Linee di sangue

La copertina del volume a fumetti "Linee di Sangue" realizzata da Daniele Serra.

La copertina del volume a fumetti “Linee di Sangue” realizzata da Daniele Serra.

Il vampiro: un mito senza tempo, protagonista  di libri e film che hanno appassionato migliaia di lettori, dal “Dracula” di Bram Stoker, pubblicato nel 1897, a Twilight di Stephenie Meyer del 2005, passando per la saga di Lestat e Louis raccontata da Anne Rice a partire dal 1976.

Sembra che esista il vampiro giusto per ciascuno di noi, che soddisfi quel sano, o insano!, desiderio di terrore che spesso proviamo e che in libreria o al cinema ci fa scegliere di trascorrere un po’ del nostro tempo con un compagno dotato di  canini sproporzionati.

Certo, non tutti i vampiri sono uguali… voi quale preferite? Siete forse dei raffinati cultori del vampiro “byroniano” descritto da Polidori nel suo celebre racconto? Oppure, per voi, “vampiro” significa “Dracula”, quindi non potete prescindere dal pallido conte che perseguita Jonathan Harker e dalla classiche misure di protezione anti-morso del dottor Van Helsing?

Ho capito: magari vi vergognate ad ammetterlo, ma trovate irresistibile la pelle glitterata di Edward Cullen e riuscite a soprassedere sul suo terribile colore di capelli… oppure adorate il vampiro “culturista”, anzi, il “diurno” interpretato da Wesley Snipes  nella saga di “Blade”, tratta da un fumetto Marvel?

Come ho fatto a non pensarci? Voi preferite l’esile e letale Selene, protagonista della saga di Underworld interpretata da Kate Beckinsale! No? Allora il vostro vampiro dev’essere Barnabas Collins, che nel film “Dark Shadows” di Tim Burton ha avuto il volto di Johnny Depp… e dei fantastici completi anni ’70!

Insomma, qualunque sia il vostro tipo di succhiasangue preferito, sono certa che apprezzerete il volume a fumetti “Linee di Sangue”, che raccoglie cinque storie di vampiri molto diverse fra loro e quindi capaci di soddisfare tutti i cultori di questo mito senza tempo. “Linee di Sangue” e’ stato realizzato dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari e rappresenta un esempio di come sia possibile confrontarsi artisticamente su uno stesso tema, con risultati graficamente sorprendenti, ma, soprattutto, giocando con originalità’ con temi e strutture narrative, intrecciandole e ribaltandole per sorprendere il lettore e offrire nuove chiavi d’interpretazione.

Se vi trovate a Cagliari stasera non perdete la presentazione del volume, che si terra’ nei locali della Cineteca Sarda in viale Trieste 126 : saranno presenti gli autori, sceneggiatori e disegnatori, Bepi Vigna, Gildo Atzori, Laura Congiu, Andrea Castello, Ilio Leo, Stefania Costa e Daniele Serra. Non mancate, se potete… altrimenti “Linee di Sangue” vi aspetta nelle librerie e fumetterie!

Un saluto,

Della

Amare le storie

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Le statistiche pubblicate dalla Nielsen in occasione dell’apertura dell’ultima Fiera del Libro di Torino parlano chiaro: in Italia si legge sempre di meno, per la precisione, 6 virgola qualcosa punti percentuale in meno rispetto ai dati raccolti nel 2013.

Le ragioni di questo fenomeno sono tante e fra queste è annoverata la famigerata “crisi”, per cui anche acquistare un libro sarebbe diventato un lusso per molte famiglie: personalmente, però, ritengo che il costante aggravarsi di questa disaffezione degli italiani nei confronti della lettura dipenda, in gran parte, dal fatto che non si insegni abbastanza, ai bambini, l’amore per le storie.

Quando ero alle scuole medie la mia professoressa di Italiano aveva organizzato una piccola biblioteca di classe: ciascun bambino portava da casa una massimo di cinque libri, che venivano sistemati nell’armadio e messi a disposizione dei compagni. Era attivo un piccolo servizio di prestito, di cui la professoressa teneva scrupolosamente un registro, e c’era il limite di tempo di un mese per finire il libro che si era scelto, dopodiché bisognava “consigliarlo” alla classe, spiegare perché valeva la pena leggerlo senza svelare troppo della trama, per non togliere il gusto della lettura ai compagni.

Questa piccola biblioteca di classe avrebbe i suoi vantaggi anche nel 2014, in piena era digitale, perché consentirebbe ai bambini di poter leggere libri che magari non sono disponibili a casa loro, forse proprio per colpa della crisi, ma soprattutto avrebbe il pregio di stimolare lo spirito critico dei giovanissimi, chiamati a “sponsorizzare” una storia; ricordo due “recensioni” fulminanti, in particolare: -Dovete leggere Gian Burrasca perché fa ridere “a lacrime”-, detto proprio “alla sarda”, e -Non leggete Senza Famiglia perché ci sono troppi momenti tristi per gli animali-… capito? Per gli animali, mica per il povero Remi’  vagabondo!

Illustrazione tratta da Gian Burrasca

Illustrazione tratta da Gian Burrasca

E si, perché il libro poteva anche essere sconsigliato ai compagni, il che forse incuriosiva ancora di più l’uditorio; se poi si scatenava una discussione fra diversi ragazzini che avevano letto lo stesso romanzo, la professoressa era felicissima e, a dire la verità, tutta la classe godeva di questi battibecchi letterari che, fra una bocciatura  inspiegabile e una lode sperticata, aiutavano i bambini ad esprimere e difendere la propria opinione, oltre che incuriosire e stimolare a leggere ancora.

Un'immagine tratta dal film "Senza Famiglia" con Gino Cervi

Un’immagine tratta dal film “Senza Famiglia” con Gino Cervi

Forse l’amore per le storie, per poter durare tutta una vita, dovrebbe iniziare a casa, con mamma e papà che ti leggono le favole, magari prima di dormire, per fare della lettura un momento intimo, la degna chiusura di una giornata convulsa o semplicemente il tempo quotidiano dedicato a volare con la fantasia. Laddove la famiglia fosse carente in questo senso, però, dovrebbe essere la scuola ad intervenire, fin dalla tenera età, magari con un piccolo prestito “interclasse”; per i bambini coinvolti in un progetto così semplice sarebbe facile, poi, avvicinarsi alle biblioteche fuori dalla scuola e alle librerie… certo, è vero, la crisi ci impedisce di scialare con gli acquisti e ci obbliga a fare delle scelte, più di quanto ci piacerebbe ammettere. E allora, non sarebbe bello se, un bambino, dovendo scegliere un regalo da ricevere da mamma e papà, decidesse di chiedere un libro?

Raccontatemi… voi che lettori eravate da piccoli? Se avete figli, nipoti o in qualche modo i cuccioli di uomo fanno parte della vostra vita, come li aiutate ad amare le storie e a diventare  futuri lettori?

Un saluto,

Della

 

La lunga strada per Alice Munro

 

Alice Munro

Alice Munro

Quando Alice Munro ha vinto il Premio Nobel per la letteratura ho pensato che fosse giunto il momento di leggere i suoi racconti. Avevo rimandato l’incontro con questa scrittrice in diverse occasioni, condizionata dalle critiche, positive, che avevo letto sul suo stile, sulla sua maestria nel “racconto breve”, sulla sua capacità di raccontare le donne. So fin troppo bene che, spesso, leggere “di uno scrittore” prima che “lo scrittore” comporta l’insinuarsi di aspettative e giudizi affrettati, ma nel caso di Alice Munro è stata proprio questa idea di “femminilità rivelata” a frenarmi, fino al Premio Nobel: l’esposizione mediatica è stata quasi una sfida per me, mi sono detta “Eccoti ancora qui, Alice Munro, vediamo se hai davvero qualcosa di speciale da raccontarmi”.

Così ho letto Alice Munro, senza sapere di averla già incontrata, di aver già cominciato a calpestare i sassolini di quella strada che mi avrebbero condotta fino a “Nemico, amico, amante…”, una strada iniziata molti anni fa con un’altra grande scrittrice canadese, Lucy Maud Montgomery, la creatrice di Anne Shirley, Anna dai capelli rossi, e di un universo di personaggi le cui storie si intrecciano nell’Isola di Prince Edward, più precisamente, nell’immaginaria cittadina di Avonlea.

Nei romanzi intitolati “The Story Girl” (1911)  e “The Golden Road” (1913) la Montgomery racconta, in particolare, le vicende di un gruppo di giovani cugini, che trascorrono insieme alcuni anni della loro infanzia; fra loro, la piccola Sarah Stanley, “The Story Girl”, che ama raccontare storie. Sarah Stanley è la protagonista, insieme ai suoi tanti cugini e zii, del telefilm “Road to Avonlea”, tratto dai romanzi della Montgomery, un successo mondiale, durato ben 7 stagioni, durante le quali i giovani protagonisti sono cresciuti, attraversando “The Golden Road”, la via dorata dell’infanzia.

Sara Stanley

Sara Stanley, dal telefilm Road to Avonlea

Se volete saperne di più su Avonlea, vi rimando ad un mio precedente post, che potete leggere QUI; vorrei tornare a Sara Stanley, ora, e alla giovane attrice che l’ha interpretata, Sara Polley, che oggi ha 35 anni e continua recitare, ma soprattutto, è diventata una stimata regista.

Sarah Polley

Sarah Polley mentre dirige uno dei suoi film

 

Personalmente l’ho seguita nelle sue interpretazioni  de “Il segreto dell’acqua” di Katherine Bigelow e “Mr. Nobody” di Dormael, ma soprattutto ho potuto apprezzarla come regista nel suo primo lungometraggio “Away from her – Lontano da lei”, una storia d’amore dolce e crudele, che esplora le dinamiche del rapporto fra due coniugi, quando “lei”, una splendida Julie Christie candidata all’Oscar e vincitrice del Golden Globe, si ammala di Alzheimer e decide di ricoverarsi in un istituto. Una storia triste, certo, ma sarebbe superficiale etichettarla in questo modo, perché il racconto è al contempo lucido e cinico, irrazionale e surreale, come lo è la malattia di cui parla.

Julie Christie nel film "Away from her"

Julie Christie nel film “Away from her”

Torniamo ad Alice Munro, al suo Premio Nobel e alla decisione di leggerla, finalmente. Ho iniziato da “Nemico, amico, amante…” e lo stupore mi ha afferrata parola dopo parola, riga dopo riga, perché tutto ciò che leggevo era vero. Ecco, se dovessi scegliere un aggettivo per la scrittura di Alice Munro, direi che è vera, non realistica, per quanto spesso decisamente cruda, ma vera, nel senso che non c’è finzione nel suo raccontare, non ci sono personaggi, passatemi questa espressione un po’ retorica, ma persone. Coraggio, debolezza, ossessione, meschinità, tutte mescolate insieme vanno a comporre queste “persone” e spesso ti riconosci in un loro pensiero, in un comportamento ostinatamente mantenuto, in una situazione in cui avresti reagito allo stesso modo.

Certo, Alice Munro spesso racconta di anni ormai lontani, ma nonostante i mutamenti della società, la lucidità con cui racconta le donne, e non solo, travalica le conquiste dell’emancipazione femminile e svela meccanismi mentali che fanno parte degli umani “vizi e virtù”, non importa quale sia il continente di cui percorrete le strade o la vostra estrazione sociale. Ci sarà spesso, se non sempre, nei racconti di Alice Munro, qualcosa che vi appartiene, farete fatica ad ammetterlo, e ci sarà sempre anche quel pizzico di incanto, nel leggere della bellezza e della sorpresa, della speranza e della felicità che la vita può regalarvi inaspettatamente, così mescolate all’attesa, al dolore e alle delusioni che è quasi impossibile riconoscerle.

Fin troppo velocemente arrivo a “The bear came over the mountain”, l’ultimo racconto della raccolta “Nemico, amico, amante…” e, parola dopo parola, leggo di una coppia che deve affrontare l’Alzheimer. La malattia di lei è dolorosa e devastante, ma incredibilmente si trasforma in un’occasione di sincerità, di onestà rispetto a tanti anni trascorsi insieme, forse caratterizzati da pensieri e sentimenti inespressi, per mera routine o per quieto vivere.

Conosco questa storia, mi dico, seppur riadattata per il cinema, è la stessa che la regista Sara Polley ha raccontato nel suo primo lungometraggio, così scopro che “Away from her”, il film con Julie Christie di cui ho scritto, è un adattamento di questo racconto di Alice Munro, che ha anche collaborato alle stesura della sceneggiatura.

Il cerchio di scrittrici, attrici e registe canadesi è chiuso e sono incantata dalla casualità così “vera” che mi ha portata fino ad Alice Munro… senza che lo sapessi.

Alice Munro in un'immagine recente

Alice Munro in un’immagine recente

 

L’inizio dei film

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Il cinema mi regala grandi emozioni. Amo generi diversi, diametralmente, mostruosamente opposti e, se un film mi ha colpito, desidero rivederlo per poter apprezzare meglio i dialoghi, le sfaccettature dei personaggi, i costumi.

Col tempo, però, e con il ripetersi delle visioni, ho capito che il momento di maggior soddisfazione, per me, consiste nell’assaporare i primi minuti, forse quindici, venti al massimo, in cui la storia che tanto mi ha appassionata si prepara  all’intreccio di trame che si scioglierà nel finale.

In quei momenti imparo a conoscere il mondo in cui si svolge la vicenda e lo sguardo può curiosare nel passato o tuffarsi nel futuro immaginato dagli sceneggiatori; se il film è ambientato nel presente, invece, il gioco consiste nel cogliere gli aspetti della quotidianità  che si condividono con i protagonisti… o che si vorrebbero condividere.

Forse sono proprio quei primi minuti che mi fanno amare i personaggi di un film, quando posso vederli mentre vivono la normalità, prima che la loro vita subisca il cambiamento che desiderano o temono… o in cui si trovano invischiati, loro malgrado, ma che comunque li cambierà per sempre.

