anno prima, quando la sua famiglia si era dovuta trasferire a causa degli affitti troppo alti di Cagliari. 

-E per cominciare avete deciso di mettere in scena la storia di un aristocratico depresso?!?- gli aveva chiesto sua madre incredula -Potevate scegliere qualcosa di più brioso!

Brioso, certo. Eppure Guglielmo aveva votato per Amleto senza la minima esitazione: il suo voto e quello di Elisabetta erano stati decisivi, perchè la metà della compagnia avrebbe preferito inscenare Molto rumore per nulla. 

Guglielmo amava recitare, ma le prove in Piazza dei Fortini non erano andate bene. Un attore imperfetto, così si era sentito sulla scena, e quando lei, Elisabetta, lo aveva fronteggiato con la sua Ofelia desiderosa di restituire i doni, lui, Guglielmo, aveva dimenticato le battute che conosceva a memoria, perchè la paura aveva preso il sopravvento. Paura di deludere gli abitanti del Quartiere, che si erano fermati con le buste della spesa o il fido amico a quattro zampe al guinzaglio, per vedere come se la cavavano i ragazzi del rione alle prese con fantasma paterno, vendetta, assassinio.  Paura di rovinare il lavoro di chi aveva ripulito la Piazza e liberato i Fortini della Seconda Guerra Mondiale dalle erbacce, per allestire una scena fantastica, un palco degno di un attore che non fosse imperfetto come lui, lo stesso Guglielmo che avrebbe baciato Elisabetta sulle guance e sulla bocca, subito, se la furia d’amore non avesse indebolito il suo cuore, colmandolo di sfiducia.

Perchè Elisabetta avrebbe dovuto amare lui, che non riusciva a rivolgerle la parola fuori dalla scena, che non era mai gentile, simpatico, sfacciatamente propositivo? Guglielmo sentiva che il suo amore cresceva ad ogni sguardo posato sul volto “elisabettiano” decorato di lentiggini, ma più il sentimento diventava insopportabilmente forte, più lui si allontanava da lei, quasi che emanasse un veleno che gli toglieva ogni forza, ogni coraggio.

-Ciao Guglielmo! Pronto per la grande prima?

Guglielmo tornò alla realtà, ai Giardini di Via Fiume e alla signora Alice Ford che lo aveva appena salutato: intanto Page, la meticcia dagli occhi nocciola, già lo stava leccando su tutta la faccia.

-Pronto… non saprei! Cercherò di fare del mio meglio…

-Panico da debutto, eh? In Inghilterra ho fatto recitare Amleto ai miei studenti innumerevoli volte, ma sempre, sempre il Principe di Danimarca veniva preso da lugubri pensieri di disfatta, prima di salire sul palco. Dev’essere l’indole del personaggio ad incupire tanto gli attori, ad amplificare le loro paure… libera la mente, se puoi, da ciò che ti turba: quando salirai sul palco Amleto prenderà il tuo posto. Coraggio Principe, tutto Quartello è con te!

Guglielmo salutò la signora Ford e Page e tornò al suo copione: doveva farcela per il quartiere, per tutte le persone che avevano creduto e lavorato  affinchè Quartello potesse avere un centro culturale, un luogo in cui i ragazzi potessero riunirsi e coltivare i loro interessi, anzichè annoiarsi nei Giardini strafogandosi di pizze, panini e birre, i cui resti giacevano mestamente fuori dai cestini della spazzatura, quasi ogni fine settimana.

Liberare la mente. Gli occhi di Guglielmo si spostarono dal copione al suo blocco d’appunti.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza!

Scriverò, così parlerà il mio cuore. Elisabetta capirà, andrà oltre le chiacchiere di quel mediocre Rosencrantz che le ronza intorno, parla ancora e di più, ma le sue sono vuote lusinghe ad Elisabetta.

Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto… e Quartello avrà il suo corrucciato Principe!

Guglielmo prese in mano la matita e tracciò sul foglio bianco la prima parola.

***

As an unperfect actor on the stage,                                                                                             

Who with his fear is put besides his part,

Or some fierce thing replete with too much rage,

Whose strenght’s abundance weakens his own heart; 

So I, for fear of trust, forget to say

The perfect ceremony of love’s rite,

And in mine own love’s strenght seem to decay,

O’ercharged with burden of mine own love’s might.

O, let my books be then the eloquence

And dumb presagers of my speaking breast,

Who plead for love and look for recompense

More than that tongue that more hath more expressed.

   O, learn to read what silent love hath writ; 

   To hear with eyes belongs to love’s fine wit.

 

Come un imperfetto attore sulla scena

che per paura scorda la sua parte,

o come un essere feroce colmo d’eccessiva furia,

a cui l’abbondanza della forza indebolisce il cuore;

così io, per paura e per sfiducia, dimentico di dire

la perfetta cerimonia del rituale d’amore,

e, nella  forza stessa del mio amore, mi sento svigorire,

 sopraffatto dal fardello della sua potenza.

Oh, siano i miei fogli, allora, l’eloquenza

e gli  àuguri muti del mio parlante petto,

che chiedono amore e attendono una ricompensa

che sia più grande che per quella lingua che più e di più ha espresso.

   Oh, impara a leggere ciò che il silenzioso amore ha scritto;

udir con gli occhi s’addice al fine ingegno dell’amore.

***

Questo post shakespeariano partecipa, con un po’ di ritardo, ai festeggiamenti per il compleanno di William Shakespeare. I bloggers di tutto il mondo hanno scritto di lui e delle sue opere in quest’ultima settimana di Aprile: esiste forse un regalo migliore per il Bardo, che non celebrarlo attraverso il più moderno e democratico sistema di comunicazione che abbiamo a disposizione?

Personalmente ho voluto scrivere una sorta di “parafrasi” (molto libera!) del sonetto numero 23, coinvolgendo anche Quartello ed esprimendo la speranza che presto un giovane Guglielmo sosti corrucciato nei Giardini di Via Fiume, intento a prepararsi per una prima davvero speciale.

Non sarebbe meraviglioso, se a Quartello esistesse un centro culturale in cui studiare recitazione e una Piazza dei Fortini in cui allestire un palcoscenico?

Ringrazio Clarina, che nel suo blog sempre accattivante Senza errori di stumpa, ha segnalato l’iniziativa “Happy Birthday Shakespeare”.

Un saluto,

Della 

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