QUARTELLOWEEN

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E’ il terzo Halloween, ormai, che trascorro a Quartello. Come sempre in questo periodo gli “anti-festeggiamenti-di-Halloween” sono scatenati, tutti a ripetere le solite banalità vagamente bigotte in difesa della “nostra” cultura e religione, tutti a parlare dei pericoli insiti in questa festa solo apparentemente innocua, che introdurrebbe gli ignari festeggianti a riti di cui mi rifiuto persino di scrivere. La festa cristiana di Ognissanti si è sovrapposta a riti pagani, certo, e  questa sovrapposizione la  arricchisce di sfumature che forse andrebbero indagate anzichè respinte, perchè si scoprirebbe che molte tradizioni, proprio quelle che ci sembrano tanto consumistico-americane etc etc, fanno parte anche della nostra cultura. Cosa pensereste se vi dicessi che in molti paesi della Sardegna, per la vigilia di Ognissanti, i bambini erano soliti annerirsi il viso col carbone e passare in rassegna il vicinato, chiedendo un dono per “is animeddas” ovvero “le piccole anime”? Per caso vi ricorda “trick or treat”? Credo che, se ciascuno di noi intervistasse i suoi parenti più anziani, scoprirebbe una infinità di riti, racconti e ricette (che allitterazione!) legati a questa festa: perchè non scoprirli e confrontarli,  contaminandoli consapevolmente? Halloween può essere un’ottima occasione per imparare, per esempio, come differenti culture si rapportino alla morte: provate a cercare su Google “Los Dias de los Muertos” e scoprirete… 

Prima di lasciarvi (sapete, devo andare a svuotare la zucca…), vi propongo un quesito: chi di voi non conosce i dolci detti “ossa di morto”? Croccanti ossicine di frutta secca da sgranocchiare avidamente per queste festività, Ognissanti e 2 Novembre… macabro? E cosa c’è di male in un pizzico di sano spavento, in una storia paurosa, insomma, in un osso di morto che si rivela essere un croccante di mandorle e nocciole?Ossa di morto.jpg

 Sette e stregoneria? Come sempre, e scusate la banalità, la malizia è negli occhi di chi guarda.

Come personale dono di Halloween, uno “stralcio pauroso di blog” in cui Della era Lolì: era il 31 Ottobre 2008.

Buon Halloween e BOOOOOH!!!!

***

 

   Questa sera, al calar del sole, sono andata a trovare il signor Reuel.

   Forse sarebbe meglio dire che l’ho salvato o che ci siamo salvati a vicenda. Due signore del Quartiere, due “mamme giovani”, si lamentavano con il nostro custode per la festa di Halloween che si terrà nel Parco venerdì sera, quando una torma di streghe, zombies, licantropi e diavoletti delle scuole elementari invaderà i viottoli del Parco per la “Caccia a Manomozza”. Letteralmente, Manomozza  è una mano mozza. Una mano sinistra, con brandelli di carne sanguinolenti ancora attaccati al polso e cinque dita sottili, eleganti quasi, se non fosse per la sporcizia marrone annidata sotto le unghie troppo lunghe, dita pronte ad afferrarvi e stritolarvi e terrorizzarvi, bleah, soprattutto il pollice arcuato capace di ruotare su se stesso,  che impressione.

   Ai tempi di Napoleone Manomozza era attaccata al corpo di Ulysses O’Brian, un marinaio di origini irlandesi che serviva, più o meno volontariamente, Sua Maestà britannica sulla nave da guerra “Surprise” e inventava canzoncine assai offensive sui “mangia-rane” francesi… oh, ma Ulysses era famoso soprattutto per la rapidità con cui faceva sparire dai piatti altrui le gallette ammuffite e la carne secca, e ancor di più per la capacità di abbassare il livello del barile di grog senza che nessuno riuscisse a coglierlo sul fatto. Al Capitano Jack Aubrey Ulysses era molto simpatico per via delle canzoncine oscene sui mangia-rane francesi, così tollerava i suoi furtarelli, per quanto rubare cibo e grog fossero reati gravi su una nave in guerra: la ciurma sapeva fin troppo bene quanto potesse essere severo Aubrey, perfino con gli ufficiali… ma non con Ulysses, no, quel pazzo di un irlandese, che giurava di aver fatto l’amore con una banshee, salvava sempre la pellaccia, altrochè, e trincava e cantava.