Mi piace, l’inizio dei film, perché forse quello è il momento in cui i protagonisti ci somigliano di più: probabilmente non sono felici o semplicemente vivono la quotidianità, ignari di quanto sta per accadere loro, mentre tu, tu che guardi seduto sul divano, sai già che vivranno un’avventura, incontreranno un amore, avranno la loro storia. E sei felice per loro, ma li invidi, anche.

Li segui, quasi sperando che il momento in cui la loro esistenza si complicherà arrivi il più tardi possibile, intanto ti godi, che ne so, il loro appartamento newyorkese o il loro cottage nella campagna inglese, e noti un libro che hai letto anche tu sul loro comodino.

I minuti passano e il momento della svolta si avvicina, sai che presto la storia inizierà davvero, un po’  ti dispiace e un po’ lo desideri ormai, perché hai imparato a conoscere i personaggi e sai che ne hanno bisogno… tu ne hai bisogno.

Intanto però vivi quei minuti di immedesimazione, non importa che il film sia ambientato nell’Inghilterra di Orgoglio e Pregiudizio o in un’astronave klingoniana di Star Trek, i protagonisti del film aspettano la loro storia e tu sai che presto, nonostante i pericoli, la disperazione, le ferite, la vivranno… per questo ti somigliano, perché anche tu aspetti una storia.

E quando in sala le luci si spegneranno, ne avrai un’altra.

Un saluto,

Della

LO YOGURT AL CAFFE’ SCHIARISCE LE IDEE

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Iniziamo dalla cena. Ho mangiato pomodoro, mozzarella e chips di mais. Avevo voglia di dolce, ma per non sentirmi troppo in colpa ho optato per un cremosissimo yogurt al caffè: è stata una scelta azzeccata. Si, perché erano settimane che pensavo a cosa scrivere qui a Quartello’s kitchen, ho iniziato alcuni post, ma non li ho finiti o li ho cancellati, mi sembravano fiacchi, terribilmente banali, noiosi. Lo yogurt al caffè “fa bene alla testa”, come diceva Alex Britti della marmellata, perché ho acceso il computer e boom!, sono pronta.

1) SBORNIA PAPALE. Domenica scorsa, come saprete, Cagliari e la Sardegna hanno accolto Papa Francesco in tumulto di emozioni: Videolina ha trasmesso la visita papale in diretta, dall’atterraggio al decollo, e le immagini dei bagni di folla non sembravano provenire dall’Italia, pareva quasi che il Papa stesse visitando una piccola isola sudamericana, tanto calorosa è stata l’accoglienza riservata al pontefice. E io lo capisco, perché Papa Francesco è credibile in ogni suo gesto, in ogni sua parola: quando ti abbraccia, quando ti rimprovera, quando ti sprona. E’ esattamente il Papa di cui la gente ha bisogno, soprattutto in questo periodo così privo di speranza per il futuro, e sembra che finalmente voglia portare la Chiesa nel nostro secolo, con la sua comprensione della realtà, con la volontà di recuperare la povertà evangelica francescana… troppo bello per essere vero? E’ un buon inizio, ma servono cambiamenti concreti, tanto per cominciare è detestabile vedere la moltitudine di popolo grasso sceltissimo (ma da chi? e come? solo in base al censo o conta anche il colore politico di tendenza?) che si “gode” celebrazioni religiose ad un tiro di acqua santa per poi vantarsi di esserci stato, perché la visita del pontefice è “the event” del Settembre cagliaritano. E poi i giovani: perché davanti al papa parlano solo ragazzi che sembrano in trance, che sono così accondiscendenti nel porre le domande, che commiserano tutti i “ragazzi come loro” (paragone discutibile, perché loro a me sembrano alieni o permeati da un un buon 50% di falsità) che dopo la cresima abbandonano la Chiesa e chiedono al Papa come fare a salvare i loro sfortunati coetanei peccatori? Non sarà che i sacramenti vengono somministrati ai bambini e ai ragazzi inconsapevolmente, come una tappa obbligata, da famiglie e parrocchie? Non sarà che la Cresima per essere una “confermazione” dovrebbe essere una scelta di adulti che comprendono il valore di cioè che fanno e non un’occasione per ricevere consolle per videogiochi e soldi o per far venire gli occhi lucidi a nonne e nonni? Cambiamenti concreti, please. E comunque ho adorato il momento in cui Papa Francesco ha esortato i giovani a non mollare esclamando: NO SCORAGGIO!

2) INFAMOUS FILMS. Ieri ho visto una commedia romantica di recente produzione, intitolata Something Borrowed e tratta da un best seller di Emily Giffin che pare abbia provocato sospiri e lucciconi nei lettori di mezza America, boh, un film infame, con una trama infame e dei personaggi ancora più infami: la protagonista era così buona, così bon ton, così banalmente ben vestita da avvocatessina rampante che era impossibile provare simpatia per lei e per i suoi occhi sempre lacrimosi; l’antagonista, migliore amica dell’avvocatessina, era simpatica come un pizzico di zanzara in fronte la sera che devi incontrare i parenti del tuo fidanzato e Lui, beh, lui era uno spasso, mi ricordava un certo M.G., il secchione della mia classe alle medie, col sorriso bianco-dentuto sfoderato in ogni occasione, soprattutto mentre cornificava la fidanzata, il portamento a palanchino con spalle basse tipo gruccia e la capacità decisionale guizzante dall’occhio ceruleo da branzino. Non ho mai desiderato di meno un happy-end, credetemi, un meteorite sul quartiere alto-borghese in cui vivevano gli alto-borghesi protagonisti di questo film non sarebbe stato nemmeno lontanamente soddisfacente. Eppure best seller, eppure film di richiamo. No, le commedie bisogna saperle fare e scrivere, forse sono perfino più difficili di un “drammatico”, perché devono essere capaci di suscitare una gamma di emozioni più ampia, e il romanticismo, non può essere solo primi piani di occhioni luccicanti e sesso bon ton su lenzuola che sembrano uscite da una televendita di materassi, azz!, dove sono Harry e Sally, dov’è “io ti stramo” di Woody Allen a Diane Keaton? Infamous films, una rubrica che conto di aggiornare presto.

3) IL GRANDE BLUFF. E’ Is Arenas il più grande bluff del calcio italiano degli ultimi mesi, a mio avviso. Presto il Cagliari tornerà a giocare nel decadente stadio Sant’Elia, nella sua città. A cosa è servito Is Arenas? A far spendere soldi tolti, tiro ad indovinare, alle attività culturali o all’illuminazione delle strade di Quartu Sant’Elena? A rivoluzionare la viabilità della zona? A molestare gli abitanti del quartiere con lavori interminabili? A fare un dispetto al Comune di Cagliari? A farci sbeffeggiare da tutta l’Italia calcistica?

4) IL SILVIO IN CEPPI. Ero rimasta ai videomessaggi di Bin Laden, ma è evidente che ero rimasta indietro. 

5) ANGELINO VA ALLA GUERRA. Oggi Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, ha visitato i cantieri della TAV, in Val di Susa, presentandosi nella zona con un blitz a sorpresa, senza dare alcuna comunicazione della sua presenza nella zona perché, parole sue, “questa non è una passerella”. Malfidati voi, che avete pensato volesse evitare uova, sassi e ortaggi marci ad alta velocità.

6) BETONIERE. Matteo Renzi è pronto ad asfaltare gli avversari, il PD contrattacca cercando di accaparrarsi tutte le betoniere del paese. 

7)INFAMOUS GOODBYES. Come ho scritto su facebook “Le buone idee non bastano”, ma non per questo smetterò di farmele venire.

GIROMONDO NELLA TERRA DI MEZZO

Immaginate un gruppo di bambini e ragazzi che, a partire dalle fredde serate di Novembre fino a quelle afose di Giugno, si riunisce ogni giovedi pomeriggio al Giromondo delle Creature Fiabose, per leggere e disegnare. Leggere, o meglio, ascoltare il racconto di un viaggio, Andata e Ritorno, in cui il pacifico hobbit Bilbo Baggins viene coinvolto suo malgrado, dopo essere stato spinto fuori dalla porta, tonda, di casa da uno stregone assai poco affidabile di nome Gandalf il Grigio.

Bilbo viaggia insieme ad una compagnia di Nani guidati da un principe a cui è stato usurpato il regno, Thorin Scudodiquercia, che potrebbe essere Re sotto la Montagna, se la Montagna, Solitaria, non fosse presidiata da un terribile drago di nome Smaug. Man mano che i giovedi pomeriggio trascorrono le avventure di Bilbo diventano sempre più coinvolgenti e pericolose e i ragazzi ascoltano le parole scritte da J.J.R. Tolkien con gli occhi spalancati, partecipano al racconto, esclamano, domandano e si zittiscono a vicenda per poter continuare ad ascoltare.

Quando il racconto finisce, iniziano i disegni. E allora matite, acquerelli e pastelli si impadroniscono della scena e diventano strumenti per creare, interpretare, rivoluzionare. La Terra di Mezzo di ciascuno dei ragazzi prende vita capitolo dopo capitolo, pennellata dopo pennellata, fino a che Bilbo non compie il suo viaggio e torna a casa,  nella Contea, profondamente trasformato dall’avventura vissuta.