   Ora, immaginate una mezza ciurma ubriaca, una fatiscente locanda chiamata “Dal vecchio Giona” e, in lontananza, il Porto della vostra Città; immaginate la rabbia e poi immaginate un complotto, e una punizione esemplare… povero Ulysses, forse non avrebbe dovuto vantarsi di farla sempre franca col Capitano, e i suoi compagni, bè, non pensavano certo di ucciderlo tagliandogli una mano col coltellaccio trincia-maiali del vecchio Giona! Molti marinai avevano perso una mano o un piede durante gli abbordaggi, ma Ulysses, ecco, nonostante il dottor Maturin, medico di bordo della “Surprise”, fosse più che dotato, Ulysses decise di morire, e c’è chi giura che abbia sussurrato all’orecchio del dottore che moriva per il tradimento subito e che la sua mano era libera di vendicarsi, se avesse voluto, perché era una mano stregata, la mano con cui aveva accarezzato e amato la terrificante banshee nella sua terra d’Irlanda.   

   Per quanto il dottor Maturin , medico e scienziato, nonché aspirante naturalista, fosse razionale, non fu in grado di spiegare al Capitano Aubrey che fine avesse fatto la mano del povero Ulysses, la quale, fino a qualche attimo prima della morte del suo legittimo corpo, se ne stava inerme sul tavolo in cui l’aveva poggiata lo stesso dottore.  Ovviamente la ciurma della Surprise aveva tutta una serie di teorie in proposito, ma al Capitano Aubrey non interessavano le vecchie superstizioni dei suoi marinai, individuò gli “assassini per caso” e li allontanò dalla sua nave: certo, gli dispiaceva per Ulysses, ma aveva una guerra da combattere e una nave francese, l’Acheron, da inseguire.

   Così è nata la storia di Manomozza, una mano che punisce i traditori, brama la sua banshee e che, ancora oggi, a quanto sembra, si aggira per i vicoli più bui della mia Città… brrr, dimenticate la Famiglia Addams!!!

   Insomma, tornando ad Halloween, i ragazzi delle medie (fra cui i “terribili 4” del mio palazzo…) hanno organizzato nel Parco una caccia a Manomozza, pensate che quel genietto di Mauro è perfino riuscito a costruire un arto che si muove e si trascina, lasciando in terra una scia di sangue! Chissà che spavento i bambini che la troveranno, venerdì sera… non vi sembra un bel modo per festeggiare la notte più spaventosa dell’anno? Oppure siete anche voi del parere che Halloween sia una “roba americana” indegna di essere celebrata, sempre e comunque?

   Stasera le due “mamme giovani” che torturavano il signor Reuel non facevano altro che parlare di consumismo e sotto-culture varie e vi assicuro che è stato strano, ma illuminante, sentire un uomo dell’età del nostro custode, raccontare le sue vigilie di Ognissanti, quando da bambino si colorava il viso di nero con un pezzo di carbone e, insieme agli amici, andava di casa in casa, chiedendo dei doni “per le piccole anime”, che fossero dolci, pane, mandorle, noci o castagne, bé, non importava molto! E vogliamo parlare delle lanterne lasciate accese sui davanzali delle finestre, per tutta la notte fra il 31 Ottobre e il 1 Novembre?

   Insomma, questa ricorrenza, tanto criticata perché sentita come “estranea”, è in realtà estremamente radicata nella nostra cultura e mi chiedo perché, anziché rifiutare, non possiamo recuperare, riscoprire, confrontare… e perché no, svuotare una zucca, intagliarla e accendere una candela… vi assicuro, è una soddisfazione incredibile, vedere il ghigno del vecchio Jack O’Lantern illuminare il vostro salotto!

   

Non so se il signor Reuel abbia convinto le “mamma giovani”, ma sentirlo “raccontare” è stato bellissimo e, come tutti gli anni, gli porterò una fetta di torta di zucca, la sera del 31… eh si, ci siamo salvati a vicenda stasera. Io ho fatto sparire le “mamme giovani” dal suo giardino appena prima che cominciasse a spazientirsi per le loro banalità e lui, dopo quella che per me è stata una grigia giornata di vento freddo, ha “raccontato”… salva, per oggi.

   Speriamo di non incontrare Manomozza, questo Halloween!! 

 

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QUARTELLOWEENultima modifica: 2012-10-31T11:53:56+00:00da dellafrye
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