E’ primavera, ormai, quando i ragazzi cominciano a “narrare per immagini”, a fare, di una piccola storia scaturita dalla loro fantasia, un fumetto: ora sono pronti a mostrarvi il frutto del loro lavoro, del loro amore per la lettura, per il disegno e per il fumetto… ora sono pronti a mostrarvi il loro viaggio, Andata e Ritorno, attraverso la Terra di Mezzo.

 

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Se vi trovate a passare per Cagliari questo fine settimana… non mancate! Se invece siete lontani dalla Sardegna, seguite il racconto della Mostra nella nostra  pagina facebook!

Un saluto,

Della

E LA MUSICA NON RIEMPIE IL CIELO

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La notizia era nell’aria da alcuni mesi, ma da qualche giorno è ufficiale: la manifestazione Mondo Ichnusa 2013 non si svolgerà a Quartu Sant’Elena, nella spiaggia del Margine Rosso, bensì ad Oristano, nella spiaggia di Torregrande. Ho già espresso qui l’entusiasmo per Mondo Ichnusa, che certamente catapultava l’area intorno ai concerti nel caos; in particolare l’anno scorso le polemiche sono state aspre, per lo stato indecente in cui è stata ridotta la spiaggia e la carenza dei servizi offerti, con contorno di genitori disperati che al mattino setacciavano la spiaggia in cerca di figli ubriachi.

Ero pronta, si, ero pronta a scrivere un post in cui esprimevo un certo disappunto per il fatto che quest’anno Max Gazzè, Alex Britti e Malika Ayane non si sarebbero esibiti a Quartu Sant’Elena, disappunto lievemente mitigato da considerazioni più o meno sagge inerenti la situazione caotica in cui versano la spiaggia del Poetto in generale e il comune di Quartu in particolare; ero pronta a dare ragione ad ambientalisti preoccupati, genitori preoccupati, amministratori preoccupati.

Quasi, pronta.

Nell’annus horribilis in cui abbiamo avuto Is Arenas e ci sono stati tolti i Monumenti Aperti e Mondo Ichnusa, si può accettare così, senza una parola di ribellione, di perdere l’ennesimo pezzo di cultura, musica, estate? Spero di no, spero che le ragazze e i ragazzi di Cagliari, Quartu Sant’Elena e hinterland protestino per una scelta che toglie loro una manifestazione di grande musica, gratuita per di più. E’ irritante questo “meglio così” che aleggia nell’aria, meglio per chi? Per i genitori i cui figli fuori di casa si  trasformano in bestie, sbevazzano e defecano liberamente in spiaggia? Per gli amministratori comunali, che si risparmiano tre giorni di traffico da chiudere, navette da organizzare, pulizie da assicurare? Meglio per gli ambientalisti? Si, forse per loro è meglio davvero che i concerti non si svolgano nella spiaggia del Margine Rosso, ma perchè, perchè se ci sono dei problemi da risolvere, problemi reali beninteso, la risposta è la rinuncia, il divieto, il perdere due serate di grande musica gratuita, a cui non assistono solo vandali e sbevazzatori, ma tanta gente normale, che approfitta dell’evento per trascorrere due belle sere d’estate?

E i ragazzi che si ritrovano a Mondo Ichnusa insieme agli amici per ballare e cantare, per rivedere lui, o lei, dopo la fine della scuola, per baciarlo magari, insomma, per vivere quello che sarà un ricordo su cui sospirare in inverno?

E la fibrillazione degli organizzatori, le prove che inondano i caldi pomeriggi in spiaggia di fantastiche aspettative musicali, l’eccitazione del pubblico che  attende l’inizio del concerto, le luci che scandiscono il ritmo di chi balla sotto il palco, i parcheggi di Quartello stracolmi e via Fiume, pur se dotata di una illuminazione da film horror (attenti ai mangiamorte che escono dal canneto), via Fiume calpestata da centinaia di piedi, viva, fino a tarda notte… che fine farà tutto questo?

La musica di Mondo Ichnusa risuonerà a Torregrande quest’estate, perchè qui al Margine Rosso, comune di Quartu Sant’Elena, niente musica, la musica che riempie il cielo, niente libidine, niente rivoluzione, niente “ciao mamma guarda come mi diverto”.

E come dovrebbero divertirsi, qui, i giovani di cui tutti fingono di preoccuparsi, se sono stati derubati della loro squadra di calcio e della loro  musica?

Una lunga domenica di fumetto

Le ultime settimane sono state colme di avvenimenti importanti. Vogliamo parlare del suicidio politico del Partito Democratico o del “Napolitano Reloaded” che è stato inscenato per manifesta incapacità di soddisfare l’unica indicazione certa uscita dal voto di Febbraio, il desiderio di CAMBIAMENTO, RINNOVAMENTO, PENSIONAMENTO della vecchia classe politica italiana?

No, non ne vogliamo parlare. Ormai poi ci sono le nomination dei ministri di Letta su cui (s)ragionare.

Questo è un blog su Quartello, mi direte voi, allora potremmo parlare del fatto che quest’anno il “Maggio Quartese” non sarà allietato da “Monumenti Aperti”: non ci son soldi da spendere per imbellettare il patrimonio culturale della città, forse gli euro preposti son stati tutti spesi per tirare su lo stadio di Is Arenas, d’altronde bisognava pur dare una casa al Cagliari orfano del Sant’Elia. Come dite? Non avete trovato Is Arenas a Trieste? Sfido io, è qui in Sardegna: sigillato abusivo vergognoso. Mistero dei fondi evanescenti, per cui i fortini di Quartello resteranno ben mimetizzati nella boscaglia di erbacce che cresce rigogliosa tutto intorno, non si sa mai, così nascosti potrebbero essere utili nel caso di uno sbarco nemico nel Golfo degli Angeli.

No, oggi non voglio parlare di questi orrori tutti italiani, ma desidero segnalarvi una meravigliosa realtà sarda che si concretizzerà domenica 28 Aprile in tutte le edicole del paese insieme all’Unione Sarda: la Storia della Sardegna a Fumetti, una collana di albi curata dal Centro Internazionale del Fumetto di Cagliari. Attraverso il fumetto, questa forma d’arte che coniuga racconto e immagini, si narrano alcune delle tappe fondamentali della storia della Sardegna: un modo originale e divertente per scoprire il passato dell’isola, godendosi i disegni degli artisti sardi che si sono impegnati in questa bellissima iniziativa editoriale. Spero che questa albi facciano trascorrere a tutti coloro che li sfoglieranno, in Sardegna ma soprattutto lontano dall’isola, una lunga domenica di fumetto… una gran bella prospettiva di questi tempi! Appuntamento in edicola, dunque: il primo albo, Il Segreto della Pietra Nera, domenica 28 Aprile insieme all’Unione Sarda, solo 1 euro!

Un saluto, Della

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Una strada, un quartiere

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La primavera tentenna per le strade di Quartello, ma qualche giorno fa il sole ci ha regalato le prime ore veramente calde della stagione. Se passeggiaste a Quartello in questi giorni vedreste che è in atto il consueto restyling primaverile: le aiuole vengono ripulite, il canneto di via Fiume  viene sfrondato a colpi di machete, la rotonda  viene finalmente disboscata, permettendo agli automobilisti di non accorgersi solo all’ultimo momento se stanno compiendo un giro della morte bendati. Perfino il giardino dei Fortini, di cui ho parlato qui e qui, pian piano viene ripulito, una volta all’anno, non sia mai, visto che si avvicina Maggio con i suoi Monumenti Aperti. Di certo Quartello si risveglia quando il cielo è più azzurro, ma non sono sicura che la bellezza incompiuta del quartiere sia attraente per chi non si ferma almeno qualche minuto a contemplarla, per chi non riesce a vedere le potenzialità degli spazi ancora vuoti di questo strano territorio, al limitare del mare, dello stagno di Molentargius e della vecchia Quartu Sant’Elena.   ”Ci saranno, si e no, quattro strade a Quartello… perchè parlarne in un blog?”, mi è stato chiesto; e io rispondo che in quattro strade ci può essere un mondo e che una strada può fare la differenza fra l’appartenere ad un quartiere piuttosto che ad un’altro. Si, perchè qui basta anche solo attraversare una strada e ci si ritrova a Pitz’e Serra, un quartiere più vecchio di Quartello, con tanti palazzi altissimi, portici e negozi, scuole, banche, uffici, un quartiere vissuto e affollato insomma, che ha già una sua storia, per quanto breve, da raccontare. Vi chiedo di attraversare quella strada, che da Pitz’e Serra porta a Quartello e alle sue “quattro strade”, ed ecco palazzine basse e colorate, i cui portici mostrano vetrine vuote alternate a quelle dei coraggiosi che hanno voluto investire su un quartiere ancora giovane. Solo una strada, certo, ma qui ci sono i giardini, in cui le palme resistono al maestrale e le cornacchie saltellano buffe, e spazi per andare in bicicletta, correre, improvvisare due tiri col pallone o passeggiare con gli amici cani; qui si vedono tramonti dalle sfumature irripetibili tuffarsi nel Golfo degli Angeli e si respira il mare che, nei giorni di tempesta, chiama da lontano.

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Giovane Quartello, ma già deturpato dalla costruzione incompiuta di un centro commerciale, ecco il non-finito peggiore, che si sgretola pian piano al vento e si colora delle scritte non sempre piacevoli dei writers; giovane e buio, Quartello, illuminazione degna di un’imboscata nella foresta di Sherwood in via Fiume, via Monaco, via San Marino… perfino intermittente, in quest’ultima strada, e non per festeggiare il Natale.

Quante voci si rincorrono, su questo giovane quartiere: potrebbe essere una sede finalmente  adeguata per la Polizia di Quartu Sant’Elena, ma sono anni che se ne sente parlare e nulla si muove; aprirà una  farmacia, presto o tardi, e chissà quante occasioni di arricchimento sfumeranno o si concretizzeranno in futuro…  ecco la forza di questo quartiere: potrebbe ancora essere un bel posto in cui vivere. 

Se così fosse, ve lo vorrei raccontare.

Un saluto,

Della



L’Isola, i bambini, le leggende: Treulababbu!

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È possibile raccontare come i bambini vedono e vivono il mondo? Ho sempre pensato che il regista giapponese Hayao Miyazaki, autore di capolavori quali Il mio vicino Totoro e La Citta’ Incantata, fosse un vero maestro nell’arte di raccontare lo speciale rapporto che i bambini hanno con la realtà, intendendo questa parola con un’accezione molto più ampia rispetto a quella degli adulti, per i quali il mondo sensibile è terribilmente limitato e pian piano si chiude, stringendo e schiacciando sotto il peso della cosiddetta “vita reale”, fatta di regole e responsabilità.

Domenica sera, al cinema, si è aperto uno squarcio su quel mondo di desideri e libertà in cui tutti noi abbiamo passeggiato durante i primi anni di vita, ma a “strappare il sipario” non sono stati degli incantevoli bambini giapponesi, bensì Efisio e Vincenzo, i due bambini sardi protagonisti del film “Treulababbu” (clicca per il sito) del regista Simone Contu, con la sceneggiatura di Bepi Vigna.

Lo ammetto: non sono una grande estimatrice del cinema sardo che spesso, con la pretesa del realismo, finisce per essere senza speranza, quasi che il nascere in una terra aspra arroccata sui monti o in un quartiere disagiato di città rappresenti una condanna a morte, e il riscatto, sociale e culturale, sia una chimera, un sogno infranto dallo squallore e dall’indifferenza. In “Treulababbu” ho finalmente trovato una Sardegna diversa rappresentata sul grande schermo, ho trovato le storie di due bambini che possono raccontare la nostra Isola al di là del mare.

Il primo episodio, intitolato “Sa regula”, è incentrato sul tema del confronto, articolato su diversi livelli: il piccolo Efisio si scontra con le regole degli adulti, capaci di essere intransigenti solo per giustificare se stessi, mentre il tradizionale sistema di valori del mondo agro-pastorale sardo, fatto di gesti e rituali antichi e sempre uguali, si confronta con la modernità, con un sistema educativo fatto di sotterfugi e gameboy, e se ne fa beffe. E questo stesso mondo agro-pastorale viene ritratto con la giusta prospettiva, non priva di rudezza, ma mai volgare.

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Nel secondo episodio, “Su molenti de Oramala” (L’asinello di Oramala), il piccolo Vincenzo cammina fra due mondi, quello reale, in cui la sua famiglia si è appena trasferita in Sardegna, e quello delle leggende dell’Isola, popolate di creature tanto affascinanti quanto inquietanti, che lo aiuteranno a realizzare il suo forte desiderio di riscatto, rispetto ai bambini del paese che lo hanno trattato come uno sciocco, un diverso. Questo episodio ha il grande merito di attingere all’immenso patrimonio di leggende popolari della Sardegna e di presentarle in maniera accattivante, tanto che credo sia impossibile non voler sapere qualcosa di più su Is Mammas Nieddas o sull’identità di Oramala…

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“Treulababbu” racconta i bambini e, insieme, le leggende di un’Isola dalla fortissima identità culturale e linguistica: se i costumi e i dialetti fossero diversi, potremmo pensare di essere volati in Irlanda o, con un balzo più ampio, in Giappone… Miyazaki, dunque, se Efisio e Vincenzo fossero tratteggiati con matite e colori.

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Cercate “Treulababbu” nei cinema, se potete, per godere delle storie di Efisio e Vincenzo, per vedere gli splendidi paesaggi della Sardegna centrale illuminati dalla luna piena, per conoscere le creature fantastiche dell’Isola e scoprirne gli arcani segreti… cercate un film diverso, in cui la lingua di Tzia Antona vi cullerà in un sonno non esattamente sereno, ma decisamente senza confini.

Un saluto,

Della

ps: cosa significa “Treulababbu”? Eh eh eh